mercoledì 20 marzo - Aldo Giannuli

Ma che gioco sta facendo Salvini?

Stando ad un ragionamento semplice semplice, Salvini dovrebbe giocare la carta delle elezioni anticipate al più presto possibile, perché è al momento migliore e non è detto che il vento soffi sempre nella stessa direzione.

Certo, c’è il problema di Mattarella che le elezioni non le vuole, però anche Mattarella non può fare miracoli: se una maggioranza alternativa c’è, può fare un altro governo, ma se non c’è può solo prendere tempo ed, alla fine, arrendersi e sciogliere le Camere.

Ora, i numeri sono abbastanza chiari: l’unica maggioranza alternativa sarebbe basata su un accordo Pd-M5s (con o senza l’appoggio di Fi, di Leu o di Fdi) magari mascherata da accordo di appoggio ad un governo tecnico e/o di emergenza.

Però è più facile a dirsi cha a farsi: il Pd ha appena concluso il suo congresso e nessuno dei tre contendenti ha ipotizzato accordi don il M5s, anzi, lo stesso Zingaretti ha detto esplicitamente che non se ne parla. Certo, in politica le dichiarazioni vanno e vengono e di rovesciamenti di fronte se ne vedono in continuazione, però, per una operazione del genere ci vorrebbe tempo per presentare la cosa in modo credibile e, tanto la base del Pd quanto quella del M5s non pare muoiano dalla voglia di allearsi, almeno per ora. E lo stesso possiamo dire dei gruppi parlamentari.

Unica forte argomento a favore di questa alleanza, in caso di crisi di governo sarebbe il terrore dei parlamentari 5 stelle di andare al massacro in caso di elezioni. Comunque, ci vorrebbe un pretesto credibile come un drammatico peggioramento della situazione economica (e non è detto che non succeda nei prossimi mesi), ma questo potrebbe profilarsi nei prossimi mesi.

Ragione di più, per Salvini, di sbrigarsi e puntare alle elezioni prima che maturi un rischio simile. Possiamo pensare che, prima di giocare la carta elezioni, Salvini voglia concretare le tendenze dei sondaggi con uno squillante successo alle europee e magari votare in autunno.

E’ possibile che il suo gioco sia questo, ma non è detto e potrebbe essere un gioco che richiede più tempo. Ad esempio, per occupare più posizioni di potere possibile prima del grande scontro (a proposito: questi innovatori giallo-verdi stanno dimostrando una fame arretrata da fare invidia ai loro predecessori del Pd o di Fi. Enzo Mazzoccoli, che fu fra i miei maestri, era solito dire che i nuovi arrivati, spesso, hanno “pieghe allo stomaco” da distendere…).

Ma il motivo mi sembra un altro: Salvini, prima di andare allo scontro, vuole chiudere definitivamente la partita con Forza Italia per andare alle elezioni come padrone assoluto della destra, senza nessuna necessità di allearsi con il Cavaliere.

Già se alle europee Fi scendesse al 5% e la Lega andasse oltre il 35% , si potrebbe profilarsi una alleanza a due Salvini Meloni, per coi stritolare quel che resta in nome del “voto utile” (anche per questo, confesso di fare una sorta di tifo per il Cavaliere, augurandomi che vada il più possibile verso il 10%: anche se, ovviamente, non voterò mai per Forza Italia, però prendo atto che oggi Fi è il voto più anti salviniano che possa esserci).

Se poi Fi dovesse resistere ancora, a Salvini resterebbero due strade: proseguire nell’attuale situazione, tenendo ancora Fi a bagnomaria, oppure sperare che il Cielo si decida a chiamare il Cavaliere risolvendo il problema (ma noi auguriamo lunghissima vita all’uomo di Arcore).

Questa però potrebbe diventare una attesa indefinitamente lunga, magari altri due o tre anni e, a questo punto, diventare un gioco d’azzardo molto pericoloso. In politica, come nel gioco in Borsa, il “punto alto” non dura mai all’infinito e, prima o poi, si torna a calare.

Ne sa qualcosa il Pd: nel 2011 vinse di slancio tutte le disfide comunali (Milano, Torino, Napoli…) ed avrebbe vinto a mani basse le politiche se si fosse votato nel 2012, ma Bersani attese sino al 2013 e, nel frattempo, spuntò il terzo incomodo del M5s, mentre il Cavaliere si produsse in una inattesa rimonta. Morale: ci fu la “non vittoria” di fine febbraio che costrinse all’intesa con Berlusconi.

Poi nel 2014 di Renzi, di nuovo, a toccare la vetta con il 41% circa, avrebbe potuto andare ad elezioni anticipate, ma non lo fece e, già nelle regionali del 2015 iniziò a scendere, poi venne il disastro del referendum, ma, se avesse giocato subito la carta delle elezioni, nel 2017 avrebbe potuto ancora sperare in un risultato oltre il 25%, invece attese il 2018 e sappiamo come è andata.

Mai perdere il momento migliore! Per Salvini il momento magico è l’autunno, dopo inizieranno i rischi: la sinistra appare in ripresa sia per l’andamento del Pd che per la manifestazione milanese, ed il M5s potrebbe subire una emorragia a suo favore, il vento della situazione economica non lascia presagire niente di buono (ad esempio, è tutto da dimostrare che nel 19 si possa fare la flat tax e, se non si fa, nel Nord le cose si mettono male per lui), poi c’è sempre qualche insidia giudiziaria dietro l’angolo, ancora: il M5s potrebbe avere una crisi imprevedibile.

Certo: Salvini si sta dando da fare per sostenere il suo amico Di Maio (in fondo, anche la corda sostiene l’impiccato), ma non è detto che basti: se alle europee il M5s dovesse andare sotto il 25% o, peggio ancora, sotto il 20% potrebbe venire fuori una rivolta che rovesci il “capo politico” ed allora….

Insomma, non è detto che la marcia trionfale della Lega debba proseguire indisturbata.

Aldo Giannuli

Foto: Radio Alfa/Flickr




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