martedì 16 novembre - Attilio Runello

Lukashenko minaccia di chiudere il gas all’Europa

Il leader della Bielorussia Lukashenko ha appena minacciato di chiudere i rubinetti del gas all’Europa a seguito di ulteriori minacce di sanzioni da parte dell’Unione europea al suo paese.

Le minacce dell’Unione sono dovute alla pressione di alcune migliaia di emigranti sui confini con la Polonia. Non si tratta di cittadini bielorussi ma di persone provenienti dall’area centrale dell’Asia o forse Medioriente, che Lukashenko farebbe arrivare in Bielorussia dopo lauto compenso e farebbe confluire lungo i confini dell’Unione per alimentare una tensione con i paesi vicini colpevoli di interferenze con la stabilità politica del paese.

La minaccia è da prendere sul serio. Il gas che proviene dalla Russia e arriva in Europa passa attraverso due grandi gasdotti: uno attraverso la Bielorussia, l’altro attraverso l’Ucraina.
 
Per quanto il gas sia estratto anche in Norvegia ed Olanda non è sufficiente per l’approvvigionamento. In Italia arriva anche da Algeria e Libia.

Dal 2020 riceviamo anche gas da giacimenti nel Caspio attraverso il tanto contestasti Tap, che arriva in Puglia. Un altro importante fornitore è il Qatar, con cui abbiamo ottimi rapporti.

Una riflessione deve nascere. Lukashenko non ha sollevato nessuna obiezione di fronte alla rete che separa il confine o all’intervento delle truppe polacche per fermare i migranti, ma è contrario alle sanzioni al punto tale da minacciare la chiusura del gas.

La posizione di Putin di fronte a questa decisione, che invece il gas lo vuole vendere, è stata quella di offrire una mediazione ma in una intervista ha dichiarato che il gas non si chiude; e Lukashenko avrebbe detto che per lui Putin è come un fratello maggiore.

Foto Wikimedia




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