mercoledì 27 gennaio - Alberto SIGONA

Lotta scudetto: imprevedibile ma vero

L'esito conclusivo della Serie A 2020-2021 appare più incerto che mai, per una imprevedibilità che non si verificava da quasi un decennio...

Il Milan si colloca in pole position per lo Scudetto, ma a contendergli la gloria ci sono almeno due rivali di prestigio...e non solo...

Chi vincerà lo Scudetto? La domanda è quanto mai opportuna, e stavolta, dopo un congruo numero di anni, la risposta appare tutt'altro che scontata, e non contempla di certo le classiche due opzioni d'ordinanza. In questa stagione, infatti, le compagini che possono mirare alla vetta dorata sono molto di più di un paio, e non c'è nessuna formazione strafavorita sulle altre che possa far apparire il quesito in questione retorico o giù di lì, per un'imprevedibilità che non si registrava da secoli, e che certamente giova discretamente all'appeal del nostro torneo.

In testa ai team che spingono per un posto in prima fila abbiamo certamente il redivivo Milan di Stefano Pioli, e non solo per la posizione che ad oggi occupa in classifica, che di certo influenza in maniera significativa le predizioni di esperti ed appassionati, bensì per il particolare status che da diversi mesi a questa parte i rossoneri sembrano aver (ri)acquisito. Come abbiamo più volte rimarcato su queste pagine web, il Milan del dopo lockdown ha dismesso gli abiti logori, sgualciti ed improponibili che ormai indossava da tanti, troppi anni, per rivestirsi di quell'antico splendore che l'ultimo lustro aveva adombrato. Per una metamorfosi per certi versi inspiegabile, che tuttalpiù possiamo giustificare con il sacro fuoco che ogni tanto si manifesta fra i membri dell'alta aristocrazia del calcio. E magari con il materializzarsi del vero Zlatan Ibrahimovic (“chi è lui? Risolve problemi”, direbbero in un film cult...), uno dei pochi in circolazione in grado da solo di far compiere ad un intero gruppo un'evoluzione che calamiterebbe gli interessi scientifici dell'antropologo britannico Charles Darwin (1809-1882). Lo svedese, infatti, non s'è limitato a dare quel contributo in zona gol che da quelle parti non si registrava dai tempi delle guerre puniche, ma ha (re)instillato nella rosa (e forse nell'intera società meneghina) quella mentalità, quel carattere e quello spirito vincenti da cui una signora squadra qual è il Milan non può prescindere. Tanto è vero che anche senza di lui il Diavolo ha continuato ad esprimersi ad alti livelli, pagando dazio soltanto nel big match contro la Juventus, una partita la cui difficoltà era tale da richiedere necessariamente la presenza fisica (e non solo il suo riverbero) del trentanovenne. Per il resto, anche con il suo trascinatore ai box la formazione lombarda è riuscita a palesare in campo quella mutazione genetica trasmessagli dall'ex bomber del PSG (e di tante altre squadre). Come se questi gli avesse iniettato un vaccino contro la mediocrità e la sufficienza, immunizzandoli da qualsivoglia limitatezza. Il Milan è così tornato a sedere tra i commensali dell'alta società, e lo Scudetto ha finalmente smesso di essere quella parola proibita di cui molti stavano per scordar la fonetica.

A ruota, tra le papabili per il Titolo vediamo, agghindata di tutto punto per le grandi occasioni, l'Inter di A. Conte. Anche i nerazzurri latitano dal palcoscenico bronzeo da tantissimo tempo, e il torneo in corso potrebbe rimettere il Serpente in pari con la sua storia. Certo, l'Inter non ha in squadra il classico leader carismatico alla Ibra, ma può sempre contare sulla fisicità molto...prolifica di un centravanti di sfondamento alla Nordahl, che nelle giornate di grazia (e sono tante) smentisce tutte le leggi tattiche del calcio (ci riferiamo a R. Lukaku, lo avrete intuito...). Ma la compagine cinese può far leva anche su di un collettivo di prim'ordine, che incarna le qualità che si confanno ad un top team. Sicchè, quando saranno concluse le relative scosse di assestamento, il grattacielo nerazzurro potrebbe svettare sugli altri competitors. Un po' più in là, quasi defilata, rinveniamo la Juventus campione in carica. Sì è vero, dopo 9 anni di strapotere staliniano le zebre iniziano ad esibire un incedere un po' incerto e molto meno spedito rispetto ai tempi aurei, ma sinceramente non me la sento d'astenermi dall'inserire la Signora nel novero delle contendenti al Tricolore. D'altronde se i bianconeri al momento si trovano in una posizione non molto consona per allestire certi scenari idilliaci, lo devono più che altro all'inizio di campionato balbettante, quando ancora Andrea Pirlo faticava a plasmare a sua immagine e somiglianza un oggetto che per lui era pressoché sconosciuto. L'attuale distacco dal cocuzzolo delle ambizioni perciò non è riconducibile ad una precaria condizione attuale (sebbene, è giusto precisarlo, la Juve non sia ancora giunta all'apice delle potenzialità, che sono imponenti), ma ad un'eredità collegata ad un passato (seppur recente) che sembrerebbe ormai sepolto da un strato consistente di prestazioni che non promettono nulla di buono alla concorrenza. Già, la concorrenza. A rendere fattibile il rientro in orbita Scudetto di Madama vi è proprio una concorrenza che, per carità, sarà di tutto rispetto (abbiamo appena finito di “dire” quanto siano possenti le milanesi), tuttavia non pare irrefrenabile, specie da parte di una regina di lungo corso come la Juventus. Tanto più se i piemontesi dovessero ritrovare quell'ardore e quella possanza che sino ad un paio d'anni or sono la contraddistinguevano, permettendole di stritolare regolarmente le aspirazioni altrui. Se poi C. Ronaldo – ultimamente apparso con la luna calante – rimette il costume da super eroe, beh, credo proprio che agli altri non rimarrebbe che recitare tutte le preghiere conosciute.

Oltre al trio delle meraviglie, scorgiamo, appostata alla soglia della fantasia, l'Atalanta, pronta a sfruttare un eventuale recessione di chi le sta davanti. Certo, lo Scudetto, anche dopo il roboante nonché storico 3-0 del Giuseppe Meazza, rimane più che altro una squisita suggestione che poco ha da condividere con la realtà, ma è bene ricordare che un giorno Ugo Foscolo compose i seguenti versi: “I solitari campi/ ove l'errante fantasia mi porta/ a discernere il vero”. Vale a dire, attualizzando (ed un po' spingendole a forza nella nostra argomentazione) le parole del celebre poeta prerisorgimentale, a volte è proprio servendoci della fantasia che possiamo immetterci nel reale.

Foto di StockSnap da Pixabay 

 




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