venerdì 17 luglio - angelo umana

Lontano lontano: il film di Gianni Di Gregorio

Lontano Lontano. Il primo lontano mi piace pensarlo come lontano dagli anni passati dei personaggi, vite come tante, da pensionati che “tirano a campare” con le loro abitudini e passatempi, con legami venuti a mancare perché gli anni avanzano. 

Un altro lontano potrebbe essere la distanza dal proprio quartiere romano ad un paese straniero sconosciuto, per cambiar vita o dove ogni cosa possa costare meno e la propria pensione, ad esempio quella di Giorgetto (Vittorio Colangeli) di 420 euro al mese, permettere una vita più comoda. Il progetto di emigrare parte proprio dal meno abbiente e l'amico ex professore se ne lascia coinvolgere. Conosceranno anche un terzo “compagno di viaggio”, Attilio (Ennio Fantastichini), uno che si considera cittadino der monno, per avere avuto una vita più varia, senza pensione ma con un pick-up che usa per le sue consegne da rigattiere o da restauratore di mobili antichi. E' anche vero che quando gli anni passano e i legami sono pochi, emigrando all'estero non sembra di lasciare chissà quali cose importanti nel posto usato, chi cce conosce qua?.

Nella scelta del possibile paese di destinazione sono stati aiutati da uno studioso, il professore Roberto Herlitska, il quale spiega che in certi paesi un caffé costa un euro scarso, mentre a Ginevra anche sei euro. In altri posti poi la legge locale costringerebbe a sposarsi una donna del posto per averci la residenza. Eppoi nella scelta influisce la situazione economica del paese, eventuali guerre, la religione. Le Azzorre sono il posto più indicato, sole aria mare e poca gente, anche vacanziera.

Ma il loro progetto vago non fa sprizzare convinzione dai loro visi, sembra mancare la motivazione forte, eppoi, con tutti gli annessi e connessi, la cosa è comunque impegnativa. Del resto Attilio ha una figlia parrucchiera che gli vuol bene, è giovane e piena di futuro; il professore in pensione è stato attratto dagli occhi di una signora incrociata nel solito bar un paio di volte; Giorgetto ha un fratello di cui poca stima ha e poca ne riceve, ma ha preso in casa un inquilino giovane, immigrato dal Mali e molto volenteroso, gli ci sono voluti due anni di viaggio “scomodo” per arrivare a Roma (altro che un volo d'aereo per andare alle Azzorre...) ma sogna di raggiungere il suo fratello sistemato in Canadà.

Il mio è un racconto per ricordare un altro racconto qual è il film a sua volta; il regista ha voluto metterci alcune scenette – comunque ben accette – che rappresentano espressioni o temi comuni di casa nostra, come dei tic scherzosi. Ad esempio ciò che dice a Giorgé l'amico ex professore di latino e greco, co' quello che hai lavorato...per avere quella scarsa pensione. Quello a sua volta, poco colto, chiede se i suoi ragazzi il latino e greco lo ricordino più. Immancabili i “gratta e vinci”, scommesse speranzose che molti sono usi praticare. Oppure toccarsi le parti basse per scaramanzia, molto tipico. E gli sportelli pubblici o parapubblici, l'uno dell'Inps e l'altro delle Poste, e perfino in banca, quando gli impiegati non sono dei mostri di affabilità e cortesia.

Troveranno il modo, col fondo cassa che si erano preparato, di fare una buona azione: in fondo “partire è un po' morire” (anzitempo nel loro caso) e il cambiamento qualche ansia la generava. E' una commediola semplice e gradevole, come le interpretazioni dei tre molto autentiche e come il suo regista Gianni di Gregorio che impersona l'ex professore di lettere classiche.




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