sabato 28 marzo - Osvaldo Duilio Rossi

Liti domestiche in quarantena per coronaviurs

L'aumento della conflittualità domestica si può decomprimere, dialogando con la guida di un mediatore.

L'incremento della violenza domestica in questo periodo di quarantena non innesca solo situazioni di pericolo: sembra che anche le coppie più rodate reagirebbero male alla "convivenza forzata", imposta dai provvedimenti governativi, come il Decreto Io resto a casa (D.P.C.M. 09.03.2020) e i successivi.

La convivenza prolungata può innescare attriti, crisi relazionali e litigi, anche molto intensi; che a loro volta incrementano lo stress di questi giorni e che fanno temere per il proprio futuro, sia come individuo, sia come nucleo familiare. Una coppia o una famiglia che sta vivendo un incremento della litigiosità durante la convivenza in questi giorni può ottenere un sostegno professionale per decomprimere la litigiosità in maniera non-violenta e sicura.

Come gestire le liti domestiche durante il coronavirus?

  • Innanzitutto, se si litiga più del solito in questi giorni, dobbiamo riconoscere che la reazione è normale perché la convivenza forzata modifica le nostre abitutidini quotidiane: vivere improvvisamente a contatto stretto più del solito è un cambiamento brusco, anche se si tratta di persone che si amano. È normale vivere questo cambiamento come una minaccia alle nostre abitudini, e perciò è normale reagire aggressivamente, per fronteggiare le avversità; ma possiamo e dobbiamo accompagnare questo cambiamento.
  • Per iniziare a disinnescare la litigiosità dobbiamo fare lo sforzo di capire che chi reagisce male all'emergenza sta faticando a dare un senso agli eventi: perché il nemico è un virus che nessuno può vedere; perciò è quasi "naturale" sfogarsi con una persona, magari quella più vicina, perché in qualche modo la presenza di qualcuno dà corpo a un pericolo invisibile (un tema che ho già discusso in questo libro). Sembra ingiusto, ma è un tipico meccanismo umano, soprattutto se manca un'alfabetizzazione emotiva.
  • Poi dobbiamo riuscire a parlare delle emozioni innescate dall'emergenza: come reagiamo allo stress, cosa ci spaventa veramente, cosa ci servirebbe per stare meglio. Parlare di questi argomenti non cambia la situazione, ma ci aiuta a decomprimere la litigiosità, trasformandola da un'azione impulsiva a un'osservazione dialettica.
  • Se riusciamo a tradurre ogni accusa (ogni aggressione verbale, ogni colpevolizzazione e ogni critica) in una frase come “Ho bisogno di...” o “Capisco he hai bisogno di...”, non ci serve la mediazione di un esperto. Attenzione: è difficile farlo, ma è facile farlo male, per es. dicendo: “Ho bisogno che...”.

Cosa può fare un mediatore per i litigi da convivenza forzata?

Un mediatore oggi aiuta on-line i "conviventi forzati" a decomprimere la litigiosità usando la comunicazione non-violenta, facendoli passare dall'azione impulsiva delle loro ansie alla comprensione dei bisogni reciproci. Ci si collega in teleconferenza col mediatore, che facilita il dialogo per capire come funziona il sistema della conflittualità e per trasformare il rapporto di tensione in un ascolto costruttivo. Si impara un sistema di comunicazione non-violenta, utile anche dopo la quarantena del coronvairus e anche fuori dalla dimensione domestica.




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