lunedì 3 febbraio - Attilio Runello

Liliana Segre al Parlamento europeo

Liliana Segre è stata ospite al Parlamento europeo al quale ha rivolto uno dei suoi elaborati discorsi, che è stato accolto con una standing ovation. Sono intervenuti anche David Sassoli, presidente del Parlamento europeo e Ursula von der Leien, presidente della commissione. Il dibattito sulle responsabilità dell'Olocausto - condannato in modo unilaterale - si è riaperto.

In occasione del settantacinquesimo anniversario della liberazione degli ebrei nel campo di Auschwitz/Birkenau Liliana Segre - senatrice della repubblica è impegnata da sempre per spiegare l'Olocausto nelle scuole in quanto sopravvissuta - è stata invitata a parlare. Il suo discorso è stato accolto con una standing ovation. Sono intervenuti anche David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, e Ursula Von der Leien, presidente della commissione.

Liliana Segre non ha mai puntato il dito contro nessuno dei contemporanei. Ha sempre ribadito che bisogna essere vigilanti e che l'antisemitismo è sempre presente e bisogna neutralizzarlo dal suo nascere. In particolare sono sentimenti insiti nei "poveri di spirito". Nel rientrare in Italia ha voluto esprimere la propria solidarietà a Giorgia Meloni per la sua vicenda personale, anche per escludere probabilmente la indicazione di un nemico.

Ursula von der Leien ha dimostrato grande coraggio nell'affermare la sua identità di tedesca. E in quanto tedesca ha dichiarato di sentire un senso di colpa. Ha ringraziato la comunità internazionale nell'aver riaccolto il popolo tedesco nel consesso dei paesi democratici.

Ben diverso l'intervento di David Sassoli, che ha parlato di una responsabilità europea per l'Olocausto. Ha ricordato che non è stato rivolto solo contro gli ebrei, ma anche contro rom, sindi e omosessuali.

Ha cercato di individuare i responsabili di episodi di antisemitismo. Ha parlato di "due malattie della nazione moderna che si propagano nel continente: da una parte la sacralizzazione delle frontiere e, dall'altra, la ricerca di una identità pura e univoca - religiosa, etnica e culturale - che conduce inevitabilmente a costruire nemici.

Ripropone dunque sul piano europeo quel dibattito che è presente anche in Italia e che ha avuto il suo culmine nel documento elaborato dal Parlamento italiano, ma non condiviso dall'opposizione, in cui si autorizzava una commissione contro il razzismo, inserendo fra i razzisti chi elabora la propria identità nazionale.

Frontiere aperte e multiculturalismo sono le ricette per evitare il ripetersi dell'insorgere di razzismo ed antisemitismo dunque, secondo Sassoli. Delle affermazioni volte più a dividere che ad unire.

Non sarebbe difficile ricordare che alla fine della seconda guerra mondiale sono stati stabiliti dei confini nazionali, giusti o sbagliati che fossero, e il difenderli e non metterli in discussione ha permesso all'Europa di evitare conflitti interni. La violazione dei confini dell'Ucraina è all'origine delle sanzioni contro la Russia, volute e imposte dall'Unione europea.
Lo stato moderno si basa sul governo, il territorio e la popolazione, come recita ogni manuale di diritto. E il territorio ha dei confini, per definizione. La popolazione ha una lingua comune, una cultura, tradizioni, una storia. Anche una storia di accoglienza, se è necessario e se consente una convivenza pacifica. Anche una volontà di voler condividere i confini con i paesi dell'Unione europea, se si ha una fiducia reciproca. Una fiducia che il Regno Unito sembra aver perso. Speriamo che non la perdano anche altri paesi, stanchi di una caccia alle streghe per l'apertura dei confini e l'abbattimento delle identità nazionali.

Foto: Presidenza della Repubblica/Wikipedia




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