Libertà di stampa sulla carta, ma non nei fatti
Dopo l’attentato di giovedì sera al giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, ho riflettuto sulla libertà di stampa e di informazione in Italia. Le classifiche internazionali in materia non restituiscono un quadro incoraggiante. Questo articolo propone un’analisi dello stato dell’arte della libertà di stampa nel nostro Paese, illustrando i principali indicatori, le tendenze e le sfide ancora aperte.
La libertà di stampa e di informazione è uno dei pilastri essenziali di una democrazia, poiché consente ai cittadini di controllare, criticare e comprendere i poteri pubblici e privati. Tuttavia, in Italia emergono da tempo tensioni e limiti strutturali che ne compromettono la piena realizzazione.
I dati chiave: come si colloca l’Italia nelle classifiche internazionali
Nel 2025 l’Italia occupa il 49º posto su 180 Paesi nel World Press Freedom Index di Reporters Sans Frontières (RSF), in calo di tre posizioni rispetto al 2024. Il rapporto RSF segnala che «la libertà di stampa in Italia continua a essere minacciata da organizzazioni mafiose, in particolare nel Sud del Paese, nonché da gruppi estremisti violenti». L’indice numerico è passato da 69,80/100 nel 2024 a 68,01 nel 2025, evidenziando un peggioramento. Secondo Freedom House, nel rapporto Freedom on the Net 2024 l’Italia ottiene 75 punti su 100, mentre nella valutazione Freedom in the World 2023 raggiunge 90 su 100, risultando “Free” per diritti politici e libertà civili. Ciò indica che, in linea di principio, l’ecosistema mediatico italiano gode di ampie libertà, sebbene la loro effettiva applicazione resti disomogenea. Infine, nell’indice Global Right to Information Rating (RTI), l’Italia figura al 71º posto su 140 Paesi, con un punteggio di 85/150. Ciò suggerisce che, pur esistendo una normativa sul diritto d’accesso all’informazione (FOIA), il suo funzionamento concreto presenta ancora ampi margini di miglioramento.
Lo stato dell’arte
La Costituzione italiana, all’articolo 21, sancisce il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero, che include la stampa. Nel 2016 l’introduzione del FOIA ha rappresentato un passo avanti verso la trasparenza amministrativa. Tuttavia, la sua applicazione è spesso ostacolata da burocrazia, ritardi e rifiuti immotivati. Il panorama mediatico digitale ha ampliato le fonti di informazione e lo spazio pubblico, ma persistono criticità: le norme penali sulla diffamazione, le querele temerarie e le minacce fisiche o legali ai giornalisti creano un effetto di “raffreddamento” dell’attività giornalistica. Chi indaga su mafia, corruzione o poteri forti — come Sigfrido Ranucci o Francesco Cancellato — è particolarmente esposto a intimidazioni e cause giudiziarie strumentali (le cosiddette SLAPP). Sul piano istituzionale e industriale, la concentrazione dei media in pochi grandi gruppi e la dipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo dal potere politico rappresentano ulteriori rischi per il pluralismo e l’indipendenza editoriale.
Perché la libertà di stampa è fondamentale
La libertà di stampa garantisce che i cittadini possano formarsi un’opinione informata, controllare democraticamente i poteri pubblici e privati, e promuovere trasparenza e responsabilità. È inoltre il presupposto per la diversità delle opinioni e delle fonti informative, indispensabile a ogni società pluralista.
Suggerimenti e raccomandazioni
Occorre riformare la normativa sulla diffamazione, riducendo l’uso di pene detentive e sanzioni sproporzionate. Servono maggiori tutele per i giornalisti che indagano su criminalità e corruzione, nonché un rafforzamento della protezione contro le querele temerarie. È necessario rendere più efficace il diritto di accesso ai documenti pubblici, semplificando le procedure e riducendo i tempi di risposta. Va inoltre promosso un sistema mediatico più pluralista, con regole che favoriscano la diversificazione della proprietà e riducano i conflitti d’interesse. Infine, l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo deve essere pienamente garantita, affinché resti uno strumento d’informazione al servizio dei cittadini e non del potere politico.
Conclusione
L’Italia vive oggi una condizione duplice: da un lato dispone di un solido quadro giuridico che tutela la libertà di stampa, dall’altro i dati internazionali e le esperienze quotidiane mostrano vulnerabilità e regressioni. Il 49º posto nel World Press Freedom Index 2025 è un campanello d’allarme. La libertà di informazione non può restare solo un principio costituzionale: deve tradursi in una pratica viva, quotidiana e realmente garantita per tutti.
