martedì 29 giugno 2010 - Virginia Visani

Lettera aperta a Pietro Taricone

Caro Pietro,

morire alla tua età è sempre un evento tristissimo. Ma morire così, per un incidente o una manovra sbagliata e proprio il giorno in cui avresti forse festeggiato con gli amici il tuo onomastico, mi sembra ingiusto, quasi insopportabile.

Lettera aperta a Pietro Taricone

Confesso di non aver mai guardato il GF, di essere rimasta infastidita da tutto il clamore che ti si è fatto intorno: troppa pubblicità cialtrona, troppa sete di business da parte di chi pensava di poterti lanciare ( e sfruttare) come sciupafemmine incallito.
Invece no. Si disse che avevi snobbato persino un invito da Maurizio Costanzo. In realtà tu volevi altro, scrollarti di dosso ogni cliché, liberarti dai luoghi comuni per essere davvero libero di diventare te stesso. L’ho capito ascoltando alcune tue interviste. Mi sono detta: è intelligente il ragazzo, gli auguro di avere successo altrimenti.
 
Così hai cercato, a volte anche faticosamente, la tua strada. Da bravo ragazzo hai seguito il consiglio di tuo padre (“Non fare la marionetta”) a volte non è stato facile rinunciare alle lusinghe dello star-system, ma hai sempre voluto seguire quella voce interiore che ti sollecitava a “cercare” per conoscerti, per crescere, per essere finalmente appagato da una semplicità di sentimenti ed affetti.
 
Piacevi a molti, tutti direi, per la tua sfrontata spontaneità. Piacevi per la simpatia che ispirava la tua bella faccia. Persino i tuoi muscoli da “macho” (quanto diversi da quelli spocchiosi e maleducati di Fabrizio Corona) ispiravano tenerezza, si capiva che erano un gioco al quale nemmeno tu credevi fino in fondo.
 
Ciao Pietro, siamo molti a ricordarti così con la speranza che la tua ansia di libertà diventi un incentivo per molti ragazzi- quasi-uomini come te.
 
 



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