Lettera a Barbara Palombelli: Fatece n’antro fijo. Dateve na mossa
Cara Barbara Palombelli,
ogni volta che salgo su un autobus, e vedo una signora anziana, non le chiedo mai se vuole che le lasci il posto. Ma mica per maleducazione: semplicemente so che se me lo chiedessero mi sentirei un arnese malconcio, vecchio e inutile, compassionevole. Allora preferisco esprimere il mio rispetto nei confronti della terza età trattandola da pari grado. E’ un attestato di stima, quello che offro. La mia sfida: “io ti concedo un altro ballo. Balla per me, e saremo vivi insieme”. Fino alla mia fermata.
Adesso, tu accusi i giovani di essere degli scansafatiche fuma a scrocco, dei parla-bene col mito dell’estero, incapaci di rimboccarsi le maniche e gridare in coro dietro la prima madonna di un Grillo qualunque. E lo fai dalle pagine del Foglio.
Accusi i giovani, tutti e tutti uguali nelle tue parole, di essere dei minchietta, coi nostri Erasmus, che comunicano via Twitter. Altro che le cabine telefoniche a gettoni dei tempi suoi. E di preferire il lancio dei petardi alla Cisl - tutti, ripeto – piuttosto che una felice scampagnata in collina con allegato amplesso in Renault 4 come ai tempi tuoi. Dovremmo darci da fare, dici, e farci sotto per dimostrare che veramente meritiamo il nostro posto al sole, o veramente meritiamo comprensione perché ci lagniamo continuamente – dici – del fatto che l’Italia non è un paese per giovani. Dici che dobbiamo smetterla “di astenervi, di lamentarvi, di piangere, di distaccarvi, di elogiare un altrove sempre più adeguato alle vostre meravigliose qualità”.
Allora. E’ probabile che l’età media della classe dirigente dei paesi stranieri, o la facilità con la quale miei conoscenti all’estero si sono già fatti un qualcosa, o le migliaia di statistiche lette da qualche parte che nemmeno ricordo potrebbero confutare benissimo la sua tesi. Ma il suo è un giornalismo di quelli che parte da assiomi tutti soggettivi, e zeppo di considerazioni da apericena romano. Quello che piace a noi, insomma. E quindi ti concederò la valutazione, pur non condividendola e senza rinfacciarti la mancanza di cifre e esempi che possano corroborarla.
Ora, l’aneddoto iniziale della vecchietta e dell’autobus credo non c’entri niente. Tuttavia mi chiedo che razza di educazione abbiate impartito ai vostri figli, tu e Francesco. E lo dico convinto che al mondo, che nella vita, un’altra occasione sia concessa a tutti. Richiami il suoi bobbi dai palazzi e lo metta sotto per sfornarcene un altro, di piccolo: magari le viene su come suggerisce sul Foglio, e ci si libera un posto. Dateve 'na mossa.
