Legge Fornero, la promessa tradita e il silenzio della casta
Quando si parla delle promesse elettorali del centrodestra finite nel cassetto, l’elenco è ormai noto. Si ricordano il blocco navale, l’abolizione delle accise sui carburanti, la stretta sulla sicurezza, meno tasse e persino quel celebre slogan secondo cui per l’Unione Europea “era finita la pacchia”. Promesse che, secondo i critici del governo, sono rimaste in larga parte incompiute o ridimensionate dalla prova dei fatti.
Ma sulla promessa forse più importante di tutte è calato il sipario: l’abolizione della Legge Fornero.
Per anni Giorgia Meloni, Matteo Salvini e tutto il centrodestra hanno indicato quella legge come il simbolo dell’ingiustizia sociale.
L’abolizione della Fornero è stata presentata come una priorità politica, un obiettivo irrinunciabile per restituire dignità a chi ha lavorato una vita.
Hanno promesso ai lavoratori che sarebbe stata superata, archiviata, cancellata. Hanno raccolto consenso anche grazie a quell’impegno.
Una volta arrivati al governo, però, la Fornero non solo è rimasta al suo posto, ma continua a rappresentare l’ossatura del sistema previdenziale italiano. Gli adeguamenti previsti dalla normativa, compresi quelli legati alla speranza di vita, restano il riferimento per l’età pensionabile. Altro che rivoluzione.
E allora viene spontanea una domanda. Perché nessuno ne parla più?
Perché l’opposizione, che dovrebbe incalzare il governo sulle promesse tradite, sembra aver archiviato la questione? Perché i grandi sindacati, capaci in passato di mobilitare piazze oceaniche, oggi sembrano molto meno combattivi? E perché buona parte dell’informazione dedica fiumi d’inchiostro a vicende spesso marginali, mentre una questione che riguarda milioni di lavoratori scivola sistematicamente in secondo piano?
È difficile non notare questo… silenzio-assenso!
Forse è più semplice discutere di slogan che affrontare un tema scomodo, destinato a mettere in imbarazzo non solo chi governa oggi, ma gran parte della politica degli ultimi quindici anni.
Nel frattempo, chi paga il conto sono sempre gli stessi. Operai, infermieri, muratori, autisti, artigiani, impiegati, commercianti. Persone che iniziano a lavorare quando fuori è ancora buio, che spesso arrivano a fine mese con difficoltà e alle quali si continua a chiedere di lavorare sempre più a lungo, nella speranza di riuscire ad arrivare alla pensione ancora vivi e in condizioni di salute dignitose.
Il contrasto con il mondo dei palazzi romani è inevitabile.
Da una parte ci sono milioni di cittadini che fanno i conti con stipendi modesti, precarietà, carriere sempre più lunghe e pensioni sempre più magre e lontane. Dall’altra una classe dirigente che, nel suo complesso, beneficia di retribuzioni elevate, indennità, benefit e tutele che la maggioranza degli italiani non avrà mai. È comprensibile che molti cittadini percepiscano una distanza crescente tra chi decide e chi subisce le conseguenze delle decisioni.
Ed è proprio questa distanza ad alimentare una domanda scomoda: quanto interesse può avere una classe politica e un intero ‘sistema’ nel mettere davvero mano a una riforma previdenziale che, in molti casi, non incide sulle proprie condizioni nello stesso modo in cui incide sulla vita di un operaio o di un impiegato?
Non serve immaginare complotti. Basta osservare i fatti. Quando un tema sparisce contemporaneamente dal dibattito politico, dalle prime pagine e dai grandi talk show, mentre continua a riguardare milioni di persone, il sospetto che esista una sorta di “convenienza del silenzio” diventa, per molti cittadini, inevitabile.
La democrazia, però, vive anche di memoria.
E la memoria ricorda che abolire la Fornero non era una promessa secondaria: era uno degli impegni più ripetuti e più applauditi nelle campagne elettorali del centrodestra.
Se oggi quella promessa è diventata un argomento tabù, il problema non è soltanto previdenziale. È politico.
Perché quando le promesse vengono dimenticate così facilmente da chi le ha fatte e da chi dovrebbe fargliele ricordare, il rischio è che a perdere non siano soltanto i lavoratori. A perdere è la fiducia dei cittadini nella politica, nelle istituzioni, nell’informazione.
Se un tema viene utilizzato per anni come simbolo di una battaglia politica e poi scompare improvvisamente dall’agenda, i cittadini hanno il diritto di chiedere spiegazioni.
La credibilità della politica si misura soprattutto sulla coerenza. E la promessa di superare la Fornero, oggi, appare come una delle pagine più buie della recente storia politica italiana.
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