mercoledì 12 ottobre - La bottega del Barbieri

Le responsabilità del colonialismo nelle controversie territoriali tra India e Cina

Non è una novità che i paesi che sono stati colonizzati in passato si trovino a soffrire dei problemi creati dalla stessa colonizzazione. I colonizzatori hanno da tempo abbandonato quei lontani territori, lasciando a chi ci vive l’onere di mettere insieme i pezzi dei disastri da loro provocati.

Delhi, India - Snigdha Jain

Quest’articolo è disponibile anche in: IngleseTedesco

India, le aree contese (Foto di Planemad, da wikimedia commons)

Lungo la linea di confine tra le due nazioni più popolose del mondo è in corso da tempo un contenzioso che risale a decenni fa e che solo occasionalmente fa notizia sui media occidentali. Ventiquattro militari sono rimasti uccisi nel 2020. Sarebbe meno preoccupante se nessuna delle due nazioni possedesse armi nucleari, ma purtroppo così non è, e la persistenza di una simile tensione ostacola le prospettive di un disarmo nucleare globale. Ma qual è l’origine del conflitto?

 La controversia sul confine India-Cina è una di quelle questioni che potevano risolversi da tempo. Non è detto che la questione esista solo a causa della cattiva gestione degli inglesi, visto che in seguito alla raggiunta indipendenza anche il governo indiano ha avuto una certa responsabilità. Ma non si può negare che le radici del problema risalgono a molto tempo fa, quando il paese era sotto il dominio straniero.

La disputa sui confini è emersa all’inizio degli anni ’50, quando la Repubblica popolare cinese ha rivendicato diritti sul Tibet, una mossa che ha creato tra India e Cina l’incerto confine più lungo del mondo. Ma l’ambiguità dei confini tra India e Cina risale all’epoca coloniale. Come riportato dalla testata on line E_International Relations “le iniziative britanniche per delimitare le frontiere himalayane sono state guidate principalmente dalla concorrenza strategica con la Russia… Nel settore occidentale, il primo tentativo di fissare una linea di confine risale al 1865.” L’incertezza sul confine ebbe inizio nel 1846, quando gli inglesi rovesciarono l’Impero Sikh e rivendicarono l’autorità sullo stato di Jammu e Kashmir. Lo stato fu poi consegnato ai Dogra, di confessione indù e alleati degli inglesi, ma i Dogra non avevano una chiara conoscenza di dove potesse essere il confine a causa delle continue scaramucce tra i Sikh, i Dogra, i cinesi e i tibetani, ciascuno dei quali cercava di occupare più territorio possibile. Alla fine, quando tali scontri cessarono, nessuno sapeva veramente dove finissero i territori delle varie parti in causa.

Il primo tentativo di creare una linea di confine ufficiale fu intrapreso da Sir W.H. Johnson, l’allora ispettore generale dell’India. Produsse elaborate dichiarazioni di confine che estendevano lo stato di Dogra ai Monti Kunlun e includevano tutta la Cina di area Aksai. Questa proposta non è mai stata pienamente accettata nemmeno dagli inglesi. Il secondo tentativo si deve al direttore dei servizi segreti militari britannici Sir John Ardagh, che nel 1897 riprese la linea Johnson ritenendola importante per assicurarsi un potere strategico contro la Russia. Questa linea di confine rimase poi nota come la linea Ardagh-Johnson.

La cosa assurda è che tra il 1865 e il 1897 gli inglesi sembrarono giocare con diverse versioni del confine settentrionale e nord-orientale del Kashmir a seconda della minaccia proveniente dalla Russia, il che dimostra quanto fosse banale per loro la questione del confine. L’altro punto importante da sottolineare è che nessuna di queste diverse proposte circa le frontiere venne mai stata sottoposta alla Cina. L’unica presentata è stata la linea 1899 Macartney-Macdonald, che però non è mai stata ufficialmente accettata dalla Dinastia Manciù, che era allora dominante in Cina. E così l’incertezza circa i confini è degenerata, sino al punto che vediamo oggi. Tutte le opzioni circa le frontiere restavano informali. Gli inglesi sceglievano quali frontiere utilizzare, secondo la loro convenienza.

Si può quindi sostenere che la guerra tra India e Cina del 1962 fu il risultato della leggerezza del governo britannico circa la questione dei confini, lasciando il paese nella più totale incertezza sul che fare. L’India aveva una tale quantità di questioni interne da risolvere, derivanti dalla recente conquista di indipendenza e dal devastante conflitto con il Pakistan, che la controversia sui confini finì in coda nella lista delle priorità.

I confini orientali dell’India furono lasciati in quelle controverse condizioni perché gli inglesi potevano ritenersi soddisfatti dell’occupazione delle pianure del Brahmaputra, dal momento che l’estensione della giurisdizione alle montagne non aveva alcun valore strategico o commerciale. Serviva semplicemente a delineare la responsabilità che “le colline pedemontane erano divise da una esterna che rappresentava la frontiera territoriale esterna dell’Impero Britannico e da una linea interna che era vietato attraversare senza permesso”. (E-International Relations). Anche questo era un modo per proseguire nella vaghezza della demarcazione informale.

Nel 1914 ci fu un altro tentativo di risolvere la questione. Gli inglesi organizzarono una conferenza a Shimla, in India, alla quale parteciparono i rappresentanti sia della Cina che del Tibet. All’epoca la Cina aveva un governo centrale debole, il che rafforzò negli inglesi la certezza che sarebbe stato facile far digerire alla Cina le loro richieste. Tuttavia la Cina rifiutò con veemenza la proposta, ma gli inglesi firmarono comunque l’accordo con alcuni delegati tibetani per attuare la cosiddetta linea McMohan. La linea va dal confine orientale del Bhutan lungo la cresta dell’Himalaya fino a raggiungere la grande ansa del Brahmaputra, laddove il fiume emerge dal suo corso tibetano nella valle dell’Assam. (Britannica). Anche dopo la firma, la Cina non accettò mai l’imposizione di questo confine, sostenendo che il Tibet non era un paese indipendente e quindi non aveva il diritto di decidere i limiti dei suoi confini.

Anche dopo tutto questo, c’è stata una pace relativa tra India e Cina fino al 1960, quando i delegati di entrambe le nazioni si incontrarono di nuovo. Un articolo di Frontline ha riferito che “Il governo cinese si è offerto di riconoscere la rivendicazione dell’India sull’Arunachal Pradesh fino alla linea McMohan in cambio del riconoscimento da parte dell’India della rivendicazione della Cina sulla penisola cinese di Aksai. Nehru ha rifiutato l’offerta e ha adottato una posizione diplomatica inflessibile sulla questione dei confini”.

Sarebbe ingiusto dire che i britannici sono gli unici responsabili della disputa che esiste tutt’oggi; anche i diplomatici indiani hanno la loro parte di responsabilità. Ma non si può negare chi l’ha iniziata e chi continua a pagarne il prezzo anche oggi.

Territori contestati lungo il confine tra India e Cina. Immagine di Rajbir Singh da The Tribune, Chandigarh, India

Questo articolo fa parte di una serie, per meglio comprendere la controversia circa il confine India-Cina nella sua complessità e profondità.

Traduzione dall’inglese di Filomena Santoro. Revisione di Daniela Bezzi.




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