venerdì 10 gennaio - Guido Casavecchia

Le mafie nella società degli schermi.

Il progetto “Schermi in classe” ha preso il via a Parma il 23 ottobre 2019 e si è concluso il 13 dicembre a Sulmona. 

L’associazione Cinemovel ha attraversato il Paese da Nord a Sud, visitato tredici città e quindici scuole, proiettando ventidue film e parlando a 2.500 studenti. Questo innovativo progetto culturale promosso da Cinemovel Foundation e da Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, è sostenuto da Miur e Mibac. Si tratta della prima proposta nazionale di cinema itinerante e di comunicazione sociale per le scuole.

L’obiettivo del progetto è offrire agli studenti uno spazio di visione e ragionamento sul tema delle mafie e della criminalità organizzata. Un modo originale per vedere il potere delle organizzazioni mafiose, prendere coscienza della loro forza coercitiva e creare un nuovo immaginario attraverso l’analisi della loro narrazione pubblica.

In ogni tappa gli spazi degli istituti scolastici che ospitano il progetto si trasformano, utilizzando diverse forme di comunicazione e le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie. All’interno delle scuole viene allestita una vera e propria sala cinematografica per poter vivere, in maniera collettiva e partecipata, la magia e le emozioni di questa forma d’arte.

Il coordinatore del progetto Enzo Bevar ricorda come «nel Piano Nazionale “Cinema per la scuola”, pubblicato da Miur e Mibac, la capacità di interpretare le immagini in movimento è indicata come strumento imprescindibile per la creazione di società inclusive, civili e moderne. Comprendere un film o un video, consente l’accesso a un linguaggio universale, sempre più al centro della comunicazione contemporanea». È evidente, quindi, l’importanza di questo mezzo di comunicazione e di apprendimento nei percorsi educativi su antimafia e legalità.

Le scuole coinvolte hanno scelto uno dei percorsi proposti (Corruzione e diritti; Ambiente e sostenibilità; Memoria, Inclusione e povertà). Prosegue Bevar: «Le tematiche sono estremamente ampie e varie perché il fenomeno mafioso stesso è estremamente sfaccettato. Parlare di mafie senza citare i diritti o le nuove forme di povertà sarebbe riduttivo».

Le proiezioni in classe sono andate da Biutiful cauntri, Before the flood, La nave dolce ai biopic su Peppino Impastato, Giancarlo Siani, Pippo Fava, Don Puglisi e Lea Garofalo, passando per i toni da commedia di Pif (La mafia uccide solo d’estate) e del duo Ficarra-Picone (L’ora legale) e incontrando le tenebrose immagini di Anime nere di Francesco Munzi, uno dei primi film capaci di scandagliare l’universo antropologico della ‘ndrangheta.

Durante il percorso di Schermi in classe, gli studenti hanno contribuito in prima persona alla riuscita del progetto, accedendo a una piattaforma loro dedicata su cui condividere contenuti multimediali in relazione ai temi affrontati (https://cinemovel.tv/sic/).

Sempre all’interno del sito di Cinemovel, autori, registi, giornalisti ed esponenti della società civile, attraverso delle video-interviste, alimentano la riflessione ponendo domande agli studenti, dando vita a un dialogo che unisce le scuole nella costruzione di un rinnovato immaginario collettivo.

L’esperienza ormai pluriennale di Schermi in classe è recentemente confluita in un volume curato da Cinemovel in collaborazione con l’associazione Ed-Work, pubblicato dalle Edizioni Gruppo Abele (https://cinemovel.tv/wp-content/upl...).

Accanto ai laboratori scolastici, Cinemovel ha affiancato sin dal 2014 lo spettacolo di arte visuale Mafia liquida, nato all’interno di “Libero Cinema in Libera Terra, il festival di cinema itinerante contro le mafie” grazie all’incontro con Vito Baroncini. L’artista ha a sua disposizione una lavagna luminosa, un proiettore digitale, delle casse, uno schermo, le sue mani e dei colori. Nel suo spettacolo, attraverso tecniche artistiche originali e creative, lo spettatore vivrà un’esperienza artistica attraverso un linguaggio capace di mescolare cinema e fumetto. La narrazione scorre su più piani, per raccontare storie quotidiane di sopraffazione mafiosa.

Il titolo parte proprio da questa voglia di raccontare un aspetto “originale” delle mafie. La liquidità della criminalità organizzata è un tratto tipico della loro modernizzazione nel contesto di nuovi scenari globali, che però abbiamo tardato a comprendere. La definizione di società liquida, del sociologo Bauman, si riferisce al superamento delle barriere tradizionali del ‘900 e delle ideologie. Lo stesso vale per le mafie. Oggi risultano inafferrabili (anche da un punto di vista rappresentativo), hanno modificato il loro modo di essere in campo internazionale e sono agenti del capitalismo. L’obiettivo di questi progetti è, appunto, dare ai ragazzi strumenti per comprendere le mafie e rappresentarle, vedendo con strumenti nuovi ciò che sono diventate oggi.

Guido Casavecchia




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