lunedì 6 maggio - Aldo Funicelli

Le inchieste di Report - il TAV, la conquista dello Spazio e i cibi ultra processati

A che punto sono i lavori del TAV? La conquista dello spazio, la nuova frontiera del business.
Nell'anteprima, il consueto approfondimento sui temi riguardanti la vita di tutti i giorni. 

Cibo in Maschera, di Alessandra Borella
 
Il servizio di Alessandra Borella ci parlerà dei cibi “ultra-processati” gli snack che spesso costituiscono il nostro veloce pasto: sono prodotti comodi da mangiare, gli snack dolci o i sandwich già confezionati, i piatti precotti. In Europa costituiscono circa i 26% del consumo totale di cibo, con differenze tra paese e paese: in Italia siamo al 13%, mentre in Gran Bretagna si arriva al 50%.
 
 
Ma quanto sono sicuri? Le ultime ricerche indicano che esiste una associazione tra il loro consumo e l'ammalarsi di malattie come il diabete, l'obesità.
Meglio essere informati, visto che spesso sulle etichette di questi prodotti non è ben spiegato l'impatto glicemico sul nostro organismo.
Piatti confezionati e surgelati, zuppe pronte, cibi precotti, comodi e veloci da preparare: in comune hanno una lavorazione industriale di cui spesso non sappiamo nulla. Costano poco, il packaging è invitante, e sono così saporiti da renderci dipendenti. Purtroppo, però, hanno spesso un alto impatto calorico, un elevato indice glicemico e uno scarso valore nutrizionale. Sono i cibi ultra processati, che rappresentano in media il 26,4% del consumo totale di cibo in Europa, in Italia il 13,4%. Le ultime ricerche evidenziano che chi li mangia regolarmente è più esposto al rischio di ammalarsi, non solo di obesità e diabete, ma anche di patologie oncologiche.
 
Dentro il tunnel della discordia
 
Report torna (dopo il servizio del 2001 e nel 2013) a parlare del TAV o della TAV, l'opera della discordia: il servizio di Giovanna Boursier cercherà di rispondere ad alcune semplici domande: quanto costa completare l'opera? Quest'opera è utile o no?Quando c'è da scavare ancora per completarla? E quanto ci costano invece le altre opere non terminate?
 
Dal 2015 la TELT sta costruendo il tunnel, è una società a metà tra governo francese e Ferrovie dello Stato, che poi lo avrà in gestione per 99 anni: in Italia ha scavato solo la “discenderia” di Chiomonte, 7 km, che adesso sbatte contro la montagna, all'imbocco del tunnel del treno ancora da scavare, mentre in Francia lo scavano dal 2015, ma anziché dall'inizio, in Francia sono poi partiti dal mezzo del percorso.
In questo tunnel dovrebbero passare treni merci e treni per passeggeri: dal lato francese ad oggi sono stati scavati 7,5 km di galleria del treno e altri 20 km di tunnel accessori che verranno usati (se si completerà l'opera) per fini di sicurezza.
Da questo lato lavorano circa 450 persone.
Il tunnel di base costerà circa 8,6 miliardi, di questi l'UE ne finanzierà il 40%, mentre il 35% è in carico all'Italia e il rimanente 25% alla Francia.
IL primo progetto del TAV è stato ridimensionato, per gli alti costi e per le proteste del movimento No Tav che si oppone a quest'opera.
 
La giornalista è entrata nella montagna a vedere i lavori fatti assieme ai tecnici di TELT: la fresa che sbriciola la roccia, Federica, un macchinone di dieci metri di diametro che buca circa 20 metri di montagna al giorno.
Si scava, si monta poi un anello attorno al foro per consolidare la struttura e poi si ricomincia, lavorando tutto il giorno sette giorni alla settimana.
 
Esiste già un tunnel tra Italia e Francia: è il traforo del Frejus, lungo 13,5 chilometri e aperto nel 1871, tra Modane e Bardonecchia.
E' una struttura vecchia pensata per “vecchi” treni: due treni moderni assieme qui non passano nel Frejus e infatti i treni viaggiano in senso alternato, tra i 70 e gli 80 km all'ora.
 
E' un'unica galleria per entrambi i sensi di marcia, mentre oggi le norme europee ne prescrivono due: poiché manca la galleria di sicurezza, se un treno si ferma in mezzo alla galleria si devono seguire le indicazioni sui cartelli, scappate a piedi per 6 km, scegliendo se andare verso l'Italia o la Francia.
Non è un sistema molto sicuro – commenta Paolo Foietta commissario dell'osservatorio Torino Lione.
 
I 5 stelle vogliono bloccare i bandi di gara per bloccare poi i lavori, nel contratto di governo con la Lega c'è scritto “ridiscussione integrale dell'opera” che secondo il vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio non sarebbe nemmeno cominciata.
Di Maio sostiene che a voler quest'opera sono le peggiori lobbies del paese, il ministro Toninelli ha così affidato ad una commissione presieduta dall'architetto Ponti un'analisi costi benefici.
Che ha difeso il suo lavoro di fronte a tutte le polemiche che la sua analisi (negativa sul completamento dei lavori) ha suscitato: io faccio solo i conti – ha risposto alla giornalista.
 
Qui l'anticipazione su Raiplay.
 
La scheda del servizio: Fuori dal tunnel di Giovanna Boursier in collaborazione di Eva Georganopoulou e Greta Orsi
 
Entriamo negli scavi della nuova linea ferroviaria Torino Lione, la tav o meglio il tav della discordia, e vediamo davvero quanto è stato scavato del nuovo tunnel, tra Susa e Saint Jeanne de Maurienne: 7km e mezzo per il percorso del treno, lato francese, e altri 20 km di gallerie accessorie, che poi diventeranno di sicurezza. Report ha visitato i cantieri percorrendo i tunnel già esistenti. Bisogna scavare ancora molto, ma non si può dire che i lavori siano a zero, come invece affermano il vicepresidente del Consiglio Luigi di Maio e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Lega e M5S hanno scritto nel contratto di governo che bisogna rivedere integralmente il progetto, che intanto è cambiato, grazie alle enormi manifestazioni notav che tutti ricordiamo: per esempio, rispetto al 2006, il tunnel in Italia non parte più da Venaus. Report farà il punto della situazione.
 
La conquista dello spazio
 
E' in corso una guerra tra Stati e privati per la conquista dello spazio, per la gestione del business della raccolta dei rifiuti spaziali. Di questo si occuperà il servizio di Marrucci, assieme alla la conquista di Marte, e allo sbarco sulla faccia oscura della luna.
Mentre qui sulla terra facciamo finta di occuparci dei cambiamenti climatici (i lunghi periodi di siccità seguiti da piogge torrenziali), le grandi nazioni hanno già inquinando lo spazio, dove oggi vagano detriti delle passate missioni.
 
Nell'anticipazione che trovate su Raiplay, il giornalista parla del Lussemburgo che da capitale dell'offshore in Europa, si sta candidando ora a diventare anche la capitale dello space mining.
 
 
Nei laboratori studiano prototipi di Rover da mandare sulla luna per cercare riserve di acqua, il petrolio dello spazio: Kyle Acierno, vice presidente di Ispace (società privata giapponese che si occupa di ricerca di risorse naturali nello spazio, con una sede in Lussemburgo) spiega che sulla luna c'è acqua in abbondanza, ma non sappiamo esattamente dove e come estrarla.
Qui si immagina uno scenario di colonizzazione della luna attraverso una sorta di favola: “20 anni fa una missione aveva sbarcato dei rover sulla luna, alla ricerca dell'acqua, da cui sono stati ricavati l'idrogeno e l'ossigeno con cui alimentare una stazione di rifornimento”.
Dalla stazione di rifornimento, all'arrivo dei primi coloni, persone specializzate nelle costruzioni, nell'industria, nelle Telecomunicazioni, nell'energia, nei trasporti, nell'agricoltura e nella medicina...
 
 
Così, si arriva a costruire una piccola cittadina sulla luna, la Moon Valley (in ricordo della Silicon Valley): una città con industrie che producano sulla luna i materiali di cui hanno bisogno.
 
Ma con quali diritti (spaziali) i lussemburghesi pensano di poter conquistare la luna (e gli altri pianeti)? Come hanno fatto i coloni americani con la frontiera del West?
In tutto questo, cosa stanno facendo gli organismi intternazionali?
 
La scheda del servizio: Balle spaziali di Giuliano Marrucci collaborazione di Lorenzo Di Pietro e Silvia Scognamiglio
 
Mentre a marzo centinaia di migliaia di giovani in tutto il mondo sono scesi in piazza per chiedere un cambio di marcia nella lotta contro i cambiamenti climatici e il degrado ambientale che attanaglia la Terra, gli adulti erano impegnati a replicare i soliti errori oltre i confini del pianeta. Negli ultimi 50 anni gli esseri umani hanno inquinato lo spazio che circonda il pianeta con oltre 100 tonnellate di detriti di ogni genere. Milioni di frammenti che orbitano attorno al pianeta a velocità altissima e che mettono in discussione l’accessibilità dello spazio nel prossimo futuro. Un problema che rischia di assumere dimensioni epocali proprio oggi che lo spazio è considerato una miniera d’oro, alla vigilia della cosiddetta New Space Economy, cioè la nascita di un fiorente business sulle attività economiche spaziali. Un’opportunità gigantesca, che l’Italia si ritrova ad affrontare con un’Agenzia Spaziale divisa da faide interne.
 
Come è andata a finire? L'inchiesta sulle protesi al seno
 
Una donna è morta all'Umberto I per una patologia legata alla protesi al sena che le era stata impiantata 12 anni fa: è stata la trasmissione Report ad aver scoperto questo caso, che sarebbe il primo in Italia di morte per le protesi “testurizzate” che in Francia sono state già vietate per un “pericolo raro ma grave ”.
Mentre in Italia la ministra per la salute Grillo ha incaricato il Consiglio superiore di sanità di darle un parere entro il 13 maggio.
 
Intorno a questi dispositivi medici, alla loro sicurezza, ai controlli che vengono fatti, è sorta un'inchiesta internazionale che ha portato ad una prima inchiesta pubblicata su l'Espresso e da Report lo scorso marzo: sono 41 i casi di donne che in Italia si sono ammalate a causa delle protesi, a fronte di migliaia di protesi fatte, ma prima che si scateni una fobia sarebbe opportuno che il ministero prenda una posizione chiara sulla questione.
 
 
La scheda del servizio LA RUVIDA EREDITÀ di Giulio Valesini
Una donna è morta all’inizio di quest’anno a causa dell’Alcl, il linfoma anaplastico a grandi cellule associato ad alcuni tipi di protesi al seno. È il primo caso registrato in Italia. La paziente era in cura al Policlinico Umberto I di Roma. Secondo fonti mediche, verificate da Report, la donna a ottobre era stata sottoposta a un intervento di rimozione delle protesi ma la malattia era già in stato molto avanzato e, nonostante le terapie, ha portato in poche settimane al decesso. L’impianto risaliva a 12 anni fa. Del caso, come verificato da Report, i medici del Policlinico Umberto I hanno informato il ministero della Salute. Secondo i dati più recenti del ministero i casi di linfoma anaplastico a grandi cellule associato a protesi al seno in Italia sono saliti a 41, ma altri starebbero emergendo. Tuttavia mai finora erano stati ufficialmente segnalati decessi di pazienti nel nostro paese. Interpellata da Report, il capo della direzione dispositivi del ministero della Salute, Marcella Marletta, ha confermato il decesso e ha detto che il ministero “è stato informato a febbraio e ha ricevuto la documentazione ad aprile”. Prosegue Marletta: “Stiamo completando l’istruttoria sul caso con il parere degli esperti. il 13 maggio il Consiglio superiore di sanità esprimerà la posizione ufficiale del ministero della Salute sul tema del linfoma anaplastico a grandi cellule associato a impianti mammari”. L’Organizzazione mondiale della sanità ha classificato ufficialmente la malattia nel 2016. I casi segnalati alla Food and Drug Administration (Fda) statunitense sono saliti a 457 in tutto il mondo, mentre sono finora 17 le morti accertate. Ad inizio aprile, l’Ansm, l’autorità sanitaria francese, ha sospeso la commercializzazione di protesi macrotesturizzate, sospettate di essere associate alla malattia. Nella puntata di questo lunedì 6 maggio, alle 21.20 su Rai3, Report tornerà sul caso, dopo l’inchiesta dello scorso 26 marzo realizzata all'interno di "Implant Files", un progetto del consorzio internazionale dei giornalisti investigativi Icij di cui la trasmissione è partner italiano insieme a L’Espresso

Il mistero della casa di Siri a San Marino

Oltre ai servizi su TAV e sulla conquista dello spazio, andrà in onda anche un servizio di Claudia di Pasquale sulla vicenda della casa comprata dal sottosegretario leghista Siri, di cui potete leggere un'anticipazione sul Fatto Quotidiano
 
C’è un mistero negli affari immobiliari del sottosegretario Armando Siri legati a un finanziamento ricevuto da San Marino. Che garanzie ha dato il leghista, indagato per corruzione nell’inchiesta con al centro il faccendiere Paolo Arata, per ottenere un mutuo da 585.300 euro da una banca sammarinese senza l’accensione di un’ipoteca? E perché prontamente il notaio che fa il rogito segnala l’operazione sospetta alla Uif, unità di informazione finanziaria di Bankitalia che indaga sul riciclaggio di denaro? A chiedersi come il senatore sia riuscito ad acquistare a Bresso, in provincia di Milano, una palazzina di due piani (composta da 7 appartamenti, un negozio, un laboratorio e alcune cantine) è la trasmissione Report – in onda questa sera su Rai Tre – con un’inchiesta firmata da Claudia Di Pasquale, con la collaborazione di Lorenzo di Pietro, Norma Ferrara e Aldo Ciccolella.



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