lunedì 10 ottobre - Damiano Mazzotti

Le funzioni dell’Intelligenza Artificiale

Il famoso filosofo Luciano Floridi ha scritto un ottimo saggio che riguarda l’attualità del futuro: “Etica dell’intelligenza artificiale. Sviluppi, opportunità, sfide” (Raffaello Cortina, 2022, euro 26).

 

L’attuale mondo digitale può essere considerato come “una tecnologia di terzo ordine” (p. 31). Da un certo punto di vista è “una tecnologia che sta tra noi e la natura”, ma è anche “una tecnologia che sta tra noi e un’altra tecnologia, come un motore”. Poi oggi la tecnologia “sta tra una tecnologia e un’altra tecnologia, come un sistema computerizzato che controlla un robot che dipinge un’automobile (terzo ordine)”.

L’intelligenza artificiale è una disciplina non definita o malamente definita. In pratica è “un’inutile scorciatoia per fare riferimento a una famiglia di scienze, metodi, paradigmi, tecnologie, prodotti e servizi”. E anche processi. Turing si pose la giusta domanda se le macchine possono pensare. I risultati di tutti gli anni, anche gli ultimi, sembrano dimostrare che “l’approccio ingegneristico” risulta molto proficuo, mentre l’approccio cognitivo ha dimostrato per ora solo una grande inconsistenza. Intendere però l’Intelligenza Artificiale solo “come nuova forma dell’agire”, rischia “di spingere l’umanità a adattarsi alle sue tecnologie intelligenti” (p. 40) in maniera troppo passiva.

Quindi secondo il filosofo Luciano Floridi l’Intelligenza Artificiale “non è una nuova forma di intelligenza, ma una forma di agire senza precedenti. Per questo, di tutte le aree dell’etica applicata, la bioetica è quella che più assomiglia al’etica digitale nel trattare ecologicamente nuove forme di agenti, pazienti e ambienti” (p. 96). L’IA sarebbe forse un’azione che lascia un bel segno.

Oggi la modernità è stata “re-ontologizzata”, si tratta di una percezione che viene continuamente modificata, e “il digitale sta anche ridefinendo dal punto di vista epistemologico la mentalità moderna, cioè molte della nostre concezioni e idee consolidate” (p. 31). Si creano così dei curiosi effetti “ri-epistemologizzanti”. La scienza viene quindi continuamente ridefinita anche a seconda delle convenienze dei vari potenti, a volte in maniera veramente estrema.

Per essere più precisi “La democrazia rappresentativa è comunemente (benché erroneamente) concepita come un compromesso dovuto a vincoli pratici di comunicazione. La vera democrazia sarebbe quella diretta, in quanto basata sulla partecipazione immediata, costante e universale di tutti i cittadini alle questioni politiche” (p. 32). I cittadini farebbero gli interessi dei cittadini.

Per molte persone l’attuale trasformazione digitale permette di unire “sovranità e governance per offrire un nuovo tipo di democratica agorà digitale, che potrebbe infine rendere possibile il costante coinvolgimento diretto di ogni cittadino interessato” (p. 33). O comunque potrebbe essere richiesto il coinvolgimento dei cittadini più preparati in varie professioni e funzioni.

Per Floridi, in definitiva, “Usare il digitale per congiungere (o, più miticamente, ricongiungere) sovranità e governance sarebbe un errore che si paga a caro prezzo” (p. 33). Quindi “un regime democratico non è semplicemente un modo di esercitare e gestire il potere in base a determinate procedure e/o conformemente a determinati valori, ma prima di tutto un modo di strutturarlo: chi detiene il potere non lo esercita ma lo affida a chi lo esercita ma non lo detiene” (p. 33).

Staremo a vedere a chi darà ragione l’attuale brutta Storia Occidentale. In ogni caso l’innovazione si basa su “almeno tre elementi principali: la scoperta, l’invenzione e il design” (p. 36). Secondo molti studiosi la cultura è nel lungo termine un processo naturale e artificiale di miglioramento.

 

Luciano Floridi è un filosofo con una grandissima esperienza internazionale che ora insegna anche all’Università di Bologna (anche Oxford). Per alcuni approfondimenti mirati e recenti (universitari e non): https://www.youtube.com/watch?v=Y9vHVii_RQg (Lectio Magistralis, Università di Udine); https://www.youtube.com/watch?v=c6JZJPml00c (governare l’Intelligenza Artificiale; Pandora, https://www.pandorarivista.it); https://www.youtube.com/watch?v=4JN_Dr1vPhk (ricostruire l’Intelligenza Artificiale e il Futuro); https://www.youtube.com/watch?v=vVp0SHqDEwY (On Life, https://www.designatlarge.it/luciano-floridi-onlife; https://lucianofloridi.net).

Nota esistenziale – “L’uomo sociale è anche un essere morale. Egli ha due facoltà morali: la ragione e il sentimento” (Silvana Greco racconta Moses Dobruska, Il sociologo eretico, p. 117); “L’egoismo distrugge la divinità di un interesse comune” (Moses Dobruska, Giuntina, 2021, p. 129; un grande intellettuale finito male nella Francia del Settecento, intervento di Brigitte Schwarz; www.mosaico-cem.it/cultura-e-societa/libri/i-numerosi-volti-di-dobruska-filosofo-poeta-ribelle).

Nota curiosa – “La questione se un computer possa pensare non è più interessante della questione se un sottomarino possa nuotare” (Edsger Wybe Dijkstra, informatico olandese morto nel 2002).

Nota finale – “Il fatto che Watson, il sistema IBM in grado di rispondere alle domande poste in un linguaggio naturale, possa sconfiggere i suoi avversari umani giocando a Jeopardy! dice di più sugli ingegneri umani, le loro incredibili capacità e competenze, e il gioco stesso, che sull’intelligenza biologica di qualsiasi tipo, inclusa quella di un topo” (p. 49).




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