venerdì 29 gennaio - Gerardo Lisco

Le elites contro il popolo

Parafrasando il titolo del saggio di Christofer Lasch la crisi di governo in corso è da ascrivere alla rivolta delle elites contro il popolo. Il governo Conte è il governo del “popolo” che ha votato M5S alle ultime elezioni politiche. 

Alle elezioni politiche del 2018 il “popolo” ha rifiutato la narrazione che le elites, da Monti in poi, hanno cercato di imporgli; narrazione che cercava di convincerlo che si sarebbero potute salvare la Democrazia e la Libertà intesa come libera circolazione di merci, capitali ed esseri umani; ma bisognava che il popolo sopportasse dei costi. Tradotto: tagli alla spesa sociale per sanità istruzione, pensioni, salari; privatizzazione e svendita del patrimonio pubblico; riduzione dei diritti sociali a favore dei diritti individuali. Superata la fase critica rappresentata dal primo governo Conte, sostenuto da M5S e Lega, le elites sono tornate alla carica per rimuovere con forza l’ostacolo e cioè il Presidente del Consiglio punto di equilibrio tra le istanze del “popolo” e una parte del ceto politico sensibile alle istanze dei ceti sociali meno ambienti. Passaggio fondamentale nella lotta delle elites contro il “popolo” è stato il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. Quella che è passata nell’opinione pubblica come la battaglia contro la casta di fatto è stato lo strumento principale utilizzato dalle elites per riguadagnare quel poco di terreno perso. Con la riduzione del numero dei parlamentari, data la qualità politica e culturale di molti di essi, siamo in presenza di un parlamento nel quale qualche centinaio di peones consapevoli che non saranno più rieletti è disposto a sostenere di tutto pur di restare a galla. Ed è su questa massa di parlamentari che scommette Renzi per condurre l’attacco a Conte e all’alleanza M5S, LeU e PD. Più in generale Renzi scommette sul fatto che non esistono più partiti politici, cultura politica e classe politica per cui ciascuno dei parlamentari è potenzialmente un Sergio De Gregorio. In un contesto diverso con partiti e classi politiche degne di questo nome le Camere sarebbero state già sciolte e le elezioni indette. Non è possibile che un intero sistema politico debba sottostare al ricatto di un gruppo di parlamentari guidati da un personaggio che parla in nome e per conto delle elites finanziarie, industriali e mediatiche impegnate ad imporre la propria volontà per difendere i propri interessi a un popolo prostrato e frastornato dalla crisi economica e pandemica. Bisogna dirlo con chiarezza : l’Italia è sotto ricatto. Dove sono i movimenti politici, le associazioni ecc. che si mobilitano a difesa delle istituzioni Democratiche contro il pericolo fascista?. Quanto sta succedendo è molto peggio del fascismo stesso perché spiana la strada alla fine delle istituzioni democratiche. Siamo in presenza di elites avide, prive di coscienza civile, di senso dello Stato e di appartenenza ad una comunità nazionale. Le elites stanno utilizzando tutti i mezzi che hanno disposizione, compreso il tentativo di costruire calunnie a carico del Presidente Conte, per rompere l’alleanza che sostiene questo governo per poter avere un governo tecnico o di unità nazionale ligio ai propri interessi. Le critiche al Recovery Plan, condotte da Renzi e da Bellanova in nome e per conto, in primis, di Confindustria, sono fondate sul nulla. Per capirlo è sufficiente leggere i documenti elaborati dai governi degli altri Stati facenti parte dell’UE. In Italia, attraverso la lobby presente in parlamento, in aggiunta all’impegno dei 209 miliardi si chiede anche l’attivazione del MES sanitario che nessun altro Governo dell’UE si permette di fare. Le ragioni per cui Renzi e una parte del PD chiedono l’attivazione del MES è anche abbastanza evidente. Il Senatore Marcucci, con il fratello Paolo, controlla la società Kedrion casa farmaceutica produttrice di plasma. Il Presidente di Confindustria guida il Gruppo Synopo attivo nel settore sanitario. E’ chiaro che siamo in presenza di un palese conflitto di interessi. Oltre ai palesi conflitti di interesse le ragioni per le quali le elites chiedono il ricorso al MES è semplice. E’ solo con l’indebitamento che in seguito si potranno giustificare politiche di smantellamento del Welfare State, di privatizzazioni e messa sul mercato di importanti settori del sistema pubblico nazionale. Le risorse finanziarie ci sono, attraverso l’indebitamento pubblico, bisogna creare le condizioni perché nascano mercati nuovi dove investire per realizzare profitti. Da qui anche l’attacco ai diritti sociali e al diritto del lavoro o, come sostiene Bonomi, alla totale privatizzazione delle politiche attive del lavoro eliminando quel poco che resta ancora di pubblico. In sostanza la legalizzazione tout court del caporalato. Considerato il contesto e il pericolo palese per le istituzioni Democratiche, se in parlamento non ci fossero inutili peones privi di coscienza politica e di senso dello Stato l’unica scelta da fare sarebbe quella delle elezioni politiche anticipate. Purtroppo per tutta una serie di questioni, una delle quali è da ascrivere ai mutati equilibri internazionali con l’elezione di Biden e la fine del pericolo sovranista, assisteremo alla restaurazione neoliberale e alla fine di quel minimo di processo di integrazione europea che si stava avviando con il Recovery Found e con l’azione della BCE.  




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