lunedì 4 gennaio - Giovanni Pulvino

Le differenze arricchiscono le menti, i cuori ed anche le tasche, ma è necessaria la conoscenza

‘Gli africani vengono in Italia a fare lavori che gli italiani non vogliono più fare e a difendere diritti che gli italiani non vogliono più difendere’, Roberto Saviano

Le norme che regolano il fenomeno migratorio fanno riferimento soprattutto alla legge Bossi/Fini. Il provvedimento voluto dal governo di Silvio Berlusconi nel 2002, poi modificato nel 2007 e nel 2009 (decreto Sicurezza che ha introdotto il reato di clandestinità), parte dal presupposto che esistono dei confini e che pertanto chi li oltrepassa senza permesso e senza essere un richiedente asilo compie un reato. Secondo una recente sentenza della Cassazione l’illecito di ‘ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato’ non conosce attenuanti che valgano la sua assoluzione, vale a dire che non è possibile invocare la tenuità del fatto per evitare la condanna.
 
Le limitazioni alla libera circolazione degli individui sono un’invenzione degli Stati moderni, ma non è stato sempre così. Il mondo si è popolato proprio perché non c’erano barriere. L’uomo è per sua natura un nomade. Si sposta cioè là dove ritiene di poter vivere in modo dignitoso ed a volte è una questione di sopravvivenza. Noi italiani, soprattutto noi meridionali, ne siamo un esempio. Il limite agli spostamenti nasce quando si rende necessaria la tutela di un interesse economico particolare. Se non esistessero i poveri, le guerre, le calamità naturali ed il benessere fosse diffuso in tutto il pianeta non ci sarebbero gli immigrati economici ed i profughi. Invece esistono e le risposte al fenomeno possono essere diverse: o li accettiamo o li lasciamo affogare nel Mediterraneo o morire nelle carceri libiche o di fame nei loro paesi d’origine. Tutti hanno il diritto a vivere una vita dignitosa, anche chi ha la sfortuna di nascere in un ambiente povero e violento. 
 
I fenomeni del razzismo e dell'intolleranza che stanno crescendo nella società italiana e non solo sono il risultato di un limite culturale che ha radici antiche e che si fa fatica ad estirpare. Quando vediamo una faccia nuova in noi scatta un istinto di conservazione, se poi entriamo in contatto con un individuo che ha un colore della pelle diverso dal nostro rischiamo di andare nel panico. Facciamo fatica ad accettare la diversità ed a volte la temiamo. Tendiamo a chiuderci nel nostro guscio. Non ci rendiamo conto che le differenze arricchiscono le menti, i cuori ed anche le tasche, ma è necessaria la conoscenza. Non è un caso che le comunità più prospere ed evolute siano proprio quelle multietniche.
Il benessere e la civiltà di un popolo crescono e si affermano insieme, sono due fenomeni in simbiosi, l’uno non può esistere senza l’altro, ma per tanti italiani non è così.
 



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