giovedì 14 febbraio - Phastidio

Lavoro | Posti vacanti: cresce il fenomeno di skills mismatch

Oggi Istat ha pubblicato un dato molto importante, per valutare le condizioni del mercato del lavoro: il tasso di posti vacanti in manifattura e servizi, aggiornato al quarto trimestre dello scorso anno. Perché, sapete, in un mercato non conta solo l’offerta ma anche la domanda. Incredibile, vero?

Quello che emerge è un trend di crescente difficoltà delle imprese italiane a reperire le figure professionali di cui necessitano, alla luce dell’evoluzione delle tecnologie e delle relative skills:

Nel quarto trimestre 2018, il tasso di posti vacanti destagionalizzato è pari all’1,2% nel complesso delle attività economiche considerate e all’1,1% e all’1,4% rispettivamente nell’industria e nei servizi. L’indicatore mostra, rispetto al trimestre precedente, un incremento di 0,1 punti percentuali per il complesso delle attività economiche e per il settore dell’industria e di 0,2 punti percentuali per il settore dei servizi.

Siamo ai massimi degli ultimi otto anni, come minimo. E questa è la definizione dell’indicatore, secondo Istat:

I posti vacanti misurano le ricerche di personale che alla data di riferimento (l’ultimo giorno del trimestre) sono già iniziate e non ancora concluse. Sono, infatti, quei posti di lavoro retribuiti che siano nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di diventarlo, per i quali il datore di lavoro cerchi attivamente un candidato adatto al di fuori dell’impresa interessata e sia disposto a fare sforzi supplementari per trovarlo.

Molti tra voi si chiederanno: ma come, c’è la recessione eppure le aziende non trovano lavoratori? Le due cose non sono in contraddizione. Ricercare profili professionali coerenti con l’evoluzione della tecnologia è coessenziale al mercato del lavoro. Solo i keynesiani alla vaccinara che non hanno mai sentito parlare di isteresi credono che basti fare deficit per riassorbire la disoccupazione, essendo per loro l’aspetto qualitativo dell’occupazione solo un fastidio teorico da ignorare.

Avere un tasso di posti vacanti in crescita, quindi, non serve solo a prendere il polso alle condizioni congiunturali ma anche all’intensità del cambiamento nei profili professionali richiesti. Qualcosa di cui tenere conto, nelle scelte di policysulla formazione. Perché anche i fenomeni di skills mismatch devono essere monitorati con attenzione, ad evitare che si trasformino nell’ennesimo onere a carico delle imprese, ed in un incentivo alla delocalizzazione.

Italia, tasso di posti vacanti

E ora scusatemi ma devo correre al party organizzato per festeggiare il boom del mercato italiano del lavoro che questo grafico mostra.




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