lunedì 17 agosto - Pressenza - International Press Agency

Lavoratori sempre più a rischio per le ondate di calore

Lavorare in Italia sta diventando sempre più pericoloso, soprattutto all’aperto. Nel giro di cinque anni i giorni estivi con rischio caldo alto sono passati da 22 (nel biennio 2021/2022) a 35 (nel biennio 2024/2025).

di Giovanni Caprio

(Foto di Greenpeace)

Significa che il 38% di tutte le giornate estive analizzate (2021-2025) si svolge ormai sotto condizioni climatiche potenzialmente dannose per la salute dei lavoratori. Negli ultimi cinque anni, ogni estate in media 670 mila lavoratori al giorno sono stati potenzialmente esposti al rischio caldo.

E’ quanto si legge nel Report di Greenpeace Lavoratori a rischio per le ondate di calore – Risultati dell’analisi dei dati 2021-2025, redatto con le previsioni del progetto Worklimate e il contributo della Cgil. Nelle province e città metropolitane dei capoluoghi di Regione in media in estate ogni giorno quasi un lavoratore su dieci è esposto al rischio caldo alto svolgendo attività che, potenzialmente, comportano uno sforzo fisico più intenso (media 2021-2025). Parliamo del 9% degli occupati dei territori in cui è stata condotta l’analisi.

Si tratta di una quota enorme della forza lavoro, che rivela quanto il Paese sia impreparato a proteggere chi lavora all’aperto proprio mentre le temperature aumentano. La quota maggiore di lavoratori esposti si concentra nel settore delle costruzioni, con una media di 251 mila persone coinvolte ogni giorno in estate. Seguono a stretto giro trasporto mercilogistica e riders (243 mila), manutenzione del verde e i servizi per edifici (125 mila) e agricoltura e silvicoltura (48 mila).

La città metropolitana di Roma guida la classifica per numero di lavoratori potenzialmente a rischio ogni giorno durante l’estate, con oltre 213 mila persone coinvolte, seguita dalla città metropolitana di Milano con 165 mila. Valori elevati si registrano anche nei territori di Napoli (57 mila), Torino (48 mila), Bologna (37 mila) e Bari (33 mila).

Rispetto alla percentuale di lavoratori a rischio sul totale degli occupati, in cima alla classifica resta la città metropolitana di Roma (stima del 16%), in seconda posizione le province di Palermo e Cagliari, dove la quota di lavoratori esposti ogni giorno raggiunge rispettivamente il 10,8% e il 10,3%: circa un lavoratore su dieci. E le città metropolitane di Roma e Milano si collocano ai primi posti, con il 50% dei giorni estivi caratterizzati da rischio caldo alto. Seguono i territori metropolitani di Cagliari e Bologna, con percentuali elevatissime (il 48 e il 46%) di giorni ad alto rischio. In altre parole, in diversi territori italiani quasi una giornata estiva su due si svolge in condizioni climatiche critiche.

Ma chi paga il prezzo del caldo estremo e chi continua a guadagnare dalla crisi climatica? Il caldo che mette a rischio tutti noi non è una fatalità: è uno degli impatti più evidenti della crisi climatica, alimentata principalmente da carbone, petrolio e gas. “A differenza di quello che dichiara il Presidente del Senato <<ci abitueremo al caldo caraibico, non vuol dire che moriremo>>: l’ultima ondata di calore europea, ha sottolineato Simona AbbateEnergy & Climate campaignerGreenpeace Italiasecondo le prime stime, potrebbe aver causato circa 20.000 morti in Europa, una strage annunciata che ha dei responsabili, le industrie petrolifere, e dei complici silenti, i governi che hanno appoggiato politiche energetiche estrattiviste a solo vantaggio dei ricavi delle industrie e a scapito delle persone e della natura”.

E così, mentre milioni di persone lavorano in condizioni sempre più pericolose, le grandi aziende fossili continuano a trarre profitti da attività che aggravano il riscaldamento globale. Per Greenpeace, chi era a conoscenza delle proprie responsabilità e ha continuato ad alimentare la crisi deve contribuire a pagarne i costi: il governo deve tassare i profitti delle aziende del petrolio e del gas e destinare quelle risorse a tutela del lavoro, adattamento climatico, sanità pubblica e transizione energetica.

La ricerca scientifica ha ripetutamente mostrato come gli scenari di cambiamento climatico indichino una previsione di aumento della durata, della frequenza e della intensità delle ondate di calore, spiega Alessandro Marinaccio, dirigente di ricerca e responsabile del laboratorio di epidemiologia del dipartimento di medicina, epidemiologia e igiene di INAIL Nel breve periodo si tratta di scenari difficilmente modificabili, mentre è necessario operare fin d’ora per invertire la tendenza nel medio e lungo periodo”.

Marco Morabito di CNR-IBE aggiunge: “Sarebbe auspicabile l’introduzione di una normativa nazionale strutturata, coordinata a livello ministeriale tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Ministero della Salute, in grado di definire in modo chiaro e uniforme gli obblighi dei datori di lavoro per garantire condizioni di lavoro sicure; credo che il cambiamento climatico imponga una riflessione sempre più approfondita anche nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro. Nel Testo unico sulla sicurezza sul lavoro quindi, potrebbe essere utile rafforzare alcuni aspetti legati ai rischi climatici emergenti, definendo criteri omogenei a livello nazionale per la valutazione e la gestione del rischio da caldo e degli altri eventi meteorologici estremi. Questo consentirebbe di fornire maggiore certezza operativa alle imprese e una tutela più uniforme ai lavoratori”.

Qui  tutti i risultati dell’analisi di Greenpeace “Lavoratori a rischio per le ondate di calore.




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