Lassoued Dhoui, quali sono le cause della morte nel CPR di Palazzo San Gervasio?
In attesa degli esiti dell’autopsia e delle dinamiche che hanno causato il decesso dell’ uomo, restano domande generali: i CPR sono luoghi in cui lo Stato riesce a dare assistenza medica adeguata e a tutelare la dignità delle persone? In Italia gli appelli per la loro chiusura si susseguono, tra le ultime manifestazioni quella del 20 luglio a Napoli.
di Daniele Pallotta

Lassoued Dhoui, un uomo di trenta anni, cittadino tunisino, è morto il 10 agosto 2026 nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) del comune di Palazzo San Gervasio (provincia di Potenza), in circostanze ancora da accertare. Era arrivato nel CPR sei giorni prima. L’ autopsia si sarebbe svolta il 13 agosto, ad oggi non è stato ancora diramato l’ esito della stessa. Sono in corso le indagini per accertare le dinamiche che hanno portato alla morte dell’ uomo.
Secondo quanto riportato da alcune operatrici dell’ Assemblea Lucana NO CPR, la cui intervista è stata pubblicata sul sito web meltingpot.org, “Il giovane non era idoneo alla vita in comunità ristretta per gravi problemi psichiatrici”. Le operatrici aggiungono che “da molto tempo, come attivisti e attiviste dell’Assemblea Lucana No CPR, denunciamo la mancanza di assistenza sanitaria, la presenza di persone in condizioni di grave fragilità che non dovrebbero essere trattenute e le carenze igienico-sanitarie della struttura. Denunciamo anche le condizioni dei moduli e il caldo (gestito da “Officine sociali” con solo 4 litri di acqua potabile al giorno) che in questo ultimo periodo ha ulteriormente esasperato una situazione già critica.”
Carmen D’Anzi, Garante dei detenuti della provincia di Potenza, ha rilasciato una dichiarazione: «Serve un cambio di paradigma. Bisogna abolire la detenzione amministrativa». A questa si affianca quella dell’ Arci : «privare una persona della libertà per un’irregolarità relativa alla propria condizione giuridica sul territorio è un’aberrazione. Il Cpr non deve essere migliorato. Va chiuso».
L’avvocato Arturo Covella, come riportato da Annalisa Camilli sulla rivista “Internazionale”, dichiara di aver incontrato Dhoui Lassaoued pochi giorni prima della morte e di averne compreso la fragilità psichica. Nei giorni precedenti, secondo il legale, nel centro c’erano state proteste legate al caldo, all’acqua e alle condizioni igieniche.
Nel 2026 (così come negli anni precedenti) in varie città d’ Italia, si sono svolte manifestazioni in molte città d’ Italia in cui si sono stati lanciati appelli per denunciare le condizioni di diversi CPR.
In ordine di tempo uno degli ultimi cortei aveva percorso le vie di Napoli, il 20 luglio, da piazza Garibaldi alla Prefettura di Piazza del Plebiscito, coinvolgendo migliaia di persone. In un intervento al microfono erano state ricordate alcune persone morte sotto la custodia dello Stato, denunciati i CPR come “luoghi patogeni”, e rilanciato l’ appello contro l’ apertura di un nuovo CPR a Castelvolturno o in altri luoghi.
Durante il corteo sono state avanzate anche richieste alla Regione Campania. Andrea Morniroli, assessore alle Politiche sociali ed alla scuola della Regione Campania, intervistato durante la manifestazione, ricostruisce una questione sociale ampia: “Come è stato detto al microfono durante il corteo, i diritti o sono per tutti uguali o sono privilegi. Come Regione Campania partecipiamo in vari tavoli di lavoro, in cui le tematiche dell’ immigrazione sono presenti e trasversali, tematiche che attraversano le politiche regionali. Sul tavolo caporalato stiamo ragionando, insieme alle prefetture ed alle questure, su come intervenire per impedire che troppe lavoratrici e troppi lavoratori siano sfruttati; un altro tavolo importante è relativo al diritto all’ abitare, e come assicurare tale diritto in particolare alle donne migranti. Il nostro è un impegno a lavorare su questi aspetti. Il presidente Fico, che ha la delega sull’ immigrazione, e gli assessori competenti stanno cercando di capire come intervenire su una complessità densa che va affrontata”.

Dal megafono del corteo hanno parlato anche alcune donne migranti, chiedendo di poter lavorare senza doversi difendere dalla violenza dei padroni, lavorare dignitosamente.

Una manifestazione, l’ ennesima, per ricordare ad un’ opinione pubblica distratta o male informata che le persone migranti non devono continuamente essere strumentalizzate come capro espiatorio di problemi sociali che hanno tutt’ altre cause.

