giovedì 5 novembre - UAAR - A ragion veduta

Laicità per tutelare tutti coloro che integralisti non sono

Per la terza volta in un mese in Francia è stato fatto correre il sangue. Criminali islamisti, con premeditazione, hanno prima colpito lavoratori in pausa nei pressi della vecchia sede di Charlie Hebdo, poi un insegnante che faceva discutere i suoi allievi sulla libertà di espressione e ieri fedeli nella basilica di Nizza.

 Sul fuoco di questa violenza aveva gettato benzina il despota turco Erdogan, vaneggiando di persecuzioni di stampo nazista che subirebbero i musulmani in Europa e chiamando di fatto a raccolta fanatici da tutto il mondo.

Ma la barbarie degli islamisti va oltre il sangue che fanno scorrere. È intimidazione, è pretesa di intoccabilità, è negazione della libertà di espressione e del diritto all’istruzione. Quella pubblica, fondata sullo spirito critico e priva di riverenza. Come ha ricordato ancora una volta il presidente Macron è un attacco alla “libertà di credere e di non credere”.

C’è anche dell’altro. È il tentativo dividere il mondo in comunità, in culture di appartenenza alle quali sarebbe dovuto rispetto al posto delle persone: non deve stupire che gli attacchi siano portati nella terra in cui fu scritta la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Al crimine organizzato, di stampo religioso e non religioso, non devono essere fatte concessioni. Per questo l’Europa deve fare rotta verso la laicità, evitare tutele speciali per il “sentimento” religioso, puntare su sistemi educativi che permettano alle giovani generazioni di compiere scelte consapevoli. Solo così potranno essere tutelati tutti coloro che, credenti e non credenti, integralisti non sono.

Roberto Grendene

 




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