giovedì 3 settembre - Stranieriincampania

La tragedia dei profughi curdi trovati morti in un tir in irpinia: il ricordo dopo 18 anni

Era il 31 agosto del 2002 quando furono trovati i corpi senza vita di cinque profughi curdi-iracheni in un tir nell’area di servizio di Mirabella Eclano sull’autostrada Napoli-Bari. Ad ucciderli furono le esalazioni dei gas di scarico e gli stenti patiti durante la fuga da un conflitto che ancora oggi interessa quei territori. 

Erano partiti in nove per scappare dall’Iraq, pagando i trafficanti che li condussero attraverso i territori dell’Asia minore fino al porto greco di Igoumenitza. Qui erano entrati nella pancia di uno dei tanti tir diretti a Brindisi. Secondo l’autopsia, tre morirono in mare, altri due proprio la mattina del 31 agosto, quando le urla disperate del più giovane, appena 18 anni, attirarono l’attenzione dell’autista che avvertì immediatamente le forze dell’ordine. Quando la Polizia Stradale di Grottaminarda arrivò sul posto, si trovò davanti al macabro scenario. 

La CGIL Avellino ha diramato un comunicato per ricordare quel tragico giorno e, soprattutto, per non dimenticare le tante persone che perdono la vita tentando di arrivare in Europa via terra o via mare: “Queste tragedie sono il risultato delle politiche di repressione nei confronti di popoli, di guerre e crisi economiche sociali che coinvolgono tanti esseri umani, i quali diventano profughi e migranti, esseri umani che ‘si spostano’, scappando, da luoghi di guerra, fame, sfruttamento e l’Europa, come soggetto istituzionale, non riesce a darsi Politiche di solidarietà, di aiuto e proteggere quelle migliaia di esseri umani che tentano di trovare, forse, luoghi di pace e non di sfruttamento e violenza.

Senza atti politici solidaristici nei confronti di altri esseri umani viene meno il fondamento stesso di stato democratico e di diritto. Vengono meno i principi fondativi, in primis la Solidarietà, della nostra Carta Costituzionale e uno dei Punti Fondativi della UE sui Diritti umani, fra cui il diritto a non subire discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale, il diritto alla protezione dei dati personali e il diritto di accesso alla giustizia“.

La stessa GGIL Avellino, insieme al PRC e ad altre associazioni di volontariato resero possibile l’identificazione delle salme così da definire l’identità dei giovani. Contemporaneamente, collaborarono con le amministrazioni di Mirabella Eclano ed Ariano Irpino per dare supporto ai superstiti e per permettere di restituire i corpi ai familiari, un’operazione non facile vista “la spietata avversione politica dei governi iracheno e turco nei confronti del popolo curdo”.

“Dobbiamo avere la forza e il coraggio per ritrovare l’impegno a favore dei più deboli, non criminalizzare la povertà e la miseria, ma lavorare per eliminarle – si legge ancora nel comunicato – Il ricordo e la memoria sono l’occasione per cercare di essere migliori, agendo per determinare le condizioni utili a ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche, creare Lavoro dignitoso per tutte e tutti. Mai colpevolizzare la speranza di Vita migliore”.

Da quel giorno, ogni anno, Cgil con Giovanni Villani, Ariano in Movimento, Don Vitaliano Della Sala, il Comune di Mirabella Eclano, Associazioni Solidali, Sid, e i profughi ospiti nei centri di accoglienza si danno appuntamento per ricordare la tragica fine di cinque ragazzi: 

Nerwan Ahmad Mahmud di Kalar nato il 1/1/1983

Ayad Fadil Muhamed di Jalawla nato il 19/1/1980

Lukman Kader Abdulrahman di Khanaqin nato il 1/1/1984 

Deler Karin Suleman di Kalar nato il 1/8/1984

Adel Sirwan di Tuesk nato nel 1975 

Napoli, 31 agosto 2020

Foto di Piero Di Maria da Pixabay 




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