venerdì 12 marzo - Alberto SIGONA

La storia del Tour de France

DAGLI ALBORI AL BIS DI RE OTTAVIO

 

Foto: Pixabay

1903 GARIN, PRIMO EROE DELLA BOUCLE

Il primo Tour de France prese il via il 1° luglio del 1903, nell’era della Bella Epoque, dove le invenzioni la facevano da padrone. Una su tutte, la bicicletta, era quella su cui si basava uno sport destinato ad entrare nell’immaginario collettivo, il ciclismo naturalmente. All’epoca la vittoria finale spesso non veniva assegnata in base al tempo bensì ai punti. Ogni frazione era di circa 400 km, e di norma venivano concessi anche 4 giorni di riposo: le strade sterrate, le bici non proprio consone a delle competizioni, infatti, richiedevano sforzi inconsueti ed inconcepibili per i tempi odierni; non a caso quel ciclismo è denominato “eroico”. Al Tour de France 1903 parteciparono 84 corridori e solo in 21 riuscirono ad arrivare alla fine. La 1^ tappa -da Parigi a Lione- fu appannaggio di Maurizio Garin (impiegò 17 ore!, 45 minuti e 44 secondi). Nella 2^ e 3^ frazione s’impose il francese Hippolyte Aucouturier. La 4^ tappa vide il trionfo dell’elvetico Charles Laeser, primo straniero ad imporsi al Tour.
Nella 5^ tappa si affermò Garin che così consolidava il vantaggio sulla concorrenza. Nell’ultima tappa, la 6^, Garin concedette il tris: il 1° Tour de France terminerà fra i suoi artigli; Lucien Pothier (Fra) terminerà la competizione a ben 2h59'31 dal battistrada: è sinora il maxi ritardo del 2° classificato. Garin impiegò oltre 94 ore per completare l’intero percorso, la media di 15 al giorno: oggi la media è di poco più di 4 ore...
 

1904 COLPI BASSI AL TOUR

Dopo il grande successo di pubblico dell’edizione del debutto, nel 1904 il Tour rischierà persino di chiudere i battenti. Infatti, molti furono gli incidenti causati dai tifosi e molte anche le frodi di alcuni degli stessi ciclisti, tanto che si pensò al termine di quell’edizione di rinunciare ad organizzarne di successive. Al Tour de France 1904 parteciparono 88 ciclisti ma, tra ritiri e squalifiche, solo 15 terminarono la prova. La classifica finale definitiva si ebbe soltanto il 2 dicembre, 8 ciclisti tra cui i primi 4 della classifica generale (si era imposto Garin) furono squalificati e sospesi. Henri Cornet, il 5° della classifica generale, fu così designato vincitore della prova. Cornet aveva meno di 20 anni ed è tuttora il più giovane vincitore del Tour.
 

1905 LASSU’ SULLE MONTAGNE

Il tour del ‘5 presenta numerose novità rispetto alle precedenti edizioni, proiettandolo verso la tipologia di corsa che conosciamo oggi. Aumentarono, infatti, la quantità delle tappe che da 6 passarono a 11, seppur di minor lunghezza. Inoltre saranno introdotti i percorsi di montagna, così si attraverseranno le Alpi, sulle quali s’impronterà la storia della Gran Boucle negli anni a venire. Anche in questa edizione (che per la prima volta non si deciderà con i tempi ma a punti: succederà così sino 1912) ci furono numerosi problemi, dovuti soprattutto a boicottaggi del pubblico che riempiva di chiodi i percorsi cittadini, per questo molte tappe furono interrotte prima dell'ingresso nelle città, e dei 3.021 km previsti ne furono percorsi 2.994.
Il tour, tra mille peripezie, sarà vinto dal francese (all’epoca i partecipanti erano più o meno tutti transalpini) Louis Trousselier (5 tappe).
 

1906 POTTIER, PRIMA LEGGENDA DEL TOUR

Ormai il giro francese inizia ad ingrandirsi ed a rassomigliare ai Tour dei nostri tempi, prevedendo un percorso con più di 4.000 km e diverse salite. Al traguardo di Parigi riuscirono ad arrivare soltanto 14 ciclisti, è il secondo minor numero di ciclisti arrivati.
Il grande protagonista di questa edizione è René Pottier, vincitore di 5 tappe, di cui 4 consecutive in montagna e autore di prestazioni eccezionali, come la scalata al Ballon d'Alsace nella quale oltre a piantare gli avversari staccò anche le macchine dell'organizzazione. Pottier, forse la prima leggenda della Corsa gialla, morìrà suicida il 25 gennaio dell'anno successivo, impiccandosi a causa di una delusione amorosa.
 

1907 IL PRIMO ACUTO DEL.. PICCOLO BRETONE

Émile Georget vincendo 5 delle prime 8 tappe (in totale ne vincerà 6) sembra poter dominare tranquillamente la corsa ma a causa di una squalifica (per cambio bici, all’epoca vietato) cede la testa della classifica al suo compagno di squadra Lucien Petit-Breton, il quale rimarrà leader della classifica fino all'arrivo di Parigi.

 

1908 PRIMA DOPPIETTA CONSECUTIVA

Petit Breton -vincitore di 5 tappe- si aggiudica nuovamente il Tour, entrando nella storia come il primo a riuscire in un bis consecutivo. Breton riesce a prevalere sul lussemburghese Faber, che presto entrerà nella mitologia dello sport. Un altro protagonista fantastico sarà Passerieu, scalatore doc. Intanto il Tour comincia ad aprirsi sempre più alla concorrenza straniera.
 

1909 FABER VINCE UN’EDIZIONE DA TREGENDA

L’edizione del ‘9 sarà appannaggio di Francois Faber (Lussemburgo), primo straniero ad imporsi nella corsa francese. Faber vincerà 5 tappe consecutive (record tuttora imbattuto) su un totale di 6 affermazioni (ne vanta complessivamente 19), di quello che sarà ricordato come il Giro di Francia più duro della storia, in primis a causa (o per merito..) delle condizioni atmosferiche davvero proibitive: malgrado fossimo a luglio la pioggia e la neve la fecero da padrone.
Da segnalare l’impresa epica del francese Alavoine che vinse l’ultima tappa percorrendo gli ultimi 10 km a piedi con la bici (inutilizzabile a seguito di un incidente) in spalla.

Faber era un atleta di dimensioni impressionanti, specie per l’epoca: era alto 2,02 metri e pesava 100 kg. Faber vincerà in seguito diverse tappe durissime al Tour, senza riuscire però a ripetere la vittoria finale.
Il destino gli riservò un trattamento infame: dopo aver chiuso la carriera nel 1914, decise di arruolarsi come volontario nella Prima Guerra Mondiale, ma cadde il 9 maggio 1915: aveva 28 anni.
 

1910 LAPIZE BEFFA FABER

In questa edizione per la prima volta vengono affrontati i Pirenei. Il favorito è il campione uscente Faber, ma a quei tempi non poteva esserci nulla di scontato o comunque preventivabile seriamente, visto che si correva in condizioni che oggi definiremmo assurde e spaventose. La discriminante fondamentale spesso non era la bravura dei corridori ma il fato che poteva cambiare in ogni momento le sorti di una corsa, magari per una semplice foratura.
E sarà proprio per delle forature che Faber alla terzultima tappa dovrà cedere il primato ad Octave Lapize , proprio quando sembrava avviato al trionfo. Faber sarà così soltanto secondo. Si registra la 1^ vittoria azzurra: la ottiene Ernesto Azzini a Parìs. Azzini morirà a soli 38 anni di tisi. Lapize, nel 1914, con lo scoppio della Prima guerra mondiale, decise di arruolarsi come volontario e partì per il fronte. Perse la vita durante un conflitto aereo il 14 luglio 1917 all'età di 29 anni. Fra le sue vittorie rimembriamo senz’altro 3 Roubaix consecutive.
 

1911 GARRIGOU VINCE IL TOUR DEI SOSPETTI

Il Tour del 1911 vedrà dei ritiri illustri (Faber, Lapize, Petit Breton..) per varie cause che vanno dalle cadute (immancabili) allo sfinimento psico-fisico. Duboc (4 tappe) sarà addirittura vittima di avvelenamento, e così giungerà soltanto 2° dietro al nuovo vincitore Gustave Garrigou, primo indiziato dell’avvelenamento del suo antagonista.

 

1912 CHE BARBA, CHE NOIA...

Rispetto alle precedenti edizioni codesto Tour risulterà noioso e scontato sin dal principio. La corsa sarà vinta dal belga Odiel Defraye. La formula della graduatoria a punti ancora presente in questo Tour venne criticata da più parti e l'organizzatore Henri Desgrange annunciò quindi grosse novità per l'anno seguente. L’Italia si aggiudicò 2 tappe, entrambe con V. Borgarello, che è stato il primo italico leader della classifica provvisoria (1 solo giorno).
 

1913 PRIMO EXPLOIT DI THYS

Il Tour quest’anno presenta una novità: la classifica generale torna ad essere decisa in base al tempo, per un cambiamento che rimarrà definitivo. La corsa, caratterizzata da tantissimi ritiri, sarà dominata dal belga Philippe Thys, anche se si vedrà spianata la strada dalla caduta cui incorre Petit Breton alla penultima tappa. Il belga M. Buysse, 3° in classifica generale, fu il ...“Re di giornata” con 6 tappe all’attivo. Lapize abbandonò il Tour perché reputava i guadagni insufficienti. Per la prima volta nella storia del Tour de France, in questa edizione si parlò dell'attuale simbolo del primato: la maglia gialla. Philippe Thys ricordò nella rivista belga Champions et Vedettes che nel 1913 gli fu data una maglia gialla quando il patron della corsa, Henri Desgrange, gli chiese di indossare una maglia colorata per distinguersi. Thys declinò, dicendo che renderlo più visibile, avrebbe incoraggiato gli altri corridori ad attaccarlo. La prima maglia gialla sarebbe stata formalmente indossata da Eugène Christophe, il 19 luglio 1919. L’italiano Micheletto vinse la 1^ tappa.

1914 L’ULTIMO TOUR DEI PIONIERI

Nel 1914, alla vigilia della Grande Guerra, il Tour è vinto ancora dal belga Thys che consolida la sua fama dominando la gara dal principio alla fine, sebbene alla penultima tappa, per cambio ruota, sarà penalizzato di 30 minuti. Molti corridori dovettero abbandonare la corsa a causa della mobilitazione generale proclamata per l'inizio della prima guerra mondiale. Thys precedette in graduatoria il francese Henri Pellissier di 1 minuto e 50.
 

1919 LA CORSA SI TINGE DI GIALLO

Il 1919 è l’anno in cui viene introdotta la famigerata Maglia Gialla, destinata a rappresentare il Tour de France. Eugene Cristophe si stava avviando a vincere la corsa ma a solo due tappe dal termine ruppe la forcella quando aveva oltre 28 minuti sul secondo. La maglia gialla gli venne strappata dal belga Firmin Lambot. L’Italia vinse 2 frazioni con L. Lucotti. Fra i protagonisti spicca il 2° classificato Alavoine, vincitore di 5 tappe.
 

1920 THYS REALIZZA IL TRIS

Non è stato un Tour particolarmente spettacolare, per via del belga Thys che “ammazza” la concorrenza. Alle sue spalle, distanziato di quasi 1 ora, si piazza il connazionale Hector Heusghem. Per la prima volata nessun francese salì sul podio. Furono ben 7 i belgi classificati ai primi 7 posti, un preludio ad una futura epopea dei fiamminghi.

 

1921 UN LEONE DI NOME SCIEUR

Anche l’edizione del ’21 non fu particolarmente accattivante, visto che il belga Leon Scieur dominò praticamente dall’inizio alla fine senza tentennamenti. L’Italia si fece onore vincendo soltanto 1 tappa con L. Lucotti.

 

1922 UN CORRIDORE FORTUNATO ED..UN GAY

Il Tour di quell’anno fu vinto in modo rocambolesco dal belga Firmin Lambot (36enne, il più vecchio vincitore del secolo) dopo le disavventure capitate ai francesi Christophe ed Alavoine, vittime di forature e rottura di bici. Lambot, che già in passato aveva vinto un Tour giovandosi delle disavventure altrui, d’ora in avanti sarà per tutti “Il fortunato”. Il belga Thys in questa edizione si aggiudicò 5 tappe. L’Italia vinse una tappa con un certo Federico Gay...

 

1923 HENRI PELISSIER RIPORTA LA FRANCIA IN AUGE

Dopo l’epopea belga Henri Pélissier fu il vincitore del Tour 1923 e seppe approfittare di una caduta di Alavoine che sembrava destinato a vincere la Gran Boucle. Bottecchia, 2°, è il primo italiano ad indossare la maglia gialla (6 giornate). In quell’edizione Bottecchia vinse anche 1 tappa. Henri (ovvero La Corda, come era chiamato il maggiore dei fratelli Pelissier: anche Fransis Pelissier e Charles Pelissier furono professionisti), è senza dubbio uno dei ciclisti più importanti della storia del ciclismo e soprattutto uno dei campioni più grandi dell'era eroica del pedale. Nel suo palmares figurano in primis 1 Sanremo, 2 Roubaix e 3 Giri di Lombardia.
Nel maggio 1935 (a 46 anni), durante l'ennesimo litigio, verrà ucciso dalla propria amante ventiseienne Camille Tharault. Curiosamente venne colpito a morte dalla stessa pistola con cui sua moglie, Léonie, si era suicidata due anni prima.

 

1924 GLORIA ITALIANA CON BOTTECCHIA

Oltre ad essere uno dei più grandi ciclisti di sempre Ottavio Bottecchia è stato il primo italiano a vincere il Tour de France, nel ’24, mostrando uno strapotere assoluto, dominando la kermesse dall’inizio all’ultimo gong. Bottecchia, vincitore di 4 tappe, indossò la maglia gialla per tutti i 15 giorni, precedendo alla resa dei conti il lussemburghese Frantz (che di certo non era una mezza cartuccia) di 35’16’’. C’è da dire, comunque, che il favorito Henri Pelissier, dopo la 3^ tappa si ritirò per protestare contro il regolamento. L’Italia in quella favolosa edizione si aggiudicò una tappa anche con Giovanni Brunero, il quale, nell'epoca del "ciclismo eroico", nonostante il periodo fosse dominato in Italia dalle gesta dei due grandissimi, Alfredo Binda e Costante Girardengo, riuscì a ritagliarsi un considerevole spazio cogliendo diverse affermazioni prestigiose. Brunero morìrà nel 1934, dopo aver compiuto da poche settimane 39 anni, a causa di un male incurabile.

1925 BOTTECCHIA CONCEDE IL BIS
Anche Bottecchia purtroppo sarà atteso da un tragico destino. Dopo aver dominato anche il Tour del ’25 (vincendo 4 tappe e indossando il simbolo del primato in 13 frazioni), infatti, nel 1927 sarà brutalmente assassinato mentre si allenava, per una morte sinora avvolta nel mistero. Il Tour del 1925 lo vide prevalere di slancio sul belga Buysse, distanziandolo di 54’20’’. Al 3° posto l’italiano Bartolomeo Aymo (1 tappa).

 

DA BUYSSE A LAPEBIE
 

1926 BUYSSE STRAVINCE
L’edizione del ’26 se l’accaparrò il belga Lucien Buysse, sgominando la concorrenza. Lucien Buysse, nonostante aver saputo durante la terza tappa della morte della figlia, vince il suo Tour in surplace, precedendo il lussemburghese Frantz (4 tappe per lui) di 1h 22’ 25’’. L’Italia si aggiudica soltanto 1 tappa con Aymo, terzo in classifica generale.
 

1927 L’ESPLOSIONE DI FRANTZ
Dopo tanti piazzamenti finalmente il lussemburghese Frantz riuscirà ad appropriarsi del Tour de France 1927, infliggendo a tutti distacchi colossali. Nessuno riuscì mai a tenergli testa, neanche minimamente (il belga De Waele terminò a quasi due ore dal primo).
 

1928 TOUR DE FRANTZ
Anche il 1928 fu appannaggio di Frantz che indosserà la m.g. dalla 1^ all’ultima tappa. Frantz (5 tappe) precedette di 50 minuti Leducq. Nel corso della 19^ tappa a 100 km dall'arrivo gli si ruppe il telaio della bicicletta ma riuscì comunque a concludere la tappa utilizzando una bicicletta da donna. In totale vanta 20 tappe “gialle”.
 

1929 DE WAELE PRIMEGGIA A REDINI BASSE

Nel 1929 il Tour fu stravinto dal belga De Waele che prevalse di oltre 40 minuti sull’italiano Giuseppe Pancera. Leducq fece sue 5 tappe. Gli azzurri restarono ancora a secco di tappe.
 

1930 UN “DUCA” TRIONFA A PARIGI

Il Tour del ’30 fu per la prima volta seguito in diretta dalla radio di Stato francese, aumentando la popolarità del ciclismo. Per la prima volta fa la sua comparsa la caravona pubblicitaria mentre gli sponsor iniziano a “macchiare” con reclame le maglie dei corridori. Trionfa Leducq con un quarto d’ora di margine su Learco Guerra il quale vinse 3 tappe indossando la maglia gialla in 7 occasioni. Anche Alfredo Binda riuscì ad impinguare il bottino azzurro con 2 affermazioni consecutive, prima di ritirarsi per polemiche con la federazione italiana. Il velocista francese Charles Pellissier vinse 8 tappe, record tuttora imbattuto. Ad oggi è lo sprinter con più successi di tappa (16) dopo Cavendish (30) e Darrigade (22).
 

1931 INIZIA LA PICCOLA GRANDE ERA TARGATA MAGNE
Nel ’31 iniziava l’era del francese Antoin Magne che dominò la Gran Boucle in lungo ed in largo, precedendo il belga Demuysere di oltre 12 minuti ed il nostro Antonio Pesenti di oltre 20. fra i velocisti si mise in grande evidenza C. Pelissier con 5 vittorie di tappa (vanta in totale 16 frazioni). L’Italia dal canto suo si fregiò di 7 vittorie di tappa ( 5 con il grande velocista Di Paco, 1 con Battesini e Gestri) e di 4 maglie gialle (Di Paco). Fra i velocisti, oltre a Di Paco, si mise in grande evidenza Charles Pelissier (5 vittorie).

 

1932 LEDUCQ CONCEDE IL BIS
Nel ’32 Leducq, già trionfatore pochi anni prima, concede il bis, prevalendo senza alcun patema sul tedesco Stoepel (distanziato di 24’03’’) e sul nostro Francesco Camusso. Leducq in quel Giro vinse ben 6 tappe (in totale al Tour vanta 25 tappe). L’Italia otterrà 7 successi, rispettivamente 4 con Raffaele Di Paco, 1 con Pesenti, Orecchia e Camusso.
 

1933 UN ALTRO TOUR DAGLI ESITI SCONTATI…
Nel 1933 si registrò un’altra netta affermazione del vincitore di turno, Georges Speicher (gran discesista, futuro iridato), per un Tour ormai lungi dal riservare le emozioni dell’era pionieristica. Speicher vinse comunque con “soli” (pochi per l’epoca) 4’ di margine sul nostro Guerra (5 tappe!) e 5’ sull’altro italiano Martano. Il belga Aerts fu il re di giornata con 6 affermazioni parziali.
 

1934 MAGNE COLPISCE ANCORA
Tanto per cambiare anche questo Tour non riserva particolari emozioni, a causa, o per merito dello strapotere del francese Magne (che nel '36 avrebbe vinto il Mondiale) che concedeva il bis a redini basse, indossando la maglia gialla per quasi l’intera kermesse (secondo posto per il nostro Giuseppe Martano a 27’31’’). Per la prima volta nella storia della corsa si disputò una cronometro e fu vinta da Magne stesso. Lapebie si appropriò di 5 frazioni. L’Italia ottenne 3 successi parziali, con Meini, Vignoli e lo stesso Martano.

 

1935 UN MONOLOGO TARGATO R.MAES
Il Tour del ’35 sarà un monologo targato Romain Maes, Belgio, che surclasserà la concorrenza a partire dall’italiano Ambrogio Morelli che giungerà sul traguardo parigino accusando un gap di 17’52’’. In quell’edizione gli azzurri vinceranno 6 tappe: 2 con il celebre velocista Di Paco, 1 con Camusso, Bergamaschi, 2 con Morelli. Il tour è purtroppo funestato dalla morte dello spagnolo Francisco Cepeda durante la discesa del colle del Galibier.

 

1936 DA ROMAIN A SYLVER MAES
Nel ’36 il Tour è stravinto da Sylvere Maes, omonimo di Romain, costretto al ritiro. Egli precedette Magne (Francia) di 26’ e passa. Il governo italiano vieta ai propri corridori di partecipare al Tour per motivi politici: una opportunità in meno per Bartali, che avrebbe potuto dire senz’altro la sua. Le Greves vincerà ben 6 tappe (in totale vanta 16 vittorie).
 

1937 LAPEBIE APPROFITTA DEL FORFAIT DI S.MAES
Roger Lapebie approfitta del ritiro alla 16^ tappa di S. Maes (in segno di protesta per aver pagato una penalità di 15 secondi) per strappargli la maglia gialla portandola sino al traguardo finale. Mario Vicini giungerà 2° staccato di circa 7’. Italia che in quella edizione vincerà 3 tappe (Generati, Bartali, Camusso), vestendo la maglia g. in 2 occasioni con Gino Bartali. Il celeberrimo ciclista toscano (il più grande insieme a Coppi) mancò la prima doppietta Giro-Tour a causa di una caduta in un torrente nella tappa Grenoble-Briançon, mentre era in testa alla classifica generale (con + 9'18'' sul secondo in graduatoria); soccorso e rimesso in sella dal compagno Francesco Camusso, terminò soffrendo la tappa, mantenendo la Maglia gialla.
Al termine della tappa successiva fu superato in classifica ed anche per ordine della federazione si ritirò. In grande evidenza il velocista belga Meulenberg (4 tappe).

Foto; wikipedia

L'ERA DI BARTALI E COPPI

1938 IL TRIONFO DI GINO BARTALI FA ANDARE L’ITALIA IN TRIPUDIO
Nel 1938 il Tour torna nelle mani di un italiano. Se lo accaparra proprio il mito assoluto Gino Bartali, dopo l'aspra lotta con il belga Félicien Vervaecke. Bartali sferrò l'attacco decisivo sulle Alpi, nella tappa Digne-les-Bains-Briançon, quando andò in fuga sull'Izoard e arrivò al traguardo con 5 minuti di vantaggio sul gruppo, strappando la maglia gialla a Vervaecke (che conduceva su Bartali di 1'30'') nelle ultime salite del Tour. Un'impresa epica, alla Bartali appunto. In codesta kermesse Ginettaccio si aggiudicò 2 frazioni ed indossò il simbolo del primato per 10 giorni. Gli azzurri vinsero altre 2 tappe con Servadei e J.Rossi.
 

1939 IL RISCATTO DI S.MAES
Il 1939 vide il ritorno al successo di S.Maes che sbaraglia ogni rivale (il francese Vietto fu 2° ad oltre mezz’ora). Il governo italiano e quello tedesco proibirono la partecipazioni dei propri corridori per motivi politici, tra di essi c’era anche il vincitore della precedente edizione del Tour Gino Bartali, che avrebbe perso gli anni migliori a causa della Seconda Guerra Mondiale. Dopo questa edizione il Tour, infatti, subirà uno stop forzato a causa del conflitto più sanguinoso della storia, destinato a cambiare il volto della Terra. La Corsa Gialla riaprirà i battenti soltanto nel 1947.
 

1947 UN OUTSIDER SI AGGIUDICA UN TOUR SENZA CAMPIONI
Dopo gli orrori della Guerra riparte il Tour, districandosi fra strade interrotte, dissestate, macerie fisiche e morali. Fu un Tour atipico, senza veri campioni. Per gran parte della corsa il francese Vietto diede l’impressione di portare a casa la vittoria ma nelle battute finali cedette lo scettro all’italiano (poi naturalizzato francese) P.Brambilla che a sua volta nell’ultima tappa, che doveva essere una passerella per il vincitore, si arrese dinnanzi ad una fuga da lontano del padrone di casa Robic (distante 2’58’’ dall’azzurro) che a sorpresa, da sconosciuto, vinse il Giro. Robic precedette di circa 4’ il connazionale Fachleitner e Brambilla di 10’ e rotti. Gli azzurri in quella edizione vinsero 2 tappe con Ronconi e Tacca ed indossarono per 4 giorni la m.g., (2 con Ronconi e Brambilla).
 

1948 IL TOUR CHE FECE EPOCA
Quello del 1948 è stato senza ombra di dubbio il Tour più bello di tutti i tempi, specie per l’Italia, che vide trionfare come un eroe epico il terribile vecchietto Gino Bartali (34enne, già trionfatore in giallo dieci anni prima, ma che ormai nessuno osava inserire nel lotto dei favoriti per evidenti ragioni anagrafiche) al termine di una rimonta pazzesca. Ginettaccio, infatti, a metà Giro accusava oltre 20’ di gap da Louis Bobet, rinvigorendo in tal modo le opinioni di chi lo dava per finito. Ma alla 13^ frazione (che portava la carovana gialla a Briançon, sull'Izoard) Bartali sferrò il suo attacco alla maglia gialla imponendosi con oltre 6’ sul secondo classificato (Schotte), portandosi a ridosso del leader, un piangente Bobet (giunto ad oltre 18' da Gino). Il giorno dopo ad Aix-les-Bains Bartali avrebbe staccato tutti di oltre 5’, conquistando il primato in classifica ed ipotecando il secondo Tour della carriera, che alla fine dei giochi avrebbe vinto con 26’16’’ sul belga Schotte. Bartali nel ’48 aveva 34 anni, un’età quasi improponibile per un atleta del tempo. Tutti lo consideravano una scarpa vecchia ed invece infiammò il Paese, salvandolo -narra la leggenda- persino da una possibile guerra civile che rischiava di scoppiare a seguito del tentato omicidio ai danni del leader comunista Togliatti. Al di là delle enfatizzazioni, indubbiamente il trionfo di Bartali contribuì a rasserenare il clima di tensione nel Paese. Bartali in quel Tour vinse 7 tappe (record italiano sinora imbattuto) indossando la m.g. in 9 occasioni. Gli azzurri vinsero altre 4 tappe con Rossello, Sciardis e Corrieri (2). Gino Bartali nella sua gloriosa carriera, pur fra infortuni, guerre e disavventure varie, riuscì a vincere, fra l’altro, 3 Giri d’Italia, 4 Milano Sanremo e 3 Giri di Lombardia. Celebre il dualismo creatosi con Coppi, che dividerà l’Italia sportiva per anni.

 

1949 IL DUELLO COPPI-BARTALI FA IMPAZZIRE I TIFOSI ITALIANI
Dopo l’exploit dell’anno precedente, il Tour continua a sorridere agli italiani. Fausto Coppi e Gino Bartali -fra il delirio generale dei tifosi azzurri- si contendono la vittoria, dando vita ad un duello entrato nell’immaginario collettivo. La spunterà Coppi di oltre 10 minuti, dopo una rimonta pazzesca che gli consentì di recuperare 30’ di svantaggio dal battistrada J.Marinelli (FRA, poi 3°). Fausto entrò per sempre nella storia del ciclismo come il primo corridore a conquistare Giro e Tour nello stesso anno.
Il campionissimo costruì la sua impresa nella tappa che arrivava a Briançon (sull'Izoard), quando assieme a Bartali staccò tutti di oltre 5’, ed il giorno dopo ad Aoste, quando staccò Bartali (che rimase attardato per una foratura) di circa 5 minuti ed il terzo, Robic, di oltre 10’, completando la rimonta per la conquista della maglia gialla, dimostrando a tutti che per lui nulla era impossibile, proprio come il Bartali dei tempi migliori. Coppi avrebbe completato il suo exploit imponendosi alla grande anche nella cronometro di Colmar-Nancy (137 km), vincendo con 7’02’’ sul secondo classificato Bartali, che a fine Tour avrebbe accusato un gap di 10’55’’ da Fausto. Coppi in quella edizione (la prima cui prendeva parte) vinse 3 tappe (2 crono) ed indossò in 5 occasioni la maglia gialla; Bartali la indossò 1 volta vincendo 1 tappa; grande Tour anche per F.Magni, vincitore di 1 tappa (vinta allo sprint su di un gruppetto di fuggitivi, arrivando con 18’ sul gruppone) e leader di classifica per 6 giorni, prima di esser scalzato dal ciclone Coppi & Bartali. Un’altra tappa la vincemmo con Rossello.
 

1950 KUBLER APPROFITTA DEI FORFAIT DI COPPI, BARTALI E MAGNI
Il Tour, dopo gli exploit di Coppi & Bartali (i più grandi di sempre), ebbe un’impennata di popolarità. La corsa gialla del ’50 però verrà vinta dallo svizzero Ferdi Kubler (9’30’’ sul belga Ockers e 22’19’’ sul francese Bobet) che farà tesoro in primis dell’assenza di Coppi e del ritiro di Bartali. Ginettaccio, durante la scalata dell’Aspin, era stato aggredito da tifosi (evidentemente invidiosissimi della sua grandezza) ed in segno di protesta aveva deciso di lasciare il Tour, invitando la squadra azzurra a fare altrettanto, malgrado Magni fosse in giallo (con 2’31’’ su Kubler). L’ennesima occasione persa per l’Italia, che in quel Giro di Francia conquistò comunque 7 frazioni (1 con Leoni, Corrieri, Magni, Bartali, Sciardis e 2 con Pasotti) ed indossò per 1 giorno la m.g. Tornando al successo di Kubler (che nel '51 avrebbe vinto l'iride), fu strepitosa la sua affermazione nella cronoscalata Saint Etienne-Lyon, stravinta con 5’34’’ sul secondo classificato.
 

1951 UN’ALTRA VITTORIA ELVETICA INATTESA
Nel ’51 Coppi, affranto per la morte del fratello di Serse, non riesce a confermare l’exploit del ’49, pur vincendo 1 tappa (le altre tappe le vinceremo con Biagioni, 2, il quale vestirà 1 giorno la m.g., e con Magni), mentre Bartali, giunto quasi al capolinea di una carriera formidabile, si piazza 4°. Hugo Koblet, della selezione Svizzera, trionfa senza problemi (vince 5 tappe), rifilando 22’ (di cui 13’ nell’ultima crono) al francese Geminiani, dimostrando di essere fortissimo sia in salita che a cronometro.
 

1952 IL SECONDO ASSOLO LEGGENDARIO DI SUPER COPPI
Dopo tante vicissitudini (gravi infortuni, il lutto per la scomparsa del fratello...) Coppi si riprende il proscenio spettatogli, vincendo a redini basse il secondo Tour, stavolta dominandolo dal principio alla fine, vincendo 5 tappe (in primis si ricorda l’impresa del Sestriere, quando staccò tutti di oltre 7’) e indossando la maglia di leader per ben 14 giorni, raggiungendo il picco della sua popolarità. Si trattò della seconda accoppiata col Giro dopo quella del ’49. Ockers (BEL) arrivò con 28’17’’ dal Campionissimo, per quello che rimane tuttora il maggior divario del secondo dopoguerra. Un altro prestigioso piazzamento per Bartali, 4° a 38 anni! Quello del ’52 fu l’ultimo Tour a cui prese parte Coppi (l’anno seguente vi avrebbe rinunciato per preparare al meglio il Mondiale). Gli azzurri in quel Tour vinceranno tappe anche con Magni (2) ed indosseranno la m.g. anche con Carrea (1) e lo stesso Magni (2). Il leggendario Coppi nella sua gloriosa carriera vanta tra l’altro 5 Giri d’Italia (record condiviso), 5 Giri di Lombardia, 3 MilanoSanremo, 1 Roubaix ed 1 Mondiale in linea. Coppi morirà a soli 40 anni (1960,) di malaria contratta durante una corsa nell'Alto Volta (i medici scambiarono la malaria per una influenza), per una dipartita che lascerà a lungo sottoshock ed indignato il Mondo dello Sport.
 

 

DAL TRIS DI BOBET ALL'EXPLOIT DI CHARLY GAUL

1953 INIZIA L’ERA BOBET
Louis Bobet si aggiudica il Tour 1953 con 14’18’’ sulla rivelazione Mallejac e 15’02’’ sull’italiano G.Astrua. Bobet (celebre la sua impresa a Briançon, in cui staccò tutti di oltre 5’ conquistando la maglia gialla) iniziava in tal modo l’era del “dopo Coppi e Bartali” (Ginettaccio fu alla sua ultima partecipazione alla Gran Boucle, a 39 anni, piazzandosi 11°), facendo sognare la Francia. In quella edizione noi ci aggiudicammo 3 frazioni, una con Isotti e 2 col solito Fiorenzo Magni, che nel frattempo s'era guadagnato il soprannome Il Leone delle Fiandre, per via dei 3 successi rimediati al Giro delle Fiandre (vinse consecutivamente dal '49 al '51): anche per questo suo trittico di successi in terra belga, Magni è considerato dagli esperti uno dei più grandi italiani all time...
 

1954 DOPPIETTA DI BOBET
Il Tour 1954 non si discosta da quello del ’53, e così si assiste ancora al dominio di “Louison” Bobet che sbaraglia la concorrenza (Kubler, Svizzera, termina secondo a 15’49’’). Per l’Italia inizia una serie di Tour avari di soddisfazioni.
 

1955 STORICO TRIS DI BOBET
Anche il Tour ’55 vede il trionfo a mani basse di Bobet, il primo francese a fare tris al Tour. Agli altri non restano che briciole (il belga Brankart termina a 4’53’’). Gli azzurri vincono 2 tappe con Fantini e Pezzi. Tra le altre vittorie di Bobet si ricordano il Giro di Lombardia e la Milano-Sanremo nel 1951, il Campionato del Mondo nel 1954, il Giro delle Fiandre del 1955 e la Parigi-Roubaix nel 1956. Louison Bobet è stato tra i campioni di ciclismo più amati dal pubblico grazie alla sua generosità. Morì prematuramente di cancro il giorno dopo il suo 58° compleanno.

 

1956 WALKOWIAK CAMPIONE PER CASO
Una fuga da lontano di 31 corridori in una tappa pianeggiante (7^ tappa) decide a sorpresa il Tour. Se lo aggiudica il francese Roger Walkowiak, un outsider, il quale riesce a difendere ed impinguare in montagna il cospicuo margine sui concorrenti (che in verità non erano di grandissima caratura, basti pensare al quinto posto del passista veloce Defilippis, non certo uno scalatore). Una vittoria entrata a suo modo nella storia del Giro di Francia. L’Italia si aggiudicò 6 tappe: 1 con Padovan, 1 con Fantini, 1 con Nencini, 3 con Defilippis. Walkowiak in seguito non seppe confermarsi né al Tour (dove rimane l’unico corridore ad averlo vinto senza vantare nemmeno una tappa alla Gran Boucle) né in altre corse meno impegnative e importanti. Così in dieci anni da professionista ha ottenuto solo una decina di successi. Fra gli sprinter si mise in risalto Hassenforder (4 tappe).
 

1957 L’EPOPEA DI ANQUETIL HA INIZIO
Nel 1957 ha inizio l’epopea del francese Jacques Anquetil, degno erede di Bobet. Jacques a soli 23 anni vince codesto Tour a redini basse (rifilando oltre un quarto d’ora sui principali concorrenti). Anquetil era un ciclista che costruiva i suoi successi a cronometro (non per niente era chiamato monsieur chrono) per poi difendersi benissimo in salita. L’Italia vinse 6 tappe equamente divise fra Baffi, Nencini e Defilippis.

 

1958 L’ITALIANO FAVERO E’ BEFFATO DAL MITICO GAUL
Quello del 1958 fu un Tour atipico, uno di quelli destinati a divertire la gente per l’imprevedibilità, scardinando ogni certezza e consuetudine. Un tour d’altri tempi. Il lussemburghese Charly Gaul sin dalle prime battute sembra un corridore fantasma. Ne approfitta in primis Vito Favero. L’italiano (partito nelle vesti di semplice gregario) grazie alla sua regolarità in salita, e ad una gran fuga da lontano in una tappa soft (Quimper > Saint-Nazaire), riesce a conquistare persino la maglia gialla dopo 14 tappe, con un vantaggio su Gaul colossale: 10’41’’.

Alla 18^ tappa, nella cronoscalata del Mont Ventoux, perde oltre 7’ dal vincitore Gaul, imbattibile nelle gare contro il tempo. Nella tappa successiva, di alta montagna, Favero però guadagna 10’ su Gaul, ma perde la maglia gialla. La classifica generale, infatti, recita: 1° Geminiani, 2° Favero a 3’17’’. Staccatissimo Gaul a 15’12’’!
Alla 21^ tappa -da Briançon a Les Bains- Gaul compie un’impresa alla Bartali o alla Coppi, vincendo in solitario: Favero giungerà 3°, ma con oltre 10’ di gap; l'italiano si riprende la maglia gialla, ma ha ormai un risicato vantaggio sul più pericoloso avversario: Gaul è ad appena 1’07’’. Nell’ultima asperità, una crono di 74 km con arrivo a Dijon, non ci sarà scampo per il nostro atleta e Gaul come da copione vince la tappa, rifilando 3’17’’ a Favero che non può far altro che tirare giù il cappello davanti alle gesta mitiche del lussemburghese. L’Italia si consolò col podio di Favero (2° posto), con 5 tappe (Baffi, Padovan, Baffi, Nencini e ancora Baffi) e con le 6 m.g. dello stesso Favero. Da segnalare, infine, le 5 tappe del velocista francese Darrigade.
 

 

IL CICLONE ANQUETIL

 

1959 BAHAMONTES TRIONFA: E’ LA RIVINCITA DEGLI SCALATORI PURI

Se si eccettuano i successi di Bartali, nel secondo dopoguerra le vittorie del Tour erano state sempre di corridori bravissimi a cronometro, e gli scalatori puri avevano regolarmente pagato dazio. I vari, Coppi, Bobet, Anquetil e Gaul, erano sì dei grandi o grandissimi grimpeur, ma potevano far leva anche o soprattutto (specie Anquetil) sulle crono. Prerogativa che fra l’altro primeggerà sino ai giorni nostri: basti pensare agli Indurain, Ullrich, Armstrong… Bahamontes (spagnolo) invece non poteva contare che sulle montagne, dove costruiva i suoi successi. Alla fine Bahamontes conquistò a sorpresa la Gran Boucle (da segnalare l'impresa compiuta alla 17^ tappa, quando s'impose assieme a Gaul rifilando 3'33'' alla concorrenza) con 4’01’’ sul francese Anglade e 5’05’’ sull’altro francese Anquetil. Gli azzurri si faranno onore vincendo 4 tappe: Favero, Bruni, ancora Bruni ed Ercole Baldini, campione olimpico di Melbourne 1956
 

1960 NENCINI RIPORTA IL TOUR IN ITALIA
Gastone Nencini riporta il Tour in Italia dopo 8 anni dal successo del compianto Coppi (morto pochi mesi prima), dominando la corsa in lungo ed in largo senza tanti patemi. Nencini - noto anche per le sue grandi doti di discesista - precedette di 5’02’’ l’altro italiano Graziano Battistini.Il francese Graczyk si appropriò di 4 tappe. Gli azzurri in quel Giro francese vinsero 4 tappe (Defilippis e Battistini, 2 ciascuna), indossando 14 volte la m.g., con lo stesso Nencini. Sarebbe deceduto a soli 49 anni per una malattia.
 

1961 ANQUETIL SU TUTTI
Anquetil non concede nulla agli avversari e va a vincere il secondo Tour con oltre 12 minuti sul nostro Guido Carlesi ed il lussemburghese Charly Gaul. Il francese Darrigade – uno dei più grandi velocisti all time – si mise in luce vincendo 4 frazioni: a fine carriera arriverà a ben 22 frazioni “gialle”. Gli azzurri vinsero 3 tappe, 2 proprio con Carlesi ed 1 con Massignan.
 

1962 ANQUETIL SI AGGIUDICA IL TOUR GRAZIE ALL’ULTIMA CRONO
Stavolta Anquetil sferra l’attacco decisivo soltanto alla 20^ tappa, cronometro in cui sbaraglia gli inermi avversari, impossessandosi della maglia gialla (rimontando 1’08’)’. Alla fine il belga Planckaert - unico vero antagonista - arriverà a Parigi con 5’ di distacco. Per Anquetil è il terzo successo al Tour. Gli azzurri si aggiudicano 4 tappe con Minieri, Bailetti, Bruni e Benedetti. Dopo 32 anni le squadre nazionali scompaiono dal Tour e ritornano le squadre di club. Ora i connazionali possono combattere uno contro l’altro.
 

1963 L’INDOMABILE ANQUETIL NON LASCIA SCAMPO
E’ ancora il francese Anquetil ad impossessarsi senza tanti patemi della corsa gialla, rifilando 3’35’’ allo scalatore spagnolo Bahamontes, che nulla può nelle corse contro il tempo in cui Jacques sprigiona tutte le sue energie distruttive. Per Anquetil (che in questa Gran Boucle riesce ad aggiudicarsi anche due difficili tappe in salita, per quello che fu quasi un evento clamoroso...) è il quarto Giro di Francia, record per l’epoca. E non era ancora finita…L’Italia vince 1 sola tappa con Bailetti. Da segnalare 4 vittorie di tappa per il finisseur/sprinter R. Van Looy (BEL).
 

1964 ANQUETIL, STORICA CINQUINA
Anquetil tenta di diventare il primo ciclista a riuscire a vincere il Tour per ben 5 volte, di cui 4 consecutive. Dopo una lotta spalla a spalla col compatriota Poulidor, Jacques riesce nella storica cinquina, primeggiando per soli 55’’ (che prima dell'ultima cronometro erano 14). A 4’44’’ si piazza Bahamontes. Anquetil è considerato dagli esperti il più forte cronoman della storia del ciclismo. Indubbia la sua caratteristica di corridore tattico, poco spettacolare, che fondava i suoi successi al Tour esclusivamente nelle prove contro il tempo. Vanta fra l’altro 2 Giri d’Italia ed 1 Liegi vinta alla grande. Si spense a 53 anni per un cancro.
 

 

ASPETTANDO IL NUOVO RE DI FRANCIA

1965 GIMONDI TRIONFA: L’ITALIA E’ …FELICE
Jacques Anquetil, che aveva vinto le quattro edizioni precedenti (1961- 1964), non fu alla partenza nel 1965 (i maligni dicono che prese questa scelta perché con una nuova legge il doping diveniva illegale…). Felice Gimondi, neoprofessionista di soli 23 anni che alla vigilia non doveva nemmeno disputare il Tour, pur partendo come gregario di Vittorio Adorni (poi ritiratosi), si aggiudicò contro ogni pronostico la corsa gialla. Conquistò la vittoria generale davanti a Raymond Poulidor, eterno 2°. Per l’Italia fu l’ottavo trionfo. Gimondi, ottimo cronoman, riuscì a difendersi in salita dagli attacchi di Poulidor (sul Mont Ventoux il nostro Gimondi vide avvicinare Poulidor da 3’12’’ a 34’’) che giungerà a Parigi con 2’40’’ di ritardo. L’Italia occuperà anche il gradino più basso del podio con Motta. Azzurri che in quella trionfale edizione vinsero 5 tappe (3 con Gimondi, 1 con Durante e Fezzardi) e indossarono la m.g. ben 19 volte, sempre con Felice.
Dopo il successo di Gimondi l’Italia per rivincere il Tour avrebbe dovuto aspettare ben 33 anni…In carriera il Nostro si fregiò in primis di 3 Giri d'Italia, 1 Vuelta, 1 Roubaix, 1 Sanremo, 2 Lombardia e soprattutto di 1 Mondiale.

 

1966 LA FAVOLA DI AIMAR E LE PRIME AVVISAGLIE DOPING
Nel ’66 il Tour fu vinto a sorpresa dal francese Aimar con 1’07’’ sull’olandese Janssen e 2’02’’ sul solito Poulidor. Lucien Aimar era un gregario del cinque volte vincitore del Tour Jacques Anquetil. Anquetil, lontano dai tempi ruggenti, aiutò Aimar a vincere il Tour, per essere sicuro di negare la vittoria al suo rivale Poulidor. Aimar avrebbe trionfato con 1’07’’ sull’olandese Janssen, in un Tour avaro di emozioni. In questa edizione però vi furono le prime serie avvisaglie del doping, una piaga che nel giro di alcuni decenni avrebbe messo in ginocchio la corsa. Durante il Tour 1966, infatti, si sparse la voce che ci sarebbe stato un test antidoping, e tutti i ciclisti meno Raymond Poulidor, il favorito degli appassionati francesi di ciclismo, lasciarono i loro alberghi. Gli altri ciclisti inscenarono uno sciopero per protesta durante la nona tappa, smontando dalle biciclette e proseguendo a piedi spingendole. Alla fine ripresero a pedalare, ma solo dopo aver discusso con gli ufficiali di gara. L’Italia indossò la maglia gialla in una occasione con De Pra e vinse 4 tappe con “cuore matto” Bitossi, De Pra, Mugnaini, e ancora Bitossi.

 

1967 UN ALTRO OUTSIDER ALLA CORTE DI FRANCIA
Il Tour del 1967 venne funestato dal fatale collasso di Tom Simpson sui pendii del Mont Ventoux. In base ai risultati l'autopsia, concause della morte furono il caldo e le anfetamine da lui assunte per migliorare la propria prestazione (due confezioni di anfetamine furono trovate nella tasca posteriore della sua maglia). Simpson è per questo motivo considerato una delle prime vittime del doping. La corsa fu vinta anche stavolta da un outsider, il francese Roger Pingeon, il quale ipotecò la Boucle già dopo 5 tappe grazie ad una fuga-bidone in una semplice tappa pianeggiante, per poi difendersi egregiamente in salita. Ormai la corsa gialla degli ultimi anni era appannaggio delle seconde linee. A vincere il Tour non erano soltanto dei campioni ma degli outsider che in modo più o meno fortunoso riuscivano ad ergersi sul gradino più alto del podio, per delle vittorie che rimanevano pressoché isolate in carriere-meteore. Questo di certo non era disdegnato dai tifosi ma svalutava il prestigio incontaminato della kermesse. Al 3° posto in codesto Tour si classificò Balmamion, Italia. Azzurri che si fregiarono inoltre di 4 tappe equamente divise fra M.Basso e Gimondi. Indosseremo anche la m.g. con Polidori, 1 giorno.
 

1968 ALL’INSEGNA DELL’INCERTEZZA
E un Tour più che mai all’insegna dell’incertezza. Van Springel (BEL) conquista la maglia gialla alla 19^ tappa, vantando pochi secondi su Janssen (OLA). L’ultima frazione, una cronometro, vede prevalere Janssen di 54’’ sul rivale fiammingo. Il successo andrà al tulipano olandese (iridato '64) per 38’’, il minor distacco di sempre. Egli fu il secondo corridore nella storia dopo Robic ad aver vinto il Tour senza aver indossato per le strade la maglia gialla. L’Italia vinse 2 tappe con “Cuore Matto” Bitossi.
Questo fu l’ultimo Tour che segnò un’epoca di transizione, in cui non vi era un campione in grado di svettare nettamente sugli altri. Nel ’69 infatti il mondo del ciclismo avrebbe assistito alla nascita di una nuova stella…

Foto: Wikipedia

ED ARRIVO' L'URAGANO EDDY

1969 SCOCCA L’ORA DEL CANNIBALE
Dopo alcuni Tour di transizione ecco spuntare dal cilindro un autentico campione, forse il fuoriclasse che il Tour aspettava e di cui aveva bisogno per lustrarsi gli occhi. Il belga Eddy Merckx, per tutti Il Cannibale, dà il “la” ad una serie incredibile di successi in terra francese, appannando l’epopea di Anquetil, Bobet, Thys e per certi versi persino quella di Bartali e Coppi, seppur le sue imprese non siano paragonabili a quelle compiute dagli italiani degli anni ’40-’50. Nessuno ha vinto in carriera più di Eddy. Basti pensare ai 5 Giri d’Italia, altrettanti Tour de France (34 tappe e 111 m.g., entrambi record ineguagliabili), 3 Mondiali, 7 Sanremo, 5 Liegi, 3 Roubaix, 2 Lombardia, per un totale inarrivabile di 426 successi. È l’unico ad aver centrato la doppietta Giro-Tour per ben 3 volte. Nel ’69 conquistò la maglia gialla alla 6^ tappa per non lasciarla più, vincendo 6 tappe. Vincerà il Tour con 17’54’’ su Pingeon e 22’13’’ su Poulidor. Celebre il tappone pirenaico da Luchon a Mourenx (Aubisque) in cui il belga, pur essendo saldamente in testa alla classifica, andò in fuga e guadagnò quasi 8 minuti su Pingeon e Poulidor e quasi 15 su Felice Gimondi dopo 140 chilometri di …evasione solitaria, mostrando a tutti che quando voleva poteva anche stravincere come i mostri sacri. L’Italia vinse 3 tappe con Basso, Dancelli e Gimondi. Poco dopo la conclusione del Tour 1969, esattamente il 9 settembre di quell'anno, Merckx rischiò di compromettere seriamente la propria carriera, vittima di un incidente durante una prova nel velodromo di Blois. Nella caduta, che coinvolse anche la moto che lo guidava – e che risultò fatale per il pilota in sella, l'allenatore Fernand Wambst – Merckx si procurò una profonda ferita alla testa, rimanendo a terra privo di sensi. Si riprese, seppur a fatica, in poche settimane, ma gli venne dagnosticato uno spostamento al bacino e una contusione vertebrale, che gli causeranno, nel prosieguo di carriera, un lieve problema di posizionamento in sella e dolori alla schiena (dirà Merckx a tal proposito che prima della caduta pedalare in salita era per lui un piacere, mentre dopo, un continuo dolore).
 

1970 INARRESTABILE EDDY
Anche il Tour del ’70 è esclusiva di Merckx che addirittura vincerà 8 tappe (record condiviso), mostrandosi a suo agio su di ogni terreno, dal falsopiano alla montagna, persino a cronometro, dove sembra un mostro terrificante. Taglierà il traguardo finale con 12’41’’ sull’olandese Zoetemelk. È un buon Tour anche per i nostri colori: vinceremo 5 tappe (Zilioli, Basso 3, Mori) ed indosseremo 6 volte la m.gialla con Zilioli.
 

1971 TRIS DEL CANNIBALE CHE SI GIOVA DEL DRAMMA SPORTIVO DI OCANA
Nel 1971 Merkx, senza distaccarsi dai rendimenti precedenti, continua a dettar legge in grande stile, anche se stavolta il successo è agevolato da un dramma sportivo che colpisce Ocana. Il corridore spagnolo, infatti, nell’11^ tappa aveva compiuto l’impresa staccando Van Impe di 5'52'' e Merckx (3°) di quasi 9’, conquistando la mg, con un vantaggio di 8'43'' su Zoetemelk, 9'20'' su Van Impe ed oltre 9’ sul belga. Tuttavia alla 14^ tappa pirenaica avviene l’impensabile. Ecco cosa narra la cronaca dell'epoca: “Un temporale esplode con una violenza tale da far tremare la terra; per un attimo, sembra che sia scesa la notte. Sul Mentè l'acqua cadeva a secchi, le auto sbandavano. Non era più possibile frenare e molti cercavano di farlo usando i piedi sull'asfalto, invaso dall'acqua e dal fango. Come iniziò la discesa Merckx partì, incurante dell'acqua che inondava la strada. Lungo quella discesa che era difficile da percorrere con il bel tempo, il "cannibale" rischiò la vita. All'uscita da una curva, Ocana sbandò e finì contro un muretto. Ripartì, ma due spettatori lo ostacolarono e finì a terra. I piedi bloccati dai cinturini avvitati ai pedali, Luis non potè muoversi. Mentre cercava di rialzarsi, venne investito da Zoetemelk, poi da Carril e Agostinho. Intanto Merckx proseguiva verso Luchon. Erano le 16.30 quando Ocana venne trasportato in elicottero in una clinica di Saint Gaudens, arrivandovi in coma”. Il Tour era ancora di Merckx. In quella edizione noi ci aggiudicammo 3 tappe con P.Guerra, Simonetti e Armani.
 

1972 IRRESISTIBILE MERCKX
Anche il ’72 vide il trionfo di Merckx per la quarta volta, ed anche stavolta fu l’ennesima disavventura di Ocana (incorso in una caduta) a spianargli la strada. Alle spalle di Merckx (6 tappe) si piazzò ad oltre 10’ Gimondi, mentre al 3° posto si classificò Poulidor. L’Italia in quel Tour vinse 1 sola tappa con Gualazzini.
 

1973 OCANA, FINALMENTE
Ocana approfitta dell’assenza di Merckx per iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro del Tour de France, giungendo a Parigi da dominatore, riprendendosi con gli interessi ciò che gli era stato tolto l’anno prima e due anni orsono, quando una caduta gli negò sul più bello la vittoria. Lo spagnolo - che in classifica precedette Thevenet di 15’51’’ - vinse ben 6 tappe. La sua impresa più incredibile la compì all’ottava tappa, quando a Les Orres s’impose con 58’’ sul secondo, circa 7’ su altri due corridori, 12’ sul 5° e ben 20 minuti sul gruppo dei migliori, dimostrandosi uno dei più grandi scalatori all time Ritiratosi nel 1977, l'anno seguente subì un grave incidente automobilistico mentre era al seguito di una corsa come commentatore televisivo, perdendo l'occhio sinistro. Tormentato dal cattivo stato di salute e sofferente di frequenti stati depressivi, si tolse la vita nel 1994 sparandosi un colpo di pistola. Su sua richiesta le sue ceneri furono disperse sui Pirenei in modo che cadessero sul territorio delle due nazioni (Spagna e Francia), dove aveva trascorso gran parte della sua vita e dove aveva raccolto i maggiori successi sportivi.

 

1974 L’ULTIMO ACUTO DI EDDY
Nel '74, assente Ocana, il Tour fu appannaggio di Merckx che eguaglierà in tutta serenità i 5 trionfi di Anquetil (nessuno sinora è riuscito a fare meglio). Anche in questa edizione il belga vincerà 8 tappe, eguagliando un record condiviso con altri corridori. Al 2° posto a Parigi giungerà l’eterno piazzato Poulidor, a 8'04''. Tour amaro per gli azzurri che si fregeranno di appena 1 tappa con Gualazzini.
 

1975 IL GESTO SCELLERATO DI UNO SPETTATORE DECIDE IL TOUR
Merckx sembrava avviato a conquistare la 6^ vittoria in terra di Francia ma durante la 14^ tappa ecco il colpo di scena: uno spettatore salta fuori dalla folla e colpisce Merckx ad un rene, provocandogli la frattura di un osso. Il Tour fu così vinto dal francese B.Thevenet con 2’47’’ su Merckx, giunto al capolinea di una straordinaria carriera. L’Italia vinse 4 tappe (2 con Francesco Moser, 1 Gimondi e Santambrogio) e indossò 7 volte la m.g. con Francesco Moser.
 

1976 VAN IMPE PIU’ FORTE DI TUTTI
Il Tour fu dominato dal belga Lucien Van Impe, un corridore completo in ogni...reparto, con ottime doti di scalatore e buone capacità di cronoman, che precedette Zoetemelk di 4’14’’ ed il quarantenne (!) Poulidor (al record di 8 podi) di 12’08’’. D'altri tempi l'impresa che compì sui Pirenei alla 14^ tappa, quando s'impose in solitaria rifilando 3'12'' a Zoetemelk & company. L'Italia in questa edizione si fregiò di 3 tappe con Battaglin, Parecchini e Panizza. Record ex aequo del velocista belga Maertens: 8 tappe! In totale vanta 15 frazioni “gialle”. Tornando a Poulidor, il francese durante la sua lunghissima carriera si è fregiato di oltre 200 corse, fra cui spiccano 1 Giro di Spagna, 1 Sanremo, 1 Freccia Vallone ed 1 Campionato nazionale. Al Tour vanta 3 secondi posti e 5 terzi posti, con annesse 7 tappe (di cui 3 a cronometro), senza però mai indossare il simbolo del primato.
 

1977 THEVENET CONCEDE IL BIS

E’ un Tour incerto sino alla fine. Thevenet conquista la maglia gialla alla 15^ tappa, con un risicato vantaggio, nell’ordine dei secondi, su Kuiper. Alla fine Thevenet avrà la meglio sull’olandese per appena 48’’. Van Impe, campione uscente, 3° a 3’32’’. Fra i velocisti il tedesco Thurau si segnalò con 5 vittorie. L’Italia vincerà una sola tappa con Santambrogio.
 

 

 

L'EPOPEA DEL SAN BERNARDO

1978 FA CAPOLINO IL SAN BERNARDO

Nel 1978 assistiamo alla prima performance in terra francese del francese Bernard Hinault (23enne al debutto al Tour), un fuoriclasse un po’ alla Anquetil, ovvero gran regolarista in montagna ed imbattibile a cronometro. Rispetto al suo mitico predecessore Hinault osava un pochino di più in salita… Nel ’78 Hinault recuperò i pochi secondi di svantaggio che aveva su Zoetemelk nell’ultima asperità del Giro, una crono di 72 km. Hinault trionfò così con 3’56’’ sull’olandese e 6’54’’ sul portoghese Agostinho.
 

1979 HINAULT CENTRA IL BIS

Ancora lui: Hinault (7 tappe!!). Ma se il successo dell’anno precedente era stato ottenuto quasi in extremis (facendo leva sull’ultima cronometro), quello di quest’anno invece non fu quasi mai in discussione, anche se Zoetemelk riuscì a lungo a mantenersi in giallo (con 2’08’’ su Hinault come massimo vantaggio, margine acquisito dopo la 9^ tappa, giovandosi di una foratura di Hinault, che perdette 3'). Alla fine Zoetemelk, arrivò al traguardo con 13’07’’ di gap (compresi 10’ di penalità per positività ai controlli anti-doping), mentre Agostinho addirittura a 26’53’’. Noi vinceremo una sola tappetta con Parsani. Per gli azzurri è proprio un’era poco consona alla gloria.
 

1980 IL RISCATTO DI ZOETEMELK
All’ennesimo tentativo Zoetemelk, olandese doc, si aggiudica la corsa più prestigiosa, approfittando del ritiro della maglia gialla Hinault, causa un ginocchio malandato. Zoetemelk (che precedette il connazionale Kuiper di quasi 7’) aveva 33 anni. L'olandese, la cui carriera fu minacciata nel 1974 a causa di una frattura al cranio sofferta in seguito a un incidente in bici, stabilì un record completando il Tour per sedici volte, risultato ancora imbattuto. Nel 1985 Zoetemelk sarebbe diventato il più vecchio campione del mondo di ciclismo, all'età di 38 anni e 9 mesi.

1981 HINAULT CENTRA IL TRIS!
Questo tour è un monologo abbastanza noioso di Hinault che si riprende la gloria a redini basse. Nessuno riuscirà a ridurre la sua distruttività, e così trionferà con circa un quarto d’ora su Van Impe. In evidenza ancora Maertens con 6 tappe all’attivo. Per l’Italia è buio pesto..
 

1982 HINAULT CALA IL POKER
Hinault cala il poker in tutta tranquillità, trionfando con 6’21’’ su Zoetemelk, entrando nella leggenda come uno dei ciclisti più forti e completi di sempre, con doti di scalatore, crono-man e persino di velocista (trionfò più di una volta anche nella passerella finale di Parigi), emulando per certi versi la grandezza di un certo Eddy Merckx. Tuttora con 28 vittorie è il corridore con più successi di tappa al Tour dopo lo stesso Merckx (34) e Cavendish (30), nonché il secondo di sempre per il numero di giorni in giallo, 79, dietro al solito mito belga (111). Fra le sue vittorie spiccano anche 3 Giri d’Italia, 2 Vuelte, 1 Roubaix, 2 Liegi, 1 Mondiale, 2 Lombardia…
 

1983 FIGNON, PRIMO ACUTO
Fignon a soli 23 anni si aggiudica il primo Tour della carriera approfittando dell’assenza del campionissimo Hinault. Fignon precederà Arroyo (spagnolo) di oltre 4’. Laurent Fignon era soprannominato "Il Professore" per il fatto che correva con gli occhiali. Gli azzurri, dopo anni di buio, si fanno onore aggiudicandosi 1 tappa con Magrini.
 

1984 FIGNON LE SUONA AL GRANDE RIVALE HINAULT
Fignon, approfittando evidentemente di un Hinault non in gran spolvero, che arriverà al traguardo finale con oltre dieci minuti dal vincitore, trionfa a redini basse, disputando un gran Tour, aggiudicandosi 5 frazioni, compresa quella dell’Alpe d’Huez, in cui rifilò oltre 3’ ai migliori della Generale, dimostrando di essere il degno erede d’Hinault. Almeno così sembrava. In realtà da lì a poco la carriera di Fignon (se si eccettua l'acuto del 1989) avrebbe imboccato il viale del tramonto, lasciando in eredità alla storia 2 Sanremo, 1 Freccia Vallone ed 1 Titolo Nazionale: decisamente poco per uno dalle potenzialità eccelse. Al Tour ha vinto 9 tappe trascorrendo 22 giorni in giallo. Fignon morirà prematuramente a 50 anni per un cancro.
 

1985 HINAULT PENTACAMPIONE
Hinault, dopo alcuni anni in calo, è deciso a centrare il quinto Tour che lo proietterebbe nella mitologia, consentendogli di eguagliare il record di Anquetil e Merckx. Per farlo reclutò l’americano LeMond per il Tour del 1985. In cambio del suo aiuto, Hinault promise in televisione che avrebbe dato il suo sostegno a LeMond l'anno seguente, nel Tour de France 1986. Promessa che poi manterrà... Nonostante una caduta in una discesa veloce e aver di conseguenza corso alcune tappe malconcio a causa delle ferite, Hinault (anche grazie all’assenza di Fignon), avvalendosi del contributo di Lemond (che in assenza degli accordi precedenti avrebbe quasi sicuramente vinto il Tour), vinse e ribadì pubblicamente la sua promessa di aiutare LeMond (giunto a 1’42’’) l'anno successivo. Italia ancora non pervenuta.
 

 

IL TRITTICO DI LEMOND

1986 LA PRIMA VOLTA DEGLI U.S.A.

Alla 12^ tappa a Pau, Hinault e Delgado staccarono tutti, Lemond compreso, che arrivò 3° a 4’37’’, iniziando ad accusare un gap da Hinault di 5’25’’. Il giorno dopo (a Superbagneres) Lemond si sarebbe imposto nettamente, portandosi a soli 40’’ dalla maglia gialla, che in pratica, almeno inizialmente, era venuta meno alla sua promessa di aiutare l’americano…Nelle tappe seguenti comunque la superiorità di Lemond sarebbe venuta fuori (specie sull’Alpe d’Huez, quando assieme ad Hinault rifilò oltre 5’ ai big), trionfando con oltre 3 minuti sul francese, che dirà addio alle corse. L'Italia tornò a sorridere grazie al velocista Bontempi che fece sue ben 3 tappe.
 

1987 ROCHE VINCE PER IL ROTTO DELLA CUFFIA
L’irlandese S. Roche s'impone in extremis, strappando la maglia gialla che Delgado indossava per una ventina di secondi sullo stesso Roche, che nell'ultima cronometro recupera il piccolo gap e va a vincere il Tour con +40’’ sullo spagnolo, che dovrà rimandare l’appuntamento con la gloria. L'irlandese è il secondo ciclista dopo Merckx ad essere riuscito a realizzare nello stesso anno la tripletta col Giro d'Italia ed il Mondiale.
 

1988 DELGADO DOPATO E VINCENTE

Il Tour 1988 se lo aggiudica senza indugi lo spagnolo Delgado con 7'13’’ sull’olandese Rooks. In un controllo antidoping Delgado risultò positivo ad un prodotto che non era ancora vietato dall'Unione Ciclistica Internazionale, e perciò venne scagionato. È solo il preludio ad un fenomeno, quello del doping, che si allargherà a macchia d’olio, mettendo a repentaglio persino il futuro del Tour. Anche questo fattore contribuisce a rendere poco entusiasmante una edizione generalmente poco combattiva e sotto tono. Exploit del velocista olandese Van Poppel con 4 tappe. L’Italia vince ben 4 tappe con Bontempi, Tebaldi, Ghirotto e Bugno.

 

1989 LEMOND PREVALE PER 8’’
Nell'aprile del 1987, durante una battuta di caccia in California, Greg Lemond rischia di morire: il cognato, infatti, gli spara accidentalmente al petto con un fucile a pallini. Il grave incidente costrinse LeMond ad abbandonare l'attività, ma l'americano riuscì a recuperare la forma migliore e a ripresentarsi due anni dopo ancora vincente trionfando al Tour 1989, rimontando nell’ultima tappa a cronometro una cinquantina di secondi a Fignon che alla fine perderà la Gran Boucle per 8’’, minimo divario di sempre. Fra gli italiani, una tappa va a Valerio Tebaldi e Giovanni Fidanza.
 

1990 LEMOND BEFFA CHIAPPUCCI
Nel 1990 il Tour verrà vinto da Greg Lemond (ancora a stento), giovandosi come di consueto di una cronometro decisiva. Claudio Chiappucci aveva colto tutti di sorpresa partecipando ad una fuga in pianura già alla 1^ tappa (Futuroscope), rifilando nella Generale circa 10 minuti all''americano. Man mano che le salite si fanno più dure Chiappucci inizia però a perdere terreno ma il giorno che indossa la maglia gialla (12^ tappa) Lemond è ancora ad oltre 7’, un divario apparentemente rassicurante. Tuttavia nella frazione successiva, che porta la carovana gialla da Villard de Lans a St.Etienne, accade quello che tutti temevamo: Chiappucci va in crisi, rimediando quasi 5’ da Lemond, che ormai in classifica generale gli è ad appena 2'34’’. Lemond continua a farsi sotto e nella frazione con arrivo ad Ardiden sferra un altro attacco debilitante per il nostro atleta, che ormai ha il fiato dell’americano sul collo (soltanto 5’’ dividono i due contendenti alla vittoria finale). Si arriva perciò alla cronometro. Come da copione il fresco bi-campione del Mondo americano gli strappa il simbolo del primato, andando a vincere con 2'16 sull'azzurro. L’Italia si può consolare per aver tornato a sognare; per aver vinto 5 tappe (Argentin, Ghirotto, Bugno, Bugno e Bontempi) ed aver vestito la m.g. 8 volte.

 

 

LA CINQUINA DEL NAVARRO

1991 L’ARRIVO DI UN NUOVO RE, INDURAIN
Il ’91 è l’anno della ribalta per Indurain che sopisce subito le ambizioni della concorrenza, Chiappucci compreso. Alla fine trionferà con 3’36’’ su Bugno e 5’56’’ su Chiappucci. Il navarro della Banesto sembra una fotocopia di Anquetil: domina a cronometro per poi difendersi in salita. Notevolissime erano le sue doti atletiche, come ad esempio i 28 battiti al minuto che registrava a riposo. L’Italia stabilì un primato nazionale di rilievo vincendo consecutivamente 5 tappe, nell’ordine con Chiappucci, Cenghialta, Argentin, Lietti e Bugno.
 

1992 INDURAIN CONCEDE IL BIS
Anche il ’92 sarà un monologo noioso a firma di Miguel Indurain che precederà sul traguardo dei Campi Elisi uno scatenato Chiappucci di 4’35’’ e Bugno di oltre 10 minuti. Gli azzurri vinsero 3 tappe con Bontempi, Chiappucci e Chioccioli.

 

1993 INDURAIN, E SONO 3!

Nel ’93 Indurain realizza il tris e agli avversari non restano che le briciole delle sue ingordigie. L’Italia vince 3 tappe con Cipollini, Roscioli e Chiappucci ed indossa la maglia gialla 2 volte con Cipollini.
 

1994 INDURAIN CALA IL POKER
In un anno tragico per lo sport – il pilota di automobilismo A. Senna è morto in un incidente durante un Gran Premio; il ciclista Luis Ocana (vincitore del Tour 1973) si è suicidato sparandosi un colpo di pistola alla tempia - si affaccia sulla scena un certo Marco Pantani, che comunque non andrà oltre il 3° posto, dietro il lettone Ugrumov ed il solito Indurain, giunto a 4 Tour consecutivi. Noi vinciamo 4 tappe con Minali, Bortolami, Poli e Conti. Indossiamo la maglia gialla per 2 giornate con F.Vanzella.
 

1995 INDURAIN, CINQUE IN FRANCESE
Nel '95 M. Indurain diventa il primo corridore della storia a vincere 5 Tour consecutivi, e lo fa ancora una volta in surplace, adottando l'ultra collaudato modus operandi, ovvero si aggiudica agevolmente la prima tappa a cronometro delle 2 (o 3) previste dagli organizzatori, conquistando la maglia gialla; maglia che tiene sulle spalle nel prosieguo della competizione, difendendosi sulle rampe più dure; quindi ritocca il proprio vantaggio sugli avversari nell'ultima cronometro in calendario, chiudendo il Tour con un buon margine sui vari competitors (nell'occasione lo svizzero Zulle e il danese Riis), che non possono far altro che tirare giù il cappello. Quel Tour fu purtroppo segnato da una tragedia: durante la 15^ tappa il ciclista italiano Fabio Casartelli (Oro di Barcellona '92) scivola in discesa, batte la testa contro una barriera di cemento e muore. L'Italia si consola (si fa per dire) con le 2 maglie gialle di I.. Gotti e le tappe di Pantani (2), Cipollini (2) e F. Baldato. Tornando ad Indurain, ricordiamo che lo spagnolo è il 3° di sempre per maglie gialle: 60. In carriera si è fregiato anche di un paio di Giri d'Italia.

 

 

ED ESPLOSE LA BOMBA DEL DOPING

1996 QUEL TOUR RIMASTO MORALMENTE VACANTE…
Il Tour ’96, con Indurain sul viale del tramonto, viene vinto dal 32enne danese Bjarne Riis con 1’41’’ su Ullrich e 4’37’’ su Virenque. L’Italia si aggiudica 3 tappe con Cipollini, Podenzana e Baldato. Dopo 11 anni avviene quello che non ti aspetti, il clamoroso colpo di scena degno di un film: in una conferenza stampa del 25 maggio 2007 la maglia gialla finale, Bjarne Riis, ammette di aver fatto uso di EPO per vincere la corsa a tappe del 1996. Il 7 giugno 2007 il Tour de France, attraverso le dichiarazioni del portavoce della corsa, Philippe Sudres, fa sapere che non intende considerare più Bjarne Riis quale vincitore dell'edizione 1996.
Il Titolo dovrebbe essere attribuito al tedesco Jan Ullrich, peraltro anch'egli sotto inchiesta per doping. Tuttavia il 4 luglio 2008, l'organizzazione del Tour, nella persona di Philippe Sudres fa retromarcia e riassegna a Riis la vittoria del Tour poiché essendo passati più di 10 anni al momento della confessione il reato era prescritto.
 

1997 JAN ULLRICH UBER ALLES
Jan Ullrich è il primo tedesco ad aggiudicarsi la corsa gialla. Il capitano della Telekom precederà Virenque (FRA) di 9’09’’ e il celebre scalatore Pantani di 14’03’’. L’Italia vinse 7 tappe: 2 con Cipollini, Minali e Pantani, 1 con Traversoni. Dopo l'addio alle corse e la radiazione per doping, il tedesco avrà diverse vicissitudini e disavventure varie legate all'assunzione reiterata di alcol e droga. Nel 2018 verrà arrestato per tentato omicidio; dopodichè finirà in una clinica psichiatrica. Nel corso della sua carriera si è fregiato di 7 tappe al Tour (di cui 4 a cronometro) e 18 giorni in maglia gialla; vanta anche 1 Vuelta, 1 Oro olimpico, 1 Classica di Amburgo e 2 Campionati Nazionali (ha conquistato anche 1 tappa al Giro, poi revocatagli per doping).
 

 

Foto: Wikipedia

1998 UN PIRATA ALLA CONQUISTA DELLA FRANCIA
Impresa d’altri tempi del “pirata” Marco Pantani che riporta in Italia la Gran Boucle dopo un digiuno insopportabile durato oltre trent’anni, 33 per la precisione. Il campione romagnolo, dopo mille e una vicissitudini, era reduce dalla prima corsa a tappe portata a casa da trionfatore, il Giro d’Italia. Pantani era un corridore con grandissime doti di scalatore ma con grossi limiti a cronometro che gli impedivano di sperare nel trionfo al Tour. Difatti nella 1^ tappa a cronometro rimedia oltre 4’ da Ullrich, scivolando in classifica a circa 5 minuti dallo stesso tedesco. A Plateau de Beille però il pirata vince la tappa con 1’40’’ su Ullrich, riaprendo leggermente i giochi.
Nella 15^ frazione si attraversa il Galibier e lì Marco compie la più grande impresa degli ultimi anni: a 50 km dall’arrivo va in fuga sotto la pioggia con un ritmo irresistibile per chiunque e, fra due ali di folla in visibilio come non mai, arriva a Les deux Alpes con 1’54’’ su Massi, mentre uno stremato Ullrich, alla peggior giornata della carriera, arriva ad 8’57’’: Pantani - incredibile ma vero - diventa la nuova maglia gialla grazie ad un vantaggio di 5’56’’ sul campione 1997. Il divario resta tale sino all’ultima cronometro, terreno fertile per il ciclista tedesco, tallone d’Achille per il pirata di Cesenatico. Pantani però perderà soltanto 2’35’’ (3° posto) da Ullrich e così riuscirà a vincere la corsa gialla, realizzando l’accoppiata leggendaria col Giro, secondo italiano a riuscirci dopo Coppi. Un’impresa di proporzioni epiche se si considera il fatto che Pantani era uno scalatore puro negato nelle gare contro il tempo. Si ha la sensazione che si sia aperta una nuova era: l’era di Pantani, appunto. Ma il futuro ci riserverà tanta amarezza, come avremo modo di vedere…Il Tour del ’98 ci vide vincere 6 tappe, 2 con Cipollini, 2 con Pantani stesso, 1 con Massi ed 1 con Nardello. Indosseremo la maglia gialla in 6 occasioni, solo con Pantani. Fra i velocisti si mise in luce il belga Steels (4 acuti).
Il Tour del ’98 sarà ricordato anche per altro, ovvero per l’affaire Festina, che sconvolge la gara e l'opinione pubblica: la scoperta di vari prodotti dopanti in possesso del medico della squadra francese causa l'esclusione immediata di questa, cui appartengono Richard Virenque, Laurent Brochard e Alex Zülle. Altre squadre vengono controllate.... Uno sciopero dei corridori provoca quindi l'annullamento della tappa tra Albertville et Aix-les-Bains. Il direttore Jean-Marie Leblanc riesce comunque a mediare e a salvare questa edizione.

Nel 2013, grazie a degli esami ematici compiuti con tecniche più moderne, verrà trovata Eritropoietina in quasi tutte le provette dei corridori, Pantani compreso. Ciò che da anni si sospettava era purtroppo vero: i ciclisti che hanno corso il Tour fra gli anni ’90 e primi 5 anni del 2000 erano quasi tutti dopati, per quella che è stata senza ombra di dubbio l’era maledetta del ciclismo, di cui Armstrong e Pantani sono stati i simboli. Pantani, a differenza dell’americano, non sarà defraudato del successo al Tour 1998, visto che al momento della scoperta dell’EPO erano passati più di dieci anni, ma non c’è dubbio che la sua immagine risulterà ormai danneggiata irrimediabilmente.
 

 

GLI ANNI DELLA VERGOGNA

Dal 1999 al 2005 si registrarono 7 successi consecutivi di Lance Armstrong. Nel 2012 tutte le vittorie ottenute dall’americano saranno però revocate a causa della sua positività all’EPO e ad altre sostanze vietate dall'UCI, per quello che rimane il caso più drammatico nella storia del Tour de France e dello sport tutto. Ciononostante, per dovere di cronaca, ci sentiamo di dover riferire quanto accaduto sulle strade della Gran Boucle, a prescindere da quanto avvenuto nelle aule giudiziarie.

 

1999 ED INIZIO' L'EPOPEA ARMSTRONG
Al Tour del ’99 non prenderanno parte i due protagonisti della scorsa edizione, Pantani (sotto shock dopo lo scippo subito al Giro ’99) e Ullrich, in odore di doping. In un Tour senza campioni ed addolcito in funzione antidoping, esce un vincitore senza grandi pretese, Lance Armstrong, che ai più sembra un vincitore di transizione in attesa del ritorno di Pantani e Ullrich. In verità sarà soltanto il 1° di una serie sterminata di vittorie: ne conquisterà 7 battendo ogni record. Nella realizzazione di tale primato Armstrong (scampato da poco ad un tumore maligno) sarà agevolato dall’assenza di veri campioni; dai percorsi realizzati ad hoc per esaltarne le qualità di cronoman; dalla preparazione mirata a competere solo al Tour (snobbando sistematicamente Giro e Vuelta).
In quel Tour l’Italia si fece onore vincendo 7 tappe: 1 con Commesso, Mondini e Guerini; 4 consecutive (record italiano) per il grandissimo velocista Mario Cipollini: re leone vinceva le ultime tappe al Tour (in totale ne vanta 12, eguagliando il record italiano di Bartali: seguono Di Paco 11, Coppi e Bottecchia 9); in seguito, infatti, non vi prenderà quasi mai parte: nel 2000 per infortunio, nel 2001, 2002 e 2003 per il diniego degli organizzatori, forse invidiosi del suo strapotere.
 

2000 ARMSTRONG E’ SENZA RIVALI
Il Tour del 2000 è infiammato dal ritorno di Marco Pantani, il campione italiano più amato ed osannato di sempre. Pantani alla 1^ tappa montuosa va in crisi: è lo spettro di se stesso e perde già 10’34’’ dal texano Armstrong, lanciato verso il bis. Tuttavia sul Monte Ventoso (11^ tappa) il Pirata regala delle forti emozioni ai propri tifosi, affrontando l’ascesa del monte spalla a spalla col campione americano; Pantani vincerà in volata su Armstrong stesso: la classifica non subisce lo scossone sperato ma Marco pare tornato quello dei bei tempi, o quasi. Alla 15^ tappa Pantani concede il bis, stavolta in solitario, rifilando ad Armstrong 50’’. Ma nella successiva frazione montuosa il pirata romagnolo, dopo aver tentato una fuga da lontano, va in crisi, e a fine tappa si ritira. Sarà l’ultimo Tour in carriera di Pantani che ben presto discenderà negli inferi della propria psiche, ed il tutto culminerà con il suo assassinio nel 2004 a soli 34 anni.
Armstrong come da copione vinse il Tour con 6’02’’ su Ullrich e 10’04’’ su Beloki (Spagna). Gli azzurri vinceranno 5 tappe (Pantani 2, Bettini, Commesso e Zanini 1) ed indosseranno la maglia gialla 4 volte con Elli.

 

2001 NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE TOUR DE FRANCE
Tutto come da copione: Armstrong vince il terzo Tour consecutivo senza che vi siano dei veri avversari a contrastarlo. Lo strapotere del texano è totale, sia in salita che a cronometro. Alla fine vince con 6'44'' su Ullrich. L’Italia, orfana di Cipollini e Pantani, non vincerà tappe.

 

2002 E’ ANCORA LUI!
Armstrong addormenta il Tour, ma questa non è più una notizia. Per il texano (che precede Beloki ed il lituano Rumsas) è il quarto Giro di Francia. L’Italia vince 1 sola tappa con Frigo.
 

2003 EGUAGLIATI MERCKX & COMPANY
Ancora Armstrong! Il texano della Us Postal centra l’agognata cinquina, precedendo Ullrich di 1’01’’, per una vittoria “finalmente” sudata. Armstrong eguaglia dei mostri sacri del pedale, Merckx in primis, arrivando a 5 Tour. L’Italia vince 5 tappe, 1 con Simoni e 4 con il grande velocista Petacchi.

 

2004 SESTINA VINCENTE
Armstrong è ancora senza rivali e così si accaparra in tranquillità il sesto Tour di seguito (davanti al tedesco Kloden) , primo uomo a riuscirci, lasciandosi alle spalle mostri come Anquetil, Merckx ed Hinault. Ivan Basso (ITA) sarà 3° a 6’40’’. Gli azzurri inoltre vinceranno 2 tappe, con Pozzato e Basso stesso.
 

2005 LA SETTIMA MERAVIGLIA FARLOCCA DI LANCE
Armstrong vince addirittura per la settima volta consecutiva il Tour de France (secondo posto per Ivan Basso), decidendo, dopo quest’ennesimo exploit, di appendere la bici al chiodo, lasciando in gloria. La sua parabola mitica iniziò nel 1999: da quell’anno Armstrong non sbaglierà più una tappa, come una sorta di ingranaggio infallibile racimolerà successi su successi senza la minima ostruzione, che lo porteranno alla conquista di 22 tappe gialle e di 83 maglie da leader della corsa francese: in quest’ultimo primato meglio di lui vi è solamente Merckx, da sempre metro eccellente per ogni mostro del pedale. L’Italia in quel Tour vinse 3 tappe (Bernucci, Savoldelli e Guerini).

A fine agosto 2012 una bomba sconquassa il Mondo del ciclismo: Lance Armstrong viene privato – causa doping – di tutti i suoi 7 Tour de France. La carriera di un Mito va a rotoli. È uno scandalo senza eguali nella storia dello sport! Armstrong andrà così a rappresentare un’epoca (che grosso modo va dal 1996 al 2006) nera per il pedale, la più brutta che il Mondo sportivo abbia mai vissuto. L’equazione ciclismo=doping a questo punto non pare solo una provocazione ma un dato di fatto terribile!!! Ci si chiede: potrà mai il ciclismo risorgere?
 

2006 LA TENTATA FRODE DI FLOYD LANDIS
L’americano Floyd Landis si era aggiudicato il Tour 2006 ma dopo pochi giorni si seppe che era risultato positivo (testosterone) ad un controllo antidoping a margine della 17^ tappa, vinta dallo stesso Landis: era la prima vittoria finale revocata per doping, che negli anni 2000 la fece da padrone, infangando la corsa più amata al Mondo. In passato era già successo (nel 1904) che una vittoria venisse revocata, ma il doping non c’entrava. Il successo andrà a tavolino allo spagnolo Oscar Pereiro Sio il quale in seguito sparirà dalla scena o quasi. Per il Tour la squalifica di Landis è un duro colpo. La corsa più prestigiosa al Mondo ha perso ormai ogni credibilità e c’è chi parla addirittura di sospenderlo a tempo indeterminato, sinché la piaga del doping possa scomparire.
Gli azzurri in quella edizione-farsa vinsero 1 tappa con Tosatto. Ma ricordiamo in breve, per dovere di cronaca, quanto era successo sul campo, ripercorrendo le fasi salienti della competizione. Landis conquista la maglia gialla al termine dell’11^ tappa. Poi, alla 13^, va in porto una fuga bidone, e lo spagnolo Pereiro Sio, che alla partenza accusava da Landis circa 28’ di distacco, rifila allo stesso Landis 29’57’’, strappandogli il simbolo del primato per pochissimi minuti (1’29’’). Tuttavia dopo pochi giorni, sull’Alpe d’Huez, Landis si riprende il primo posto nella “generale”, seppur per pochi secondi. Sembra finita, ma non lo è. Nella tappa seguente, infatti, Landis va in crisi, perdendo circa 8 minuti da Pereiro Sio (terzo sul traguardo), che così sembra aver ipotecato il Tour. Anche stavolta i colpi di scena paiono conclusi, ma il giorno dopo avviene quello che non t’aspetti. Landis, infatti, compie l’impresa del secolo, andando a vincere con circa 6’ sul secondo e 7'38" sul leader Pereiro, da cui adesso è separato da soli 30". Pochi giorni dopo, a cronometro, l’americano riconquisterà definitivamente la maglia gialla (per 59’’), ma come vedremo il Tour de France del 2006 era destinato a continuare nelle aule giudiziarie…

 

 

DAL BIS DI CONTADOR AL TRIONFO DI WIGGINS

2007 IL TOUR SEMBRA IN AGONIA

Anche il Tour 2007 ha il doping a farla da padrone. Diversi corridori sono assenti per squalifica e molti concorrenti sono sospettati e indagati per doping. Ne fa le spese persino il danese Rasmussen che stava viaggiando a vele spiegate verso la vittoria finale. Alla resa dei conti prevale lo spagnolo Alberto Contador per soli 23’’ su Evans (Australia) e 31’’ su Leipheimer (USA), che per poco non lo scalzavano nell’ultima cronometro. Per gli azzurri arrivano 3 vittorie con Pozzato e Bennati (2).

 

2008 SASTRE RISPOLVERA LA FIGURA DELLO SCALATORE PURO

Lo scalatore spagnolo Carlos Sastre si aggiudica in solitario l'ultima asperità montuosa, strappando la maglia gialla al lussemburghese F. Schleck, e difendendola nell'ultima cronometro dai possibili assalti del favorito Evans, che sulla carta avrebbe dovuto ribaltare il tutto. Grande attestazione d'imperiosità per M. Cavendish: 4 volate per lui. Il doping continua a mietere “vittime”, fra cui la giovane promessa Riccò che aveva vinto 2 tappe (poi revocate) ed il veterano Piepoli che aveva vinto 1 frazione (revocata anche questa).:l’Italia così resta a zero successi parziali.

 

2009 IL BIS DI CONTADOR

Alberto Contador concede il bis, vincendo senza patemi codesta Gran Boucle, precedendo di 4’11 Andy Schleck (Lussemburgo) ed il rientrante americano Lance Armstrong (38 anni), che così conquista un inatteso 3° posto dopo 3 anni dal ritiro (3° posto poi revocato per doping). Gli italiani non vincono manco una tappa ma compensano con le 8 maglie gialle di Rinaldo Nocentini (fra gli italiani meglio di lui hanno fatto solamente F. Magni con 9 giorni in giallo, Nencini 14, Coppi, Gimondi e Nibali 19, Bartali 23, Bottecchia 34). Fra i velocisti grande attestazione di superiorità del britannico Cavendish: 6 volate vincenti!!

 

2010 ANDY SCHLECH S'IMPONE A TAVOLINO

Alberto Contador senza strafare vince il suo terzo Tour con appena 39’’ sul lussemburghese A. Schlech, che s’inchina solo nell’ultima cronometro, per poco più di mezzo minuto (aveva 8’’ di vantaggio). Abdica mestamente l’ex Imperatore americano Lance Armstrong, stavolta definitivamente. Per l’Italia è ancora buio pesto, almeno per quanto concerne la lotta per la Classifica Generale; vinciamo comunque un paio di tappe con l’eterno Petacchi, che a 36 anni riesce persino a tenere testa al britannico Cavendish, dittatore delle volate (5 vinte). Nel febbraio 2012 verrà squalificato il vincitore Contador per doping. Esulta Schleck, che così si ritrova maglia gialla dopo un anno dalla conclusione del Tour, corsa che comunque in questi anni ha perso definitivamente ogni credibilità.

 

2011 UN AUSTRALIANO A PARIGI

A ben 34 anni l’eterno incompiuto - almeno relativamente alla corsa gialla - Cadel Evans (iridato 2009) riesce finalmente ad imporsi alla Corsa Gialla, ed è il primo australiano a riuscirvi. Evans costruisce la sua vittoria nelle cronometro, difendendosi in salita. Ancora un secondo posto - il terzo consecutivo sul campo - per il lussemburghese Andy Schleck, a 1’34’’, che cede il simbolo del primato nell’ultima cronometro, quando aveva 57’’ da difendere. Sul terzo gradino del podio il fratello Fränk Schleck. Buio pesto per l’Italia. Fra i velocisti continua a dettar legge Cavendish (5 acuti).

 

2012 WIGGINS IN PRIMIS

Bradley Wiggins (dopo ben 3 Ori Olimpici e 6 Mondiali su pista) si afferma a 32 anni alla Gran Boucle, davanti al connazionale Froome, che gli fa da gregario di lusso. Mai un britannico prima di oggi si era aggiudicato la corsa francese. Terza piazza per il nostro Vincenzo Nibali, che patisce le cronometro. Si ricorda come uno dei Tour più soft della storia, con pochissimi arrivi in salita di rilievo.

 

DAL POKER DI FROOME AL TRIONFO DI POGACAR

2013 LA PRIMA DI FROOME

Dopo il secondo posto della scorsa edizione, il britannico Chris Froome (scudiero dell’assente Wiggins) raggiunge il massimo exploit, dominando letteralmente la 100^ ediz. della Gran Boucle, vincendo con oltre 5 minuti sull’esordiente colombiano N.Quintana. L’Italia torna al successo di tappa dopo un triennio di delusioni, e lo fa con Matteo Trentin.

 

2014 NIBALI TRIONFA IN SURPLACE

Vincenzo Nibali conquista la maglia gialla già alla seconda tappa (una sorta di Liegi-Bastogne-Liegi), rafforzando il primato qualche giorno dopo, sulle strade della Roubaix (in cui si ritira Froome, vittima di alcune cadute), rifilando 2’37’’al suo avversario principale, Contador, che sul pavè non mostra di essere a suo agio come il siciliano. Pochi giorni dopo lo spagnolo rimarrà vittima di una caduta e sarà costretto a lasciare. Così Nibali, in assenza di veri antagonisti, si ritrova più che mai leader indiscusso della corsa gialla, che vincerà a redini basse, rifilando distacchi abissali alla concorrenza (7’52’’ a Peraud, Francia). L’Italia torna al successo dopo 16 anni dal trionfo epico di Pantani, e si fregia in totale di 5 tappe (4 Nibali, 1 Trentin) e 19 maglie gialle, ovviamente tutte con “lo squalo di Messina”: era dai tempi di Anquetil che un ciclista non vinceva il Tour indossando la maglia gialla così a lungo. Exploit per lo sprinter tedesco Kittel: 4 vittorie come nella precedente edizione.

 

2015 FROOME SI REGALA IL BIS

Il britannico della SKY trionfa per la seconda volta in carriera, ipotecando il successo già dopo la 7^ tappa, difendendolo a denti stretti sino all'ultima asperità, sull'Alpe d'Huez, su cui il colombiano Nairo Quintana gli rosicchia oltre un minuto, facendo letteralmente tremare la maglia gialla, che alla fine prevale di 1'12''. Terzo posto per lo spagnolo A. Valverde. Delude il campione in carica V. Nibali, che in ogni modo riesce a portare a casa una bella tappa, l'unica per i colori azzurri. Fra i velocisti si registra l'exploit del tedesco A. Greipel, 4 vittorie.

 

2016 TOUR DE FROOME

ll britannico Froome centra la terza vittoria alla Gran Boucle, per quello che ormai appare un dominio incontrastabile. Egli precede il francese R. Bardet di 4'05'' ed il colombiano N. Quintana di 4'21''. Re degli sprinter torna ad essere M. Cavendish, con 4 successi: il britannico a fine carriera vanterà ben 30 tappe alla Gran Boucle (secondo solamente a Merckx).

 

2017 FROOME GIOCA A POKER

C. Froome s'impadronisce del 4° Tour in carriera, entrando nella leggenda. Il britannico stavolta non domina la corsa, ma si limita a disputare egregiamente le uniche due brevi tappe a cronometro in calendario, difendendosi agevolmente in salita. Alla fine precederà il colombiano R. Uran di 54''. L'Italia si fa onore con il neo campione italiano F. Aru, vincendo una tappa e indossando per 2 giorni la maglia gialla. Fra i velocisti si mette nuovamente in luce il tedesco M. Kittel, con 5 vittorie: attualmente è fra i velocisti plurivittoriosi all time, dietro Cavendish 30, Darrigade 22, Le Greves e C. Pellissier 16, Maertens 15. Tornando a Froome, ricordiamo che in carriera ha indossato 59 volte la maglia gialla.

 

2018 TRIONFA UN GREGARIO

Tutti aspettano Froome, che dopo il trionfo al Giro d'Italia mira alla storica accoppiata col Tour, ed invece la Gran Boucle finisce fra le grinfie del suo luogotenente Geraint Thomas, gallese di 32 anni (3 volte Campione del Mondo e 2 volte Oro Olimpico su pista), che raggiunge l'apice ad un'età inconsueta, salendo a sorpresa sul gradino più alto del podio, lui, che nei precedenti Tour non era mai riuscito ad entrare fra i primi 10 della Generale. La sua è una vittoria che non esalta, giunta quasi per inerzia, ovvero limitandosi a reggere il passo dei migliori (vincendo però 2 tappe). Alla fine dei giochi Froome si piazzerà 3°, alle spalle dell'olandese T. Dumoulin, anch'egli, come il britannico, reduce da una Corsa Rosa positiva, in cui s'era classificato 2°. Entrambi si consolano col fatto di essere stati i primi, dopo un certo M. Pantani (1998), a centrare una sorta di doppietta Giro-Tour...Peccato che il gradino non sia quello più alto...

 

2019 E' GRAN BERNAL

Per la prima volta la corsa francese termina fra le grinfie di un sudamericano. L'impresa riesce al giovane colombiano Egan Bernal, che a 22 anni e 6 mesi diventa il più giovane del Dopoguerra a fregiarsi del 1° posto alla Gran Boucle (precedendo G. Thomas di 1'11'') . La Francia vive una sorta di psicodramma con il proprio portacolori T. Pinot, che a poche tappe dal termine, proprio dopo aver dato a tutti l'impressione d'essere il più in palla fra i contendenti al successo finale, è costretto al ritiro per infortunio muscolare, gettando alle ortiche la possibilità, tutt'altro che remota, d'interrompere l'ultra trentennale digiuno transalpino. L'Italia si difende bene, aggiudicandosi 3 tappe (E. Viviani, M. Trentin, V. Nibali) ed indossando per due giorni la maglia gialla con la giovane promessa G. Ciccone.

 

2020 CON POGACAR C'E' POCA GARA

Nell'anno della pandemia di Covid-19 – che ad un certo punto sembrava che dovesse portare all'annullamento della corsa – s'impone per la prima volta un rappresentante della Slovenia, Tadej Pocagar, che alla vigilia del 22° compleanno si aggiudica il Tour con 59'' sul connazionale P. Roglic, scalzandolo dalla vetta nella cronoscalata della penultima tappa (in cui gli rifila 2', recuperando i 57'' di svantaggio). Pogacar in tal modo infrange il record di precocità di E. Bernal (che in questa edizione è stato l'ombra di sé stesso), prenotando un futuro idilliaco, per lui e per la nouvelle vague del pedale. Per l'Italia è una Gran Boucle molto opaca: zero tappe, zero emozioni, zero onore.




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