mercoledì 24 novembre - UAAR - A ragion veduta

La scienza alla portata di tutti

Viviamo in un’epoca di bolle e di fake news, in particolare per quanto riguarda le evidenze scientifiche. Abbiamo intervistato su questo e altro il fisico Carlo Rovelli, tra i più noti scienziati e divulgatori italiani, per il numero 6/2021 della rivista Nessun Dogma.
 

 

Quali “brevi lezioni” possiamo trarre dallo studio della fisica nell’approcciare le grandi questioni filosofiche, soprattutto dal punto di vista del metodo di pensiero?

Mi sembra che la “lezione” principale che possiamo trarre dal successo concreto della scienza moderna sia che capiamo meglio il mondo ed evitiamo errori se facciamo in modo di non affidarci troppo a due “cattivi maestri”. Uno è la tradizione: troppo spesso la tradizione ci insegna cose sbagliate. Per esempio era tradizione fare salassi a chi era malato. Ora sappiamo che i salassi facevano più male che bene. L’altro è l’intuizione. L’intuizione cresce in noi in certe situazioni, e siamo naturalmente portati a generalizzare, spesso sbagliando. Quello che sembra “ovvio” alla nostra intuizione spesso, guardando meglio, è semplicemente sbagliato. Per esempio può sembrare ovvio che una farfalla e una bambina non possano avere gli stessi antenati. E invece li hanno.

La ricerca ai confini del sapere, per parlarci, per produrre un significato fungibile oltre i crudi risultati matematici, richiede l’interpretazione della filosofia. In Helgoland, per esempio, lei ricorre addirittura ad antiche filosofie buddiste per aiutare il lettore a concepire il mondo di relazioni che emerge nell’estremamente piccolo. Viceversa, secondo lei, può ancora aver valore al giorno d’oggi una produzione filosofica che prescinda dallo stato dell’arte nelle scoperte e conoscenze scientifiche?

Mettiamo la domanda in questi termini: prenderemmo sul serio un filosofo che mettesse ancora la terra al centro dell’universo, dopo la scoperta che la terra gira intorno al sole? Io direi di no. I filosofi che ignorano la scienza contemporanea, sono un po’ così. A mio parere fanno torto a Platone e Aristotele, o a Kant, che erano assetati del sapere scientifico del loro tempo, e anzi attivi nel cercare di parteciparvi.

In Che cos’è la scienza parte dall’intuizione del filosofo greco Anassimandro sulla Terra che fluttua nello spazio per rintracciare le radici dell’approccio scientifico nel pensiero presocratico e atomista. Un lascito culturale che però è stato demonizzato e quasi cancellato (si pensi solo a Lucrezio), per venire recuperato da qualche secolo. Perché si è arrivati così tardi a rivalutarlo e qual è stato il suo impatto nel ricostruire la scienza moderna?

Grazie per il riferimento al mio libro su Anassimandro, che è il meno conosciuto ma anche quello cui sono più affezionato, e secondo me il migliore. La scienza moderna è nata fra Copernico, Galileo e Newton nel momento in cui la cultura europea riscopre e riprende a sviluppare la grande tradizione scientifica della Grecia classica e del mondo ellenistico. È una cultura scientifica che nasce nel VI secolo prima dell’era moderna, ha il suo culmine ad Alessandria nel III secolo e si spegne intorno al I secolo. La maggior parte delle cose che studiamo a scuola sono state comprese e codificate ad Alessandria nel III secolo (la grammatica, la geografia, la geometria, la storia della letteratura… perfino l’Iliade, l’Odissea e la Bibbia sono state composte e codificate ad Alessandria in quel periodo!). In altre parole, oggi il mondo intero va a scuola per imparare il sapere messo insieme in una città africana 23 secoli fa. Copernico, Galileo e Newton si sono formati sui testi antichi (Euclide, Tolomeo, Archimede, Apollonio, Aristotele) e nei loro scritti riconoscono molto apertamente che stanno riprendendo un cammino di conoscenza interrotto un millennio e mezzo prima. A fermare questo cammino per oltre un millennio è stata soprattutto l’ideologia del cristianesimo, che per molti secoli ha demonizzato questo sapere e ha cercato di cancellarlo. Per fortuna alla fine non è riuscito a cancellarlo del tutto. L’esempio di Lucrezio, che lei cita, è emblematico: il poema di Lucrezio, il De rerum natura, “Sulla natura delle cose” è insieme un trattato sull’atomismo antico di Democrito ed Epicuro e un capolavoro assoluto di poesia. Ma soprattutto è una testimonianza di una luminosa visione del mondo profondamente diversa da quella cristiana e islamica che ha dominato l’Europa e il Mediterraneo nel Medioevo. Quello di Lucrezio è un mondo in cui gli esseri umani sono parte, come gli animali e le piante, di una Natura piena di bellezza, e non hanno timore degli dèi o della morte. Un mondo sterminato, di cui la Terra non è che un granello, generato dalle innumerevoli combinazioni degli atomi. Dimenticato per secoli, lo straordinario poema di Lucrezio è stato riscoperto nel 1417 e ha avuto una influenza profonda sulla nascita della scienza moderna. Una sola copia di un libro ha salvato un capolavoro e un intero mondo di pensiero!

La fisica quantistica sembra prestarsi molto alla mistificazione, alle interpretazioni pseudoscientifiche. Perché secondo lei queste teorie piacciono tanto ai venditori di fumo?

Perché ha aspetti ancora poco chiariti. Ai venditori di fumo piacciono tutte le cose ancora poco chiare, perché possono sguazzarci con le loro fantasie truffaldine: misteri insoluti, archeologia misteriosa, ufologia, paranormale, misticismo, pseudoscienze: che orrore! A proposito, non guardo la televisione italiana da un po’: ci sono ancora quelle disgustose trasmissioni come Voyager?

A proposito della controversia con Flores d’Arcais sul tema delle vignette anti-islam e dell’assassinio di Samuel Paty, lei ha detto che le vignette offensive non dovrebbero essere vietate, ma che continuare a offendere anche dopo che ci si rende conto di aver offeso è un comportamento sciocco. Fino a dove, per lei, si può dunque tirare la “linea dell’offesa”?

Non dobbiamo tirare linee, secondo me. Dobbiamo essere ragionevoli e non cercare lo scontro, che fa solo male e ci mette gli uni contro gli altri. Dobbiamo cercare di vivere insieme in maniera tollerante e di convincerci con le parole, non con le offese. Se io ho un vicino cattolico che si offende se parlo della Madonna, e io metto disegnini della Madonna in posizioni oscene nell’ascensore, io sono semplicemente un deficiente. Questo è esattamente quello che facevano le vignette anti-islam.

In più occasioni ha dialogato con esponenti di varie comunità di fedeli, portando sempre con grande rispetto il suo punto di vista di non credente. Qual è il suo pensiero – e il suo metodo – sul confronto laico, in quanto scienziato dichiaratamente ateo?

Mi incuriosiscono tutte le religioni, per questo spesso cerco il dialogo. Non particolarmente con i cristiani: con chiunque sia disposto a parlare. A me la prospettiva della maggior parte delle religioni sembra irragionevole e puerile. Mi stupisce che qualcuno possa aderirvi. Ma mi interessa capire queste persone. Poi sono contento se questo dialogo è pubblico anche perché moltissima gente nel mondo si è stufata delle religioni, ma esita a dirlo pubblicamente. Penso ci siano molti più atei di quanti ammettano di esserlo. Molti preferiscono rifugiarsi verso degli sfumati “non so” e “forse”, più che altro per quieto vivere. Soprattutto in paesi come l’Iran e l’Italia dove le gerarchie religiose sono molto potenti. Penso che sia ancora un po’ una liberazione per molti sentire parlare serenamente del fatto che si vive benissimo senza religione, e non per questo si perde la morale, il senso della vita, il senso del mistero e una vita spirituale, e di comunione con gli altri, intensa.

C’è una cosa di cui mi sono reso conto recentemente: ci sono alcune persone religiose per le quali ho una grande ammirazione, per quello che fanno o che dicono; quando parlo con loro, e cerco di collegare il loro atteggiamento morale o politico alla loro religione, spesso sfuggono, non parlano di cosa sia davvero per loro essere religiosi. È come se in fondo questo non interessasse loro poi più di tanto. L’atteggiamento etico profondo delle persone, mi sembra sempre di più, è indipendente dai riti che le persone seguono o dalle adesioni più o meno formali a questa o quella o nessuna religione.

In seguito alla pandemia, com’è cambiata (ammesso e non concesso che sia cambiata) la percezione della scienza da parte della popolazione?

Molti di noi sono vivi invece che morti grazie al sapere scientifico che ha prodotto dei vaccini. Bisogna essere scemi per non vederlo.

Quali consigli può dare a un’associazione come la nostra per fare la miglior divulgazione scientifica possibile, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni?

Non sono bravo a dare consigli. Provo qualche considerazione. Non sono sicuro che Nessun Dogma debba occuparsi troppo di divulgazione scientifica. A mio modo di vedere le cose, il mio ateismo non c’entra molto con la scienza. Non sono ateo perché la scienza è convincente: sono ateo perché le religioni non sono convincenti. Forse suggerirei anche di uscire dalla logica “fede-non fede”, che mi sembra un modo sbagliato di parlare di religione, perché ci sono molte religioni che non richiedono nessuna “fede”. La nozione di “fede” è specifica di qualche religione particolare. Nello stesso modo, la logica “credenti-non credenti”, e “credenti-laici”, è una logica che mette il cristianesimo al centro. Il cristianesimo non è che una delle tante religioni del mondo. Presentarlo per quello che è: una religione fra tante, già di per sé ne fa crollare la presunta autorevolezza. Chi non segue una religione non è un “non credente”. È solo una persona che ha una diversa visione del mondo, crede a un sacco di altre cose, forse meno campate in aria. Io sono un “non credente” solo nel senso in cui sono anche un “non tifoso” della Juventus…

#fisica #filosofia #religione #ateismo
Intervista a cura della redazione

 

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