giovedì 28 maggio - Giorgio Zintu

La sanità è ferma. Milioni di italiani non si curano più?

Scorrendo i titoli dei giornali di provincia si apprendono tante informazioni che ai grandi giornali sfuggono. Una tra queste riguarda la chiusura delle liste di prenotazioni presso i CUP ferme ormai dallo scorso marzo.

Chiunque si sia trovato in questo periodo ad avere qualche acciacco, di cui non era in grado di valutare la pericolosità, non sempre ha potuto risolvere il suo caso con l’urgenza che il medico di famiglia prescriveva, ammesso che fosse riuscito a capire qualcosa a distanza.

Spesso però si preferiva rimandare sino a quando la via obbligata, e spesso tardiva, portava alla richiesta di soccorso al 118 con tutti i rischi di ricovero negli ospedali, divenuti col passare di giorni, luoghi ad alto rischio. Evidentemente quel timore di recarsi in ospedale deve essere stato così elevato che un giornale della Basilicata qualche giorno fa titolava: Ospedali, paura da contagio e visite saltate. “Si muore più di infarto che di Covid”.

Non sorprende che questa notizia abbia fatto poco scalpore nonostante a metà marzo Ciro Indolfi, presidente della Società Italiana di cardiologia, aveva lanciato un allarme sul dimezzamento dei ricoveri per infarto che Cardioinfo sintetizzava così”L’epidemia della paura: crolla il numero degli accessi per infarto”Ma non era purtroppo una buona notizia.

E’ certo che politica, TV e grandi giornali fossero talmente presi dal Covid-19 e dalle tante discussioni più o meno inutili protrattesi per mesi che i morti non di Coronavirus fossero letteralmente scomparsi da qualsiasi cronaca, lasciando solo ai manifesti delle onoranze funebri e al telefono il compito di far girare la triste notizia.

Anzi, l’idea che la maggior parte degli italiani avevano realizzato è che si morisse solo per o di Covid-19. E tutto questo ha funzionato sino a quando milioni di prenotati per visite specialistiche o per esami diagnostici hanno scoperto che Ospedali e ASL trattavano solo le urgenze. I CUP, oltre i reparti ospedalieri che normalmente seguono i pazienti in percorsi interni, rispondevano di richiamare più in là per nuove prenotazioni oppure che avrebbero richiamato tra qualche giorno o settimana per fissare nuovi appuntamenti. La fine del colloquio finiva sempre con la precisazione che non dipendeva da loro, la colpa era del Covid-19: un imputato non processabile.

Così in un Paese che già ha liste d’attesa bibliche in tempi normali, anche gli ormai rassegnati pazienti al volere divino non potevano non capire che la situazione era destinata a peggiorare e a trascinarsi in un noto gioco alla caccia del responsabile di turno, possibilmente un politico o un direttore generale, sempre ben tutelati dallo scudo delle misure governative.

Però a fine aprile, con il calo degli infetti Covid, la coperta del silenzio è diventata sorprendentemente corta ma ad accorgersene sono stati sempre i piccoli giornali telematici di provincia che hanno tentato tra mille difficoltà di seguire le esigenze dei cittadini più vicini. Ad esempio, il 18 aprile scorso, Modena in Diretta riportava: Covid, saltate 140mila visite. L’appello: “riaprite gli ambulatori”. Il dato, come precisato nell’articolo, era relativo al solo nel mese di marzo per la provincia di Modena. Si può immaginare che se quei numeri fossero estesi al territorio nazionale sarebbero non più ignorabili per gli effetti sulla salute e sulla vita degli italiani.

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Modena in diretta
18 aprile 2020

Coronavirus, negli ospedali di Foligno e Spoleto visite specialistiche solo se urgenti” ancora ieri richiamava un articolo del Messaggero sulle pagine locali, a testimoniare che siamo molto lontani ovunque da un corretto livello di assistenza. Emergono ora seri dubbi sulla scelta di privilegiare esclusivamente la pandemia, ormai in picchiata nei numeri, quando le priorità sono sicuramente quelle della “normalità” che dovremmo riconquistare.

Sarà poi interessante in futuro capire quanto è costata in termini di vite umane questa “disattenzione da Covid-19” perché gli effetti non sono affatto finiti e anzi, con il progressivo impoverimento della popolazione, anche la inadeguata tutela della salute diventerà un fattore destinato a incidere nella vita con costi sociali enormi.




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