giovedì 28 luglio - Damiano Mazzotti

La nuova psicologia del Totalitarismo

Mattias Desmet è un professore universitario belga che ha pubblicato un saggio dirompente sulle nuove forme di dittatura: “Psicologia del totalitarismo” (Edizioni La Linea, Bologna, 2022, 230 pagine, euro 25). 

Molte persone non riescono a comprendere che “le dittature si basano su un meccanismo psicologico primitivo, ossia la paura che un regime dittatoriale incute nel popolo. Lo Stato totalitario, invece, si fonda su un processo psicologico potente, che è quello della formazione di massa”. Questa nuova “formazione di massa è essenzialmente una forma di ipnosi collettiva che priva gli individui della capacità di distanziamento critico e di ricorso alla coscienza” personale (introduzione). In realtà si tratta di un lungo processo difficile da percepire e difficile da superare.

Questo saggio molto ficcante del professor Desmet segue “la visione distopica del futuro evocata da Hannah Arendt, secondo cui un nuovo tipo di totalitarismo, guidato da ottusi burocrati e tecnocrati, sarebbe sorto dopo la caduta del nazismo e dello stalinismo”.

Il “caposaldo del totalitarismo è la fede cieca in una sorta di “finzione scientifica”, che rivendica il fatto di basarsi su cifre e statistiche, ma mostra poi un “radicale disprezzo” per i fatti” (Hannah Arendt, filosofa ebrea tedesca che ha studiato a fondo il nazismo). Naturalmente dopo i vari interventi istituzionalizzati, molte persone non riescono più a distinguere tra la realtà e la finzione ufficializzata. Purtroppo “gran parte della popolazione è quasi del tutto isolata” a livello sociale.

Inoltre l’attuale scienza mediatica considera l’essere umano come un organismo biologico, “disconoscendo del tutto la sua dimensione psicologica, simbolica ed etica. Così facendo rende impossibili i rapporti umani” a livello elementare e istituzionale (introduzione). Comunque di solito “non si può risolvere un problema con lo stesso tipo di ragionamento che lo ha provocato”.

Ci sarebbe molto da dire a livello generale e a livello specifico, ma in questa situazione molto difficile è molto meglio essere concisi: “Dire la verità può infrangere il consenso sociale perché mette in questione il discorso consolidato in cui il gruppo trova rifugio, comodità e sicurezza, quindi, è anche pericoloso, produce ansia nel gruppo, suscita irritazione e aggressività” (basato sul lavoro di Michel Foucault sulla verità; p. 21).

In definitiva “il totalitarismo non è un accidente della storia”, ma “è la conseguenza logica del pensiero meccanicista e della fede illusoria nell’onnipotenza del pensiero umano” istituzionale. E. come disse Winston Churchill, “Le sole statistiche di cui ci possiamo fidare sono quelle che noi abbiamo falsificato” (p. 26). In ogni caso “il discorso scientifico, come qualsiasi discorso dominante, diventa lo strumento privilegiato dell’opportunismo, della menzogna, dell’inganno, della manipolazione e del potere” (p. 27).

Mattias Desmet insegna Psicologia clinica all’Università di Ghent (Belgio). Tra se lue pubblicazioni segnalo questa: La ricerca dell’oggettività in Psicologia. Segnalo inoltre un’intervista molto importante: https://www.youtube.com/watch?v=HgKbc7NJgbc.

Nota personale – Qui potete trovare una delle sintesi epidemiche impareggiabili di Silver Nervuti: https://www.youtube.com/watch?v=76nZXcdacx4. Per fortuna “l’autodistruttività, alla fine, porta sempre al crollo del sistema totalitario” (p. 107). In alcuni casi la Scienza può diventare “un idolo capace di eliminare magicamente tutti i mali dell’esistenza e persino di trasformare la natura dell’uomo” (Hannah Arendt, p. 59).

Nota farmacologica – Nel 2021 qualcuno ha scoperto “che il paracetamolo, l’antidolorifico più popolare, presente sul mercato dalla metà del secolo scorso, contiene sostanze cancerogene e può essere dannoso per il feto” (p. 43).




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