lunedì 22 agosto - Giovanni Greto

La mostra sulla prima “Esposizione d’arte cinematografica” (Venezia, 1932) ; un convegno per celebrare i 90 anni della Mostra

Dall’ASAC (Archivio storico delle arti contemporanee) della Biennale di Venezia il materiale per la mostra allestita al portego di Ca’Giustinian. La proiezione di due film della prima edizione.

Merita di essere visitata, al portego, a piano terra, di Ca’Giustinian, la mostra dedicata alla prima esposizione internazionale d’arte cinematografica, svoltasi al Lido Di Venezia, nell’ambito della Biennale d’Arte, dal 6 al 21 agosto 1932, sulla terrazza dell’Hotel Excelsior.

Dai materiali conservati dal 1932 all’ASAC sono esposti i manifesti, le locandine originali dei programmi, le foto di scena dei film presentati, le foto di attualità nel contesto del Lido dell’epoca, i documenti e la corrispondenza che testimoniano la nascita e l’organizzazione della Mostra, i comunicati e la rassegna stampa.

Fra i materiali, di agevole lettura, ordinatamente collocati nelle teche, spicca la lettera, datata 10 giugno 1932, con la quale Louis Lumiere rispondeva al conte Giuseppe Volpi di Misurata (Venezia, 19 novembre 1877 – Roma, 16 novembre 1947), Presidente della Biennale, che lo aveva invitato a far parte del comitato d’onore, per mezzo di una lettera, datata 30 maggio : “ Accetterò ben volentieri di far parte del Comitato d’Onore della manifestazione da voi organizzata e vi prego, Signor Presidente, di gradire, insieme con i miei ringraziamenti, l’espressione dei miei più distinti sentimenti”.

E ancora, la scheda del referendum tra il pubblico per eleggere la miglior attrice e il miglior attore, nonché il regista del film più divertente, di quello più commovente, di quello più originale e di maggiore perfezione tecnica.

La prima edizione, è bene ricordare, si svolse dal 6 al 21 agosto sulla terrazza dell’Excelsior Palace Hotel del Lido di Venezia e solo dal 1937 fu ospitata dal nuovo Palazzo del Cinema ( solamente sei mesi furono necessari per la sua costruzione!). Inizialmente appuntamento biennale, dal 1934 il termine esposizione venne sostituito con quello di Mostra, che dal 1935 divenne una stabile manifestazione annuale.

Nove erano le nazioni partecipanti: Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Urss, Polonia, Cecoslovacchia, Olanda e Stati Uniti, i quali dominarono la rassegna con ben 11 film, quasi tutti prodotti nel 1932 e quasi tutti poi doppiati in italiano. E infatti il primo film proiettato fu americano, Dr.Jekyll and Mr.Hyde (1931), diretto da Rouben Mamoulian ed interpretato da Fredric March che, a seguito del referendum, fu l’attore che piacque di più.

In 16 giorni furono proiettati 25 lungometraggi, 9 cortometraggi, qualche documentario e cinegiornale.

Lungo il portego di Ca’Giustinian si possono vedere documentari dell’Istituto Luce su Venezia e il Lido d’epoca, mentre in una seconda saletta, un filmato di 30 minuti con una selezione di scene di buona parte dei film presentati in quella prima edizione.

Il giorno dopo l’inaugurazione si è tenuto dal mattino al pomeriggio inoltrato, alla biblioteca della Biennale ai Giardini, un convegno per celebrare i 90 anni della Mostra internazionale. Ampio spazio è stato dedicato al nuovo lavoro dello storico lidense Gian Piero Brunetta (20 maggio 1942), La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 1932-2022, frutto della collaborazione fra la Biennale e l’editore Marsilio, che lo ha pubblicato. Si tratta di un volume di 1328 pagine, concepito dall’autore durante il lockdown, che in realtà si ferma all’edizione 2020.

Alberto Barbera, Direttore Artistico del settore Cinema della Biennale, ha dialogato con Brunetta, complimentandosi per un’impresa impossibile, a detta dello stesso autore, il quale decise di scriverla “perché so tante cose, mi son detto, e perché non c’era in assoluto una storia del cinema, per cui valeva la pena per i 90 anni scrivere la storia e farlo da solo”. Inoltre “è stato un atto di riconoscenza per il Lido, poiché la Mostra mi ha spinto ad amare tutto il cinema e a riflettere su cosa avrei voluto fare nella vita”. Durante le ricerche, grazie a Paolo Lughi, responsabile dell’ufficio stampa della Biennale, “ho potuto consultare cinque lettere di Stanley Kubrick, un vero ritrovamento che dice quanto l’ASAC sia pieno di tesori che vanno valorizzati”. E ancora : “Il libro è diviso in sei parti, ognuna delle quali è legata a un peso specifico che agisce sulla Mostra e le dà un andamento oscillatorio. Inoltre si vede come la politica voglia entrare, cercando periodicamente di scorporare la Mostra del Cinema per portarla via, fortunatamente non riuscendoci”.

Tra gli addetti ai lavori intervenuti, un applauso caloroso è stato attribuito a Natalia Aspesi, che ha confessato di essere più vecchia della Mostra del Cinema (Milano, 24 giugno 1929) e che la bellezza del libro sta nell’essere come una serie di romanzi che si leggono anno per anno.

Nel pomeriggio, hanno professato il loro amore per la Mostra, in presenza, due attrici italiane : Isabella Ferrari (Ponte dell’Olio, 31 marzo 1964), vincitrice nel 1995 della Coppa Volpi come attrice non protagonista di “Romanzo di un giovane povero”, di Ettore Scola. Ha definito Venezia, “la madre di tutti i Festival”; Valeria Golino (Napoli, 22 ottobre 1965), vincitrice per due volte della Coppa Volpi : nel 1986 per “Storia d’amore” di Francesco Maselli e nel 2015 per “Per amor vostro” di Giuseppe M. Gaudino. Ha detto di preferire Vennezia a Cannes, perché le trasmette una sensazione di benessere, mentre a Cannes ci va solo per lavoro.

In un messaggio registrato, Marco Bellocchio (Bobbio, 9 novembre 1939) ha raccontato che il suo primo film “I pugni in tasca”(1965) venne rifiutato dalla Mostra, diretta da Luigi Chiarini. Vinse però il Premio speciale della Giuria nel 1967 per “La Cina è vicina” e fu insignito nel 2011 del Leone d’Oro alla carriera.

Tilda Swinton (Londra, 5 novembre 1960) ha vinto la Coppa Volpi nel 1991 per “Edoardo II” di Derek Jarman e il Leone d’Oro alla carriera nel 2020. Collegata tramite la piattaforma Zoom, ha affermato sorridente che “il tappeto magico per me è Venezia. E’un punto di scambio, una città in cui ci si scambiano i sogni”.

Isabelle Huppert (Parigi, 16 marzo 1953) ha vinto due volte la Coppa Volpi. Nel 1988 per “Une affaire de femmes” di Claude Chabrol e nel 1995 per “la Ceremonie” di Claude Chabrol. Nel 2005 le è stato conferito un Leone Speciale della Giuria per l’insieme dell’Opera. In un messaggio registrato, l’attrice ha apprezzato sia il pubblico veneziano, per la particolarità di guardare i film con fervore; sia la Mostra, perché in grado di riconoscere la qualità.

Assai applaudita, la chiacchierata tra il Presidente Roberto Cicutto e Marina Cicogna (Roma, 29 maggio 1934), nipote per parte di madre del conte Giuseppe Volpi di Misurata. Produttrice, sceneggiatrice e attrice, ha prodotto alcuni fra i più importanti film italiani del cinema d’autore : Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri, che nel 1971 vinse l’Oscar per il miglior film straniero ; Medea di P.P.Pasolini; Fratello sole, sorella luna di Franco Zeffirelli ; Mimì metallurgico ferito nell’onore di Lina Wertmuller. Ha raccontato aneddoti e dietro le quinte con nonchalance che nascondeva un forte amore per il cinema.

Non poteva mancare fra gli invitati Paolo Baratta (Milano, 11 novembre 1939), che fu Presidente della Biennale dal 1998, l’anno della riforma, al 2001 e dal 2008 al marzo 2020. Nella sua lunga esposizione, Baratta ha affermato che “la Biennale non è strumento per le diplomazie commerciali, ma deve mostrare che è possibile un dialogo fra Paesi, in piena autonomia, senza interferenze e deve andare alla scoperta di cinematografie diverse”.

E’ stato infine presentato il volume “Dieci – Biennale College Cinema 2012-2022”, che ripercorre la storia di un progetto nato nel 2012 con l’obiettivo di arricchire la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica attraverso la partecipazione di cineasti emergenti, da tutto il mondo, per la realizzazione di lungometraggi a budget limitato, come ha spiegato la responsabile Savina Neirotti, portato quest’anno dagli iniziali 150 mila a 200 mila euro.

In serata, nella sala Grande del palazzo del Cinema sono stati proiettati due film della prima edizione : il cortometraggio di 12 minuti Regen ( pioggia), di Mannus Franken e Joris Ivens, Olanda, 1929. Fu proiettato il 21 agosto in chiusura della Mostra. Si ispirava alle teorie del Bauhaus, alle avanguardie artistiche degli anni Venti e ai cineasti russi. E’ un ritratto della città di Amsterdam, con sottofondo sonoro, ripresa sotto una frequente, per quelle parti, giornata di pioggia, in uno stile lirico, affascinante.

A seguire, il film che avrebbe dovuto inaugurare la Mostra ma, essendo la copia arrivata in ritardo, venne proiettato l’11 agosto, Gli uomini, che mascalzoni… di Mario Camerini (Roma, 6 febbraio 1895 – Gardone Riviera, 4 febbraio 1981). Ottima la qualità della pellicola, fornita dalla Cineteca Nazionale di Roma, mentre ospite in sala, una felice e commossa Manitta Camerini, ha ricordato la dirittura morale e la professionalità del padre. Girato a Milano, quasi tutto fuori dagli studi, in esterni alla Fiera, sui tram, sul lago di Como, utilizzando una macchina da presa a mano, risultò un piccolo capolavoro nel genere della Commedia sentimentale. Ebbe come interprete il giovane Vittorio De Sica, nei panni del giovanotto vanitoso e farfallone, che fu lanciato verso il successo , grazie anche alla canzone Parlami d’amore Mariù, composta da Cesare Andrea Bixio per la musica e da Ennio Neri per il testo, dedicata nel film alla sua innamorata Mariuccia (Lya Franca), conquistata e, chissà, sposata dopo una serie di divertenti peripezie.

 




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