martedì 26 gennaio - Yvan Rettore

La "menata" del riformismo

La classe politica nostrana, ma più in generale quella occidentale risulta ormai da decenni imprigionata a livello programmatico sul concetto di riformismo.

Il bello è che tutti si dichiarano riformisti: a Sinistra, Destra, Centro e perfino fra le fazioni cosiddette più estremiste.

Guai a dire che il modello di società occidentale risulta ormai fallimentare sia sul piano sociale che ambientale e tutti immancabilmente a inventarsi di tutto pur di riuscire a mantenere un sistema che fa acqua da tutte le parti e risulta essere ormai dannoso per l’insieme del genere umano.

Se un macchinario non funziona e ogni intervento teso a migliorarlo risulta essere più costoso e dannoso rispetto ai vantaggi e alla resa che può produrre, un imprenditore ragionevole cosa fa?

Non si accanisce di certo nel continuare ad investire tempo e denaro su un macchinario che continua a presentare costantemente aspetti negativi e controproducenti.

Finisce quindi con accantonarlo definitivamente e vede di realizzarne un altro che possa consentire effettivamente il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Questo buon senso – ovvero di voltar pagina in presenza di un sistema profondamente sbagliato – appare inesistente ai nostri lidi.

Si continua ad insistere nel mantenimento di una società fondata sul dominio incontrastato della finanza, sulle disuguaglianze e le iniquità, sull’individualismo, il consumismo e la ricerca del profitto ad oltranza, anziché pensare un modello di società basato sul senso di comunità, sulla sobrietà, sulla solidarietà e sul recupero di un rapporto equilibrato dell’uomo con l’ecosistema in cui vive.

Oggi perfino la tanto decantata “Green Economy” che viene presentata come la Nuova Frontiera dell’economia, in realtà viene applicata sempre e comunque secondo le logiche tipiche del capitale, ossia in quelle che reggono la corsa sfrenata al profitto e questo a costo di danneggiare ulteriormente quello stesso ambiente che questa tendenza dovrebbe invece salvaguardare a spada tratta.

La Sinistra in tutta questa involuzione ormai inarrestabile dell’Occidente continua (salvo alcune lodevoli eccezioni) ad esistere in ordine sparso limitandosi ad alleanze di comodo con i riformisti di turno ed evitando quindi di fare quel salto di qualità che le consentirebbe di recuperare radicalmente credibilità e consensi facendo definitivamente proprio il grande motto del compianto Gino Bartali: “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!”

Sarebbe ora di cominciare a rifare quel tutto e di finirla una volta per tutte con questa menata del riformismo.

Sempre che si voglia il bene del Paese!

 

Yvan Rettore




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