giovedì 21 novembre - Pressenza - International Press Agency

La frontiera franco-italiana: un luogo in cui non vige la legge

“Per il sig. Emmanuel Macron, presidente della Repubblica francese.

Devo annunciarvi il mio immenso choc e il mio orrore nello scoprire che alla frontiera italiana la negligenza deliberata e ripetuta dei diritti dell’uomo, una sfrontata ignoranza di umanità e la violazione del diritto europeo. 

di Tobia Savoca

Nel corso del mio spostamento a Mentone e Ventimiglia, ho visto dei rifugiati e delle persone in movimento di qualsiasi età e di qualsiasi angolo del mondo – costretti a fuggire dalla povertà, dalla persecuzione, dalla guerra e dai disastri ecologici, e a percorrere delle distanze inimmaginabili – disumanizzati e umiliati, scartati e rigettati, trattati con ritardo e disprezzo dai vostri controlla-frontiere e dalle vostre forze di polizia agli ordini delle vostre cieche politiche in materia di migrazione.

Sono stato testimone di limitazioni senza pietà della “libertà”, d’assenza d’uguaglianza e ancora meno di fratellanza calorosa. […]

Alla frontiera italiana vi sono le prove incontrovertibili di respingimenti sistematici a persone vulnerabili, bambini compresi – si, innocenti, richiedenti asilo, non accompagnati-. Non soltanto i vostri agenti di frontiera fanno menzione di date di nascita false sui documenti di diniego d’entrata, ma confiscano ugualmente dei certificati di nascita.

Non si tratta solo di una violazione flagrante del diritto del vostro paese ma di una mostruosità senza nome. Li lasciate andare senza protezione alcuna e li mandate incontro ad una situazione traumatica di indigenza e vulnerabilità con indifferenza.

Le persone in movimento che cercano rifugio alla frontiera sono respinte verso l’Italia senza alcun tipo di garanzia procedurale. Peggio ancora, quando la polizia italiana non li riprende, sono illegalmente detenuti presso le installazioni mal equipaggiate alla stazione di polizia di Mentone.

Mi sono reso conto della situazione con i miei occhi ma mi sono vista rifiutare l’accesso ai containers dove tengono i rifugiati e i migranti. La polizia parla di “spazio di messa in salvo”, io le chiamo “gabbie”.
[…Il fatto di essere migrante e di chiedere asilo non è un crimine.”


                                                13 novembre 2019, Magid Magid, deputato inglese del Parlemento europeo e della commissione delle libertà civili della giustizia e degli affari interni (LIBE).

Il 31 ottobre 2019 Manon Aubry, eurodeputata della France Insoumise, si era già vista rifiutare la visita ai locali dove la Polizia di Frontiera di Mentone rinchiude i migranti che oltrepassano la frontiera italiana.

L’eurodeputata era accompagnata, tra gli altri, da vari rappresentanti delle associazioni di difesa dei diritti (CAFFIM, ANAFE, Roya citoyenne, Amnesty international, RESF 06, collectif Keshaniya,…). Quest’ultimo collettivo in particolare aveva raccolto numerose testimonianze di persone che erano già state rinchiuse, che denunciavano condizioni igieniche spaventose, violenze e comportamenti inumani ripetuti.

La frontiera italiana, seconda Roya citoyenne, si è trasformata in una zona in cui non vige la legge: la polizia arresta e detiene i migranti prima di rimandarli ad attraversare le Alpi.

Manon Aubry ha invocato il diritto di visitare i luoghi di privazione della libertà riconosciuto ai deputati francesi dall’articolo 719 del Codice di Procedura Penale per visitare i container dove, secondo l’ammissione del direttore della Polizia, una cinquantina di donne e uomini sarebbero trattenuti oggi per una durata indeterminata.

La Polizia di Frontiera gli ha opposto una nota interna della Direzione Centrale secondo la quale i posti di Montgenèvre e Mentone non sarebbero dei luoghi di privazione di libertà, ma degli “spazi di messa in sicurezza” date le condizioni meterologiche e i pericoli della strada.

“Questo testo dice che i deputati sono autorizzati a visitare i locali di custodia, i centri di retenzione e le zone di attesa. Ma siccome questo luogo non ha statuto, anche se ci sono persone rinchiuse, questo lo rende uno dei pochi luoghi in cui non esiste un diritto di controllo, nemmeno da parte dei deputati”, spiega Agnès Leroll del Coordinamento d’azioni alle frontiere interne.

(Foto di vocealta)

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