mercoledì 23 novembre - Gerardo Lisco

La destra - centro al governo e i balbettii delle opposizioni

La Meloni Presidente del Consiglio a guida di una maggioranza di destra – centro fa esattamente ciò che ogni cittadino di buon senso e con un minimo di spirito critico si aspettava. Questo è un Governo di destra conservatrice attento alle istanze economiche del capitalismo tanto nazionale quanto internazionale. E’ la perfetta sintesi delle istanze Conservatrici con quelle Liberali. Quali sono in sintesi i provvedimenti approvati o che si appresta ad approvare?

 Provo ad andare con ordine : pensioni la riproposizione di 41 anni di contributi accompagnata da incentivi a restare al lavoro per chi ha comunque raggiunto i requisiti in sostanza da quota 102, a quota 103 fino a quota Everest. Le stime prevedono poche decine di migliaia di lavoratori disponibili ad andare in pensione per cui gli effetti saranno ancora più limitati rispetto alla precedente quota 102 ossia 38 anni di contributi e 64 anni di età. La Legge Fornero continuerà ad essere vigente con il suo “ scalone” che imporrà alla stragrande maggioranza degli italiani di andare in pensione a non meno di 67 anni. In Italia si inizia a lavorare rispettivamente a 24 anni per gli uomini e a 26,2 anni per le donne. Rispetto agli altri Paesi UE gli italiani iniziano a lavorare , mediamente , quattro , cinque anni più tardi dei loro coetanei. Secondo l’Istat , ( dati dicembre 2021) nella fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni il tasso di disoccupazione è il 28,2% . Il che significa che dati i salari e considerato il sistema di calcolo della pensione dopo 41 anni di contributi la stragrande maggioranza degli italiani, anche senza la Legge Fornero, si vedrà costretta a lavorare per far fronte ai costi di un’esistenza che si prospetta piuttosto grama. Questione salariale. Per far fronte ai salari fermi agli anni 90 il provvedimento allo studio del Governo è la progressiva riduzione di 5 punti percentuali del cuneo fiscale. Le risorse finanziarie recuperate per due terzi dovrebbero andare ai lavoratori per un terzo alle imprese.

 In Italia, l’OCSE ha calcolato che l’incidenza percentuale sul costo del lavoro delle tasse personali sul reddito e dei contributi sociali a carico del lavoratore e delle imprese si attesta al 45,20% . Nei Paesi OCSE il cuneo fiscale si colloca tra le percentuali superiori al 50% di Belgio, Germania, Ungheria, Francia e quella inferiore al 19% di Messico e Corea del Sud. L’incidenza della percentuale del cuneo fiscale sta a significare quanto la politica di un governo è più o meno attenta all’uguaglianza sociale. Dalla comparazione dei dati si evince che negli Stati dove l’incidenza del cuneo fiscale è più alta c’è maggiore attenzione alla giustizia e alla eguaglianza sociale, negli Stati dove invece l’incidenza è più bassa si rinvia alle scelte individuali e quindi al mercato, ossia il cittadino acquista sul mercato, rispetto al proprio potere di spesa, quei diritti che dovrebbero essere garantiti dalla fiscalità generale. In sostanza la riduzione del cuneo fiscale si traduce non in un aumento dei salari ma in una partita di giro per cui il lavoratore il denaro che prende in più lo dovrà spendere per acquistare sul mercato sanità, istruzione, pensioni ecc..

Per le imprese il taglio del cuneo fiscale si traduce invece in una riduzione del costo del lavoro che rende competitivi i beni e servizi prodotti su mercati globali. La riduzione del cuneo fiscale non è altro che un incentivo alle solite politiche mercantilistiche attraverso un ulteriore taglio della spesa pubblica . Su questo punto tanto il PD quanto gli stessi sindacati se non tacciono concordano. Il primo perché con Prodi ha già operato con un taglio del cuneo fiscale, i secondi addirittura sostengono la proposta del governo chiedendo di negoziare sulla percentuale da attribuire ai lavoratori e alle imprese. Qualunque sia la percentuale a favore dei lavoratori a beneficiarne sarà soprattutto il mondo delle imprese. Questioni immigrati. Anche su questo punto le opposizioni balbettano. Il Governo con il Ministro degli interni ha dichiarato “guerra “ alle ONG.

Le opposizioni, sostenute dai media, hanno reagito con le solite prese di posizioni e con l’umanitarismo di maniera incapaci di affrontare la questione razionalmente finendo con l’assecondare il modello liberalcapitalismo che vuole manodopera fluida e basso costo. I dati e dicono che gli italiani emigrati sono 5,8 milioni molti di più degli stranieri arrivati in Italia. L’Italia esporta capitale umano qualificato. I giovani italiani che emigrano sono in prevalenza laureati e diplomati espulsi da un sistema economico fondamentalmente conservatore che vede di buon occhio i giovani che lasciano l’Italia a fronte di immigrati dequalificati o con titoli di studio non spendibili sul mercato del lavoro.

In sostanza capitale umano a basso valore aggiunto utile per una economia che non punta sull’innovazione e su investimenti in settori di qualità e ad alta tecnologia ma sulla conservazione di un sistema fatto di clientele, di assistenzialismo e di una zona grigia dove per sopravvivere si assicura la sopravvivenza attraverso l’evasione fiscale, contributiva, mancato rispetto dei CCNL di settore. A differenza degli immigrati con gli nostri emigranti italiani oltre che capitale umano viene esportato anche capitale anche capitale finanziario. E’ cosa nota, vi sono una serie di studi e ricerche che lo provano, che i nostri giovani quando emigrano portano denaro per poter affrontare la vita nei Paesi che li accolgono. Flussi di capitali che continuano anche dopo l’arrivo. Sono molte le famiglie che inviano denaro ai figli emigrati all’estero. Gli immigrati che arrivano in Italia a parte le braccia, e fossero solo quelle sarebbe già un fatto positivo, portano anche altro: prostituzione, mafia nigeriana e in generale criminalità. In sostanza se compariamo i due valori emigrati/immigrati non escludo che il dato è negativo per l’Italia. Per cui sarebbe opportuno che invece di parlare di questione immigrazione si iniziasse ad affrontare il problema in termini di migrazione. La questione migratoria ci pone la domanda su che modello economico e sociale vogliamo. In una battuta se vogliamo una economia dinamica, innovativa ecc non servono immigrati dequalificati da assistere, servono i nostri emigrati con titoli di studio e con formazione adeguata ai cambiamenti in corso. Gli altri provvedimenti varati dal Governo sono il D.L. contro i Rave party , l’eliminazione degli ultimi vincoli anti covid, l’innalzamento del tetto del contante a 5000,00 € , le tasse rateizzate per gli evasori che decidono di pagare. Brevemente in merito al provvedimento sui rave party molte prese di posizioni sono fondate sul nulla. Una di queste è che attraverso questa norma il governo intende limitare l’occupazione di fabbriche, scuole e università. Faccio sommessamente notare che il codice penale già prevede il reato di occupazione abusiva. La norma anti rave party è chiaramente ideologica e risponde all’istanza di sicurezza e protezione che viene da fasce ampie di cittadini. Certamente per coloro che abitano i quartieri bene delle grandi città la questione sicurezza e ordine pubblico non si pone, altra cosa è per coloro che abitano i quartieri meno ambienti delle grandi città. La norma anti rave party è diretta essenzialmente quest’ultima categoria di persone. Le opposizioni invece di mettere in campo il solito armamentario avrebbero dovuto sfidare il governo sul tema della sicurezza e della tutela dei cittadini da fenomeni di criminalità organizzata e non, invece anche qui hanno rinunciato a sfidare il governo. Per quanto riguarda tasse rateizzate e flat tax niente di nuovo. La questione della riduzione della pressione fiscale in funzione dell’idea che serve “più mercato” appartiene anche ad una parte delle opposizioni. Far pagare tutti in modo giusto ed equo dovrebbe questo è il punto sul quale sfidare la destra al Governo. Solo con un fisco equo e progressivo è possibile finanziare politiche sociali, per l’occupazione, per l’ambiente, ecc. ecc. Per un attimo ha tenuto banco la proposta di Gasparri di abrogare la L. 194/78 sull’interruzione volontaria della gravidanza. Anche su questo punto la risposta non doveva essere il solito mantra sui medici obiettori di coscienza ma sfidare il Governo sulla mancata attuazione dell’art. 5 della L. 194/78. Chiedere l’applicazione di quanto riportato in questo articolo significa porre l’accento sul welfare state, sulle politiche di giustizia e di uguaglianza sociale, sulla lotta alla povertà e alla disuguaglianza. Riporto un passaggio dell’art. 5 della L.194/78 << di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre , di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto>>. Come si evince dal dettato ancor prima che questione di medici obiettori è questione di giustizia sociale. Non conosco studi sul tema ma in una realtà dove il numero dei poveri assoluti e relativi arriva a quasi un quarto della popolazione presumo che abortire sia diventato un modo per evitare di veder peggiorare le proprie condizioni economiche e sociali. In conclusioni il governo di destra – centro si appresta a fare esattamente ciò che ha detto in campagna elettorale coniugando sul piano della cultura politica conservatorismo e liberalismo. Le opposizioni balbettano per ragioni diverse : il PD perché in fondo condivide molte delle scelte economiche che il Governo Meloni si appresta a fare per cui in attesa di celebrare il Congresso e decidere se vivere o morire preferisce utilizzare le solite sconclusionate parole d’ordine; il M5S balbetta difendendo alcuni provvedimenti bandiera cercando di tradurre il consenso politico in presenza sui territori per poter contendere al PD l’egemonia del campo non certamente largo ma quello progressista attento alle questioni sociali e ambientali. Di fronte al balbettio delle opposizioni la destra opera non solo sul piano delle politiche economiche ma anche sul piano della cultura politica provando, cosa non difficile visto il vuoto, di diventare egemone.




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