mercoledì 16 giugno 2010 - Libero Mercato

La crisi dell’editoria e le sfide del web

Dare interpretazione del fenomeno di internet collegato al mondo della informazione è più semplice per la generazione che ha vissuto di persona il progresso tecnologico, cioè i giovani di oggi, mentre è più difficile capire come si può fare funzionare il sistema per chi non è stato abituato a gestire le nuove tecnologie in quanto ha conosciuto delle realtà diverse, tradizionali.

Con una battuta anche non troppo falsante si apre l’intervento su "Il futuro dei media e la libertà di stampa" coordinato da Enrico Franceschini, giornalista di Repubblica, inserito nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento, tenutosi dal 3 al 6 giugno.

Quale è la battuta? "La libertà di stampa la possiede chi ha la stampa".

Alcuni dati che possono essere utili per cercare di interpretare il fenomeno attuale li declina Alexander Stille: il 30/35% del reddito in meno per chi lavora nel settore editoriale tradizionale, alcuni media storici che sono già entrati in crisi negli USA, parallelamente alla crisi economica, con un miliardo e mezzo di dollari investiti in meno in pubblicità .

Quello che accade negli USA, il paese che per primo ha sperimentato le nuove tecnologie applicate al mondo della informazione, non deve far pensare che sarà ripetuto tale e quale in Europa, perché aver vissuto per primi la rivoluzione dei mass media in America, dove internet è più diffuso, dove la fruizione del web è altissima, ha insegnato, se non come fare, come non fare per evitare la crisi.

Uno dei problemi che però sono evidenti nell’ambito del mondo dell’informazione, anche in Italia, è quello della carenza nelle redazioni di persone che si dedichino al settore del giornalismo investigativo, non solo per un problema finanziario, ma anche per un problema di tempistica: si realizzano certo servizi investigativi, ma serve più tempo, chi li fa impiega dei mesi per poi arrivare a un prodotto singolo, non molto di più, anche nell’arco di molti mesi.

Come fare allora per mantenere vivi il mondo editoriale e quello on line?
Il rapporto tra stampa e blog è quasi simbiontico, la domanda e la offerta di informazione/i è grandissima, ma spesso il blog è un modo per rendere gratuito il sistema e per mantenere una situazione di stallo sempre aperta con la stampa tradizionale.

Il blog non sempre è di contenuto, spesso è di commento.

Su questi concetti espressi da Stille, docente di giornalismo internazionale alla Columbia University, si apre una voragine, per noi italiani, in cui difficilmente si trovano delle contraddizioni: è pur vero che la attuale situazione porta nella direzione di dover pensare se quanto emerge dalla stampa è sempre il tutto, tutto quello che si deve sapere, tutto quello che serve; si parla spesso di censura e i fatti attuali comprovano e continuano a confermare che in qualche modo questo problema è forte, si percepisce, è un limite indiscutibile.

Tuttavia un grave inconveniente che ha colpito il mondo della stampa tradizionale è che essa ha perso credibilità: molti lettori sono spesso convinti che il mezzo non dica tutto quanto c’è da dire, per questo perdono fiducia, per questo scelgono di approfondire e di trovare certezze altrove, ecco come mai cercano di trovare in internet la risposta ideale, pur che internet è anche veicolo delle informazioni dei quotidiani.

Quel contenuto che si trova in internet altro non è se non spesso materiale di agenzie, le stesse della stampa tradizionale, che una volta scadute passano in versione gratuita sul web. Il tempo in internet è danaro.

Le informazioni non mancano - cita dalla sua relazione John Kampfner, scrittore e giornalista, una serie di situazioni tipo - foto dal cellulare che permettono di mostrare cose altrimenti celate, notizie che volano attraverso i blog e i social network, notizie gratuite di cui la rete si riempie in poco tempo, il giornalismo è cambiato, non solo stampa, non solo professione, ma anche blog di commento, citizen journalism, che hanno l’obiettivo di mettere allo scoperto le realtà che chi detiene il potere vorrebbe nascondere, si coglie il riferimento alla recente pubblicazione “Blair’s Wars”.

La sopravvivenza allora arriva dalle fonti che hanno maggiore valore, che assumono a loro volta pregio sia per il contenuto che per il prezzo che hanno, stabilire un costo da sostenere è dato da una serie di fattori: chi scrive la notizia, come si gestisce la produzione e la diffusione del mezzo e quanto danaro copre le spese di produzione e di gestione grazie al finanziamento pubblicitario, oppure la possibilità di vedersi pagate le notizie, con servizi in abbonamento e così via.

John Kampfner non disdegna personalmente di leggere i quotidiani on line e di sentirsi informato direttamente dalle testate tradizionali che offrono anche un servizio sul web ma l’esperienza è diversa, l’approccio è diverso, la posizione da cui si legge è diversa, tutto cambia, tuttavia un aspetto fondamentale resta quello dell’affidabilità della notizia, della cura nel produrle e della professionalità di chi pratica la professione, sulla carta, in televisione, in radio o sul web.
 
Martina Cecco



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