lunedì 7 gennaio - Giovanni Greto

La conferenza stampa di fine anno del Teatro La Fenice

Sprizzava gioia da tutti i pori Fortunato Ortombina, direttore artistico del Gran Teatro la Fenice di Venezia, nonché Sovrintendente, dopo il passaggio di Cristiano Chiarot al Maggio Musicale Fiorentino, durante la rituale conferenza stampa di fine anno in occasione della presentazione del concerto di Capodanno – quattro repliche per questa sedicesima edizione – in cui si fa il punto sullo stato di salute del Teatro.

Il 2018 è stato un anno molto importante sia per i risultati economici raggiunti – dieci milioni di euro netti di guadagno dalla vendita dei biglietti cui si aggiunge un milione e mezzo di euro incassato dalle visite, avvicinando il Teatro ad una sede museale – che per quelli numerici: aumento degli abbonati e degli spettatori paganti (più 20 per cento). Parallelamente, verso la Fenice cresce giorno dopo giorno la fiducia da parte del pubblico sia italiano che straniero, che le riconosce un’importante funzione culturale: far conoscere il Teatro d’Opera, di paternità e maternità italiana, perché “L’Opera è il nostro sangue, il nostro essere, la Storia!”.

Nuovi soci sostenitori si sono aggiunti e, per il concerto da tanti atteso, si è attivata una collaborazione con l’Unicef, volta a raccogliere fondi a favore dei bambini che vivono in condizioni drammatiche. A questo proposito è intervenuta Mariella Andreatta, Presidente del Comitato Regionale Veneto per l’Unicef, che ha ricordato il raccapricciante bilancio del 2018 : 900 mila bambini sono morti sotto le bombe. “Speriamo che il 2019 ci dia una speranza, a 30 anni dalla dichiarazione dei diritti dei bambini da parte dell’ONU”.

Alla Presidente ha fatto eco il Maestro Myung-Whun Chang, direttore per il secondo anno consecutivo del concerto, dal 2008 “Unicef Goodwill Ambassador”: “Io posso passare il messaggio, è importante come lavora la gente dell’Unicef e ho verificato di persona che lavora molto bene. Perciò, con sicurezza, vale la pena avere fiducia nell’Unicef. Spero che questo con Venezia sia solo l’inizio di una collaborazione che continui per la vita”. Poi, rivolgendosi ad Ortombina, ha ricordato il suo grande amore per il Teatro e per Giuseppe Verdi. “Forse lui ama Verdi più di me (in questo senso è l’unico che ho conosciuto nel mondo)”. Quanto alla sua esperienza, 25 anni fa, di Direttore stabile per cinque anni all’Opera di Parigi, “basta. E’ un ruolo che comporta troppe responsabilità. L’obiettivo principale di un musicista è tornare allo spirito dell’inizio (Amateur). Non mi considero più un musicista professionale”.

Passando al programma del concerto, come sempre scelto dal Direttore artistico, nella prima parte si è ascoltata la “Sinfonia n°7 in la maggiore, opera 92” di Ludwig van Beethoven, in quattro movimenti, per un totale di circa 45 minuti. L’orchestra del Teatro è apparsa concentrata, diretta con fermezza da un attento Chung.

La seconda parte, dedicata al melodramma, ha avuto una scaletta dominata dal duo Giuseppe Verdi/Giacomo Puccini. Per il primo, oltre alle due selezioni sempre presenti – Il coro della terza parte del Nabucco “Va pensiero sull’ali dorate” e il brindisi “Libiam nei lieti calici” dalla Traviata – ha trovato spazio la romanza “Caro nome” dal Rigoletto, che ha permesso alla cantante statunitense Nadine Sierra – “un soprano leggero di coloritura”, come l’ha presentata Ortombina nel corso della conferenza stampa – di inanellare una serie di gorgheggi e di note acutissime, mentre la musica cessava, che in un certo qual modo fatto venir giù il Teatro dagli applausi.

Assai applaudito è stato anche il tenore genovese Francesco Meli, per l’interpretazione di “Una furtiva lagrima” dall’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti e di “E lucevan le stelle” dalla Tosca di Giacomo Puccini.

Per la prima volta è da segnalare il debutto del coro dei Piccoli Cantori Veneziani, voci bianche sapientemente istruite da Diana D’Alessio, protagonista, assieme al Coro del Teatro, diretto da Claudio Marino Moretti, in “Les Voici, Voici la Quadrille”, dalla Carmen di Georges Bizet.

Tornando alla conferenza, Ortombina ha voluto concluderla con un elogio a Verdi e a Puccini, due compositori originari del Paese dov’è nato il Teatro Musicale. “Sono dei profeti che hanno messo sulla carta per sempre dei messaggi per l’umanità, con una portata che trascende qualunque limite di spazio e di tempo. Sono convinto che fra 500 anni questa musica sarà ancora più conosciuta di adesso”.

Felice, infine, la Rai, nella persona di Francesca Nesler, Coordinatrice Musica Colta Rai Cultura, che ha mandato in diretta la parte cantabile del concerto su Rai 1, mentre Radio 3 l’ha trasmesso interamente, in differita, la sera di Capodanno.

L’edizione 2019 è stata trasmessa dal vivo anche in moltissimi Paesi europei ed in Corea, mentre in differita è stata diffusa in America latina, negli Emirati Arabi Uniti, in Giappone e in Cina.

(Foto: Teatro La Fenice/Facebook)




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