La comunicazione e Piazza Taksim
La comunicazione sta cambiando di pari passo con la tecnologia, la protesta turca ha sfruttato tutti i canali messi a disposizione dall'autocomunicazione di massa e questa sembra essere una tattica vincente.
Nella diatriba fra chi vede internet come un mezzo positivo e chi lo vede come un mezzo potenzialmente negativo io non so bene dove collocarmi. Credo però che come dice Castells: “Internet è il medium fondamentale di comunicazione nella nostra società” e come tale va utilizzato.
La rivoluzione industriale, incentrata sul carbone, è stata tale perché irreversibile.
Lo stesso discorso vale per la rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo, incentrata sul Personal Computer, sulla Tecnologia per la trasmissione dei dati e su Internet, questi strumenti tecnologici sono chiamati ICT, Information e Communication Technology.
Quindi Internet è destinato a influenzare il nostro modo di comunicare e più in generale la comunicazione.
Stiamo progressivamente imparando ad usare gli strumenti che ci forniscono le nuove tecnologie e iniziamo ad integrarli con il nostro quotidiano comunicare.
I siti, i blog, il video sharing, i social network e così via sono diventati strumenti centrali nella comunicazione odierna, ovviamente essi influenzano più o meno una popolazione in base alla penetrazione di Internet in quel dato luogo.
Sempre per citare Castells possiamo dire che la comunicazione di massa, per intenderci quella fatta durante il Novecento dai quotidiani, dalla radio, dalla televisione, precorritrice della cultura della modernità e della massificazione della società, sta progressivamente lasciando spazio all’autocomunicazione di massa, ma di cosa si tratta?
La peculiarità della comunicazione di massa è sicuramente quella di essere stata verticale unidirezionale uno-a-molti, un soggetto produce un messaggio utilizzando un certo linguaggio e lo invia attraverso un mezzo che controlla verso una massa indifferenziata di destinatari.
Per dirla in termini economici l’offerta della comunicazione di massa reagisce in maniera rigida alla domanda della massa, ma con la nascita delle ICT tutto cambia.
Possiamo dire che la nascita di Internet e la cultura digitale hanno rotto gli argini del fiume in cui scorreva la comunicazione durante il Novecento creando una marea di rivoli di acqua che presi nella loro totalità rappresentano proprio l’autocomunicazione di massa.
Questa è multimodale nel senso che i vari linguaggi comunicativi non si escludono l’un l’altro ma si integrano e compensano a vicenda, è orizzontale perché viene eliminato il monopolio imposto dal funzionamento uno-a-molti e sostutuito con quello molti-a-molti.
Nel periodo di transizione i social network hanno svolto un ruolo decisivo perché in un primo momento questa fase della comunicazione era stata ribattezzata “era della comunicazione condivisa” in cui piccoli gruppi di soggetti comunicavano in maniera multimodale e orizzontale fra loro.
Pensiamo ad esempio al tentativo dei movimenti contro la globalizzazione di condividere in rete il loro pensiero attraverso portali come Indymedia o TMCrew, esperienze pionieristiche ma relegate ad una nicchia di persone per due motivi: la scarsa diffusione di Internet ad inizio millennio; la mancanza di uno strumento che amplificasse i loro contenuti in rete, ed ecco che entrano in gioco i social network.
La loro struttura a rete, l’interfaccia intuitiva, la possibilità di condividere contenuti hanno di fatto segnato il via dell’autocomunicazione di massa, un contenuto postato su Facebook poteva essere condiviso decine di migliaia di volte, un tweet pubblicato su twitter poteva essere retweettato altrettante volte, così l’autocomunicazione che ad inizio secolo era rimasta di nicchia, è tornata ad essere di massa.
C’è un esempio attualissimo che si presta perfettamente a questa analisi teorica ed è la rivolta turca di Piazza Taksim, #OccupyGezi.
Senza entrare nel merito della rivolta scoppiata per protestare contro la costruzione di un centro commerciale al posto di uno dei pochi parchi pubblici rimasti ancora in vita a Instanbul, concentriamoci solo sul rapporto fra la diffusione della protesta e la comunicazione.
Una delle accuse lanciate dai manifestanti è proprio rivolta ai media turchi accusati di essere stati imbavagliati dal governo.
Durante la prima grande manifestazione del 31 maggio la Ntv il principale canale televisivo turco, ha completamente ignorato la protesta, mentre in Piazza Taksim la polizia cercava di disperdere i manifestanti con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni la Ntv trasmetteva un documentario sui pinguini, così è stato per tutti gli altri canali televisivi più importanti.
Mentre la televisione snobbava la protesta, i giovani di #OccupayGezi condividevano un enormità di tweet che venivano a loro volta ritwittati.
Una ricerca della New York University stima che in otto ore siano stati condivisi due milioni di tweet sul Parco Gezi, in questo modo la parte più dinamica della società, quella connessa in rete, è stata costantemente informata, ha fatto informazione a sua volta, in molti casi si è indignata e ha preso parte alla protesta.
La Turchia vanta oltre trenta milioni di utenti Facebook e in termini assoluti è il quarto paese al mondo con più iscritti, non indifferente è il numero di utenti twitter.
Questa immensa rete creata dai social network ha quindi permesso l’autocomunicazione di massa, le informazioni dei piccoli gruppi sono state amplificate agli internauti turchi in primis e al resto della rete globale in secundis.
“La tecnologia”, per concludere con Kranzberg, “non è né buona né cattiva, nemmeno neutrale”, la tecnologia è di chi riesce a padroneggiarla.
Per anni la comunicazione è stata in mano a chi deteneva il “potere”, oggi possiamo dire che il flusso di informazioni grazie alla rete circola quasi liberamente, ogni censura viene aggirata o distrutta, chi tenta di ignorare un’istanza del popolo della rete viene a sua volta ignorato.
Parafrasando la frase “resisteremo un minuto più di voi” potremmo dire, contro chi cerca di fermare le nuove dinamiche della comunicazione, “useremo la rete un minuto più di voi”.
Il mio blog Disorientati
