mercoledì 21 giugno - Giovanni Greto

La Stagione 2017-’18 del Teatro La Fenice

E’ tempo di bilanci e di addii, in casa Fenice, quando l’arrivo dell’estate è il segnale per la presentazione della nuova stagione artistica.

Davanti ad una nutrita platea, collocata insolitamente nel foyer del Teatro, anziché nelle sale Apollinee, per la concomitanza di un convegno internazionale su nuove proposte di letture e messa in scena delle opere veneziane di Monteverdi, il sovrintendente Cristiano Chiarot, affiancato dal direttore artistico Fortunato Ortombina, si è soffermato sulla situazione odierna del Teatro, prima di introdurre la stagione che verrà.

A tratti commosso, alla sua ultima conferenza stampa, in procinto di lasciare Venezia per Firenze dove è stato nominato sovrintendente del Maggio Musicale fiorentino, Chiarot ha evidenziato l’ottimo stato di salute della Fenice. “Ogni giorno cresce il bilancio al botteghino, con l’effetto di un teatro sempre pieno. Per la prima volta supereremo i nove milioni di euro netti incassati dalla biglietteria. Nessun teatro italiano, ad eccezione dell’Arena di Verona, riesce a conseguire un risultato simile”. Ha sfatato il luogo comune che collega gli incassi alla presenza numerosa dei turisti, perché “grazie alla Fondazione di Venezia, il nostro principale partner privato, siamo riusciti a portare a teatro anche i veneziani meno abbienti”. Nelle sue parole, un monito al governo per un aumento del FUS (il fondo per lo spettacolo) che finanzia le Fondazioni ( e una legge apposita è in questo momento in discussione al Senato) e un rilevare come l'Italia riceva una percentuale di aiuto statale inferiore a quella di Francia, Germania e Spagna. “Se si vuole puntare sullo sviluppo del paese, bisogna investire nella cultura”, la sua chiosa conclusiva. Prevenendo poi le domande della stampa, Chiarot ha inserito un capitolo di riflessione sul futuro del Teatro : cosa succederà? chi lo dirigerà?

“Vedo un futuro roseo, perché c’è un’equipe di persone affiatate che lavorano in modo impeccabile. C’è un’orchestra, un coro, un palcoscenico che funzionano. Sappiamo affrontare anche i problemi più critici, risolvendoli tra di noi. Un plauso particolare alla poliedricità di Fortunato Ortombina, perché non si limita alla direzione artistica, ma segue anche la parte economica, interagendo col direttore amministrativo, col sovrintendente, col direttore del personale, col direttore della produzione. Quanto a me, il sindaco Brugnaro, che conosco da molto tempo e con il quale ho un rapporto di amicizia, mi ha chiesto di rimanere qui finchè non sarà riuscito a trovare una soluzione. Ho dato il mio assenso, anche se è impossibile dirigere contemporaneamente due teatri. Pur non volendo entrare nelle scelte, vedrei molto bene Fortunato Ortombina come sovrintendente, perché rappresenterebbe la possibilità di continuare un modello che ha bisogno solo di essere mantenuto e ristrutturato”

Nel suo intervento, Ortombina ha tratteggiato sinteticamente la prossima stagione lirica, che proporrà otto nuovi allestimenti lirici, tra i quali due opere per i ragazzi delle scuole, sette riprese e tre ospitalità, per un totale di venti titoli (17 d’opera e 3 di balletto) e 144 repliche. “Il più importante settore della nostra programmazione è il teatro d’opera. In questo siamo confortati da una tendenza crescente del pubblico ad appassionarsi per la musica italiana”. Ricollegandosi con quanto in precedenza aveva esposto Chiarot, Ortombina ha voluto elogiare i turisti che frequentano il teatro, ai quali spesso si attribuisce una connotazione negativa, perché in realtà “sono tutti spettatori abituati ad andare all’Opera nei propri Paesi”.

La stagione sarà inaugurata il 24 Novembre con “Un ballo in maschera”di Giuseppe Verdi, diretto da Myung-Whun Chung, che salirà sul podio anche per il concerto di Capodanno, con il quale il Teatro ha consolidato i rapporti soprattutto per quello che riguarda Verdi. Sarà un nuovo allestimento con la regia di Gianmaria Aliverta, “un regista che abbiamo fatto crescere” (recentemente aveva diretto la “Mirandolina” di Bohuslav Martinu e il dittico “Il diario di uno scomparso/La Voix humaine”. A gennnaio 2018, fra le novità, sarà rappresentata al teatro Malibran “Le metamorfosi di Pasquale”, farsa giocosa per musica in un atto di Gaspare Spontini, che è stata resa possibile grazie al ritrovamento della partitura in una biblioteca privata del Belgio.

A carnevale ritorna, dopo 30 anni d’assenza, in un nuovo allestimento e in lingua originale “la vedova allegra/die lustige Witwe”. Si incrocierà a sere alterne con la ripresa de “Il barbiere di Siviglia”, diretto da Stefano Montanari , un’opera che sarà ripetuta da agosto ad ottobre, quando salirà sul podio Gregory Kunde, un grande professionista rossiniano nello studio della tecnica, che gli ha consentito a 60 anni di debuttare come cantante (Ortombina ha aggiunto “forse perché i cantanti guadagnano di più”) nell’”Otello” di Verdi. L’ampio spazio dato all’autore pesarese rientra nel “progetto Rossini” ideato per celebrare il 150° anniversario dalla morte (1792-1868). Oltre ai due “Barbieri”, in aprile e maggio si ascolterà “Il signor Bruschino”, una delle farse giovanili che segnarono la carriera di Rossini, allestita con la collaborazione della scuola di scenografia dell’Accademia di Belle Arti. In ottobre quale titolo conclusivo della stagione si ascolterà, eseguita in forma integrale, la lunghissima “Semiramide”(circa 4 ore), di straordinaria tessitura musicale, l’ultimo titolo italiano del compositore, diretta dal maestro Riccardo Frizza, uno dei direttori giovani del belcanto tra i più dotati in Italia.

Ad aprile, una sfida musicale per il Teatro, perché è uno degli autori meno eseguiti in cartellone : l’Orlando Furioso di Antonio Vivaldi, in un nuovo allestimento al teatro Malibran, con l’aiuto dell’Istituto Vivaldi della Fondazione Cini. Da segnalare la prima esecuzione italiana di “Richard III” di Giorgio Battistelli, dramma musicale in due atti basato sul testo di Shakespeare, nell’allestimento creato dalla Vlaamse Opera di Anversa ed eseguito tra Dusseldorf e Ginevra. E’ uno degli spettacoli più straordinari del regista Robert Carsen e avrà nuovi interpreti rispetto alle esecuzioni precedenti.

“L’eredità di Schubert”è il titolo scelto per la stagione sinfonica. Attraverso 12 concerti e 9 repliche dal 3 Novembre 2017 all’8 Luglio 2018 la Fenice vuol rendere omaggio al compositore austriaco (1797-1828) che con la sua produzione ha influenzato generazioni di musicisti e continua ad essere un punto di riferimento per i compositori di oggi. Il programma dell’inaugurazione – Orchestra e Coro del Teatro diretti da Donato Renzetti- sarà dedicato al centenario dalla fondazione di Porto Marghera con una nuova composizione commissionata a Fabio Vacchi su alcuni testi di poeti operai selezionati da Chiarot ed Ortombina. A seguire, l’orchestrazione, da parte dell’autore, di “Io che non vivo” di Pino Donaggio, un grande successo veneziano degli anni del boom economico ; il finale del primo atto di “Attila” di Giuseppe Verdi, quando “il foresto” arriva a san Giacometto e dice “qui sostiamo” in una luce risplendente che fa nascere Venezia; la “Nona Sinfonia dal Nuovo Mondo” di Antonin Dvorak, composta dal boemo sull’onda della fascinazione per la scoperta della nuova civiltà americana.

Per quel che riguarda il balletto, come ha bene illustrato Franco Bolletta, dal 13 al 17 dicembre il Reale Balletto delle Fiandre proporrà un programma tutto contemporaneo composto da tre coreografie : “Ma mere l’Oye “di Jeroen Verbruggen, su musiche di Maurisce Ravel ; due pezzi firmati da Sidi Larbi Cherkaoui – dal 2015 direttore artistico della compagnia belga - : il passo a due “Faun”, su musiche di Debussy e Nithin Sawhney, ed “Exibition” sulle note dei “Quadri per un’esposizione” di Mussorgskij, nella versione orchestrata da Ravel.

Per il teatro-danza, Michail Barysnikov sarà il protagonista di uno “one man show”, ispirato alle poesie di Iosif Brodsky ( i due erano grandi amici e spesso si incontravano a Venezia). Barysnikov, solo sulla scena, recita un collage di poesie, accompagnato da dei movimenti. Non ci sono musiche particolari, la scenografia è del nuovo teatro di Riga, e la sua voce si esprime in lituano ed in russo. A luglio 2018, il Gala Internazionale di Danza “Les Etoiles” proporrà il meglio del balletto classico o nuovo classico, eseguito da sette coppie di primi ballerini, provenienti dai più importanti teatri del mondo.

Infine il 22 ottobre al Malibran, una serata di danza contemporanea, nata da un ‘idea della giornalista Leonetta Bentivoglio, “lo sguardo dell’imperatrice”. Si tratta di un omaggio a Pina Bausch ( in “E la nave va” di Fellini impersonava un’imperatrice cieca), fatto di coreografie firmate dai suoi ballerini od ex ballerini che hanno lavorato almeno dieci anni con lei.

 




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