mercoledì 18 novembre - Antonio Mazzeo

La NATO schiera a Sigonella il quinto drone da guerra AGS

Con tre mesi di ritardo sulla tabella di marcia, la NATO ha trasferito nella grande stazione aeronavale di Sigonella il quinto ed ultimo drone RQ-4D “Phoenix” del programma di sorveglianza terrestre AGS (Alliance Ground Sourveillance).

Il velivolo senza pilota è decollato dalla base aerea di Palmdale (California) alle ore 18.04 dell’11 novembre ed è atterrato a Sigonella alle 13.41 del giorno seguente, dopo un volo durato 20 ore. 

“L’arrivo a Sigonella del quinto drone Phoenix segna un punto fondamentale per ognuno di noi”, ha dichiarato il Comandante della forza NATO AGS, generale Houston Cantwell. “Abbiamo svolto una mole enorme di attività addestrative e di preparazione e guardiamo avanti per continuare il nostro duro lavoro con il nuovo ed ultimo velivolo. Insieme ad i nostri ospiti italiani, al Comando generale della NATO, ai suoi paesi membri e alle industrie contractor, continueremo nei prossimi mesi ad espandere le infrastrutture e le funzioni del sistema AGS. E continueremo ad essere impegnati nel loro sviluppo a beneficio dell’intera Alleanza”.

La NATO Alliance Ground Surveillance Management Agency (NAGSMA), l’agenzia a cui è stata affidato il processo di acquisizione del sistema di sorveglianza terrestre AGS, ha fatto sapere invece che “continuerà, congiuntamente alle autorità italiane preposte alla sorveglianza del traffico aereo, a predisporre la documentazione finale richiesta per poi devolvere il sistema alla NATO AGS Force nei prossimi mesi”. Come dire, cioè, che i droni possono decollare ed atterrare da Sigonella senza che si sia concluso l’iter di acquisizione e consolidamento degli standard di sicurezza necessari a evitare eventuali rischi al traffico aereo civile nei vicini scali di Catania-Fontnarossa e Comiso.

Il primo dei cinque velivoli senza pilota AGS era giunto nella base siciliana il 21 novembre 2019; era seguito poi l’arrivo del secondo velivolo il 19 dicembre 2019. Il terzo drone è atterrato il 15 luglio 2020, mentre il quarto undici giorni dopo. Il 20 gennaio 2020 si è tenuta invece a Sigonella la cerimonia di consegna dei primi due droni AGS e l’inaugurazione dell’Alliance Ground Surveillance System, alla presenza del Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, del Presidente del Comitato militare della Nato Stuart Peache del Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa, il generale dell’US Air Force Tod Wolters. Il 23 marzo il Comando Supremo Shape avevo reso noto l’arrivo nello scalo siciliano delle sei unità della componente mobile del Centro di controllo del sistema AGS.

Il 4 giugno 2020 il nuovo drone NATO ha avuto il suo battesimo operativo nel Mediterraneo centrale e in nord Africa con un volo di ricognizione e intelligence decollato da Sigonella e conclusosi dopo nove ore circa. “Durante la missione, i sensori del velivolo Phoenix hanno raccolto immagini e informazioni su obiettivi in movimento che sono state trasferite al Centro di Supporto operativo della task force AGS di Sigonella, dove sono state processate ed elaborate e successivamente trasferite agli Alleati”, aveva riferito il Comando Strategico Alleato in Europa (Shape) di Mons, Belgio.

Dotati della piattaforma radar MP-RTIP con sofisticati sensori termici per il monitoraggio e il tracciamento di oggetti fissi ed in movimento, i droni AGS possono volare ininterrottamente per più di 22 ore, sino a 18.000 metri di altezza e a una velocità di 575 km/h. I dati rilevati e analizzati a Sigonella sono poi trasmessi grazie ad una rete criptata al Comando JISR, Joint Intelligence, Surveillance and Reconnaisance della NATO, con sedi a Bruxelles, Mons e The Hague.

Oltre 16.000 km il raggio d’azione dei velivoli senza pilota: ciò consente la copertura di un’area geografica che comprende l’intero continente africano e il Medio oriente, l’Europa orientale sino al cuore della Russia. Grazie alle informazioni raccolte e decodificate dall’AGS, la NATO è in grado di ampliare lo spettro delle proprie attività nei campi di battaglia e rafforzare la capacità d’individuazione degli obiettivi da colpire con gli strike aerei e missilistici.

Quando tutti e cinque i velivoli NATO diventeranno pienamente operativi, essi voleranno da Sigonella congiuntamente ai velivoli-spia “Global Hawk” e Broad Area Maritime Surveillancee ai droni killer “Reaper” che le forze armate degli Stati Uniti hanno dislocato nell’installazione da alcuni anni. Dal 2018 a NAS Sigonella è stato attivato pure l’UAS SATCOM Relay Pads and Facility per le telecomunicazioni via satellite con tutti i droni che le agenzie di spionaggio statunitensi e il Pentagono schierano in ogni angolo della Terra. La facility di Sigonella consente la trasmissione dei dati necessari ai piani di volo e di attacco dei nuovi sistemi di guerra, operando come “stazione gemella” del sito tedesco di Ramstein e del grande scalo aereo di Creech (Nevada).

Fondamentale pure il ruolo assunto dalla grande stazione aeronavale siciliana nell’ambito dei programmi di supremazia nucleare degli Stati Uniti d’America. Ancora nel 2018 è entrata in funzione la Joint Tactical Ground Station (JTAGS), la stazione di ricezione e trasmissione satellitare del sistema di “pronto allarme” per l’identificazione dei lanci di missili balistici da teatro con testate nucleari, chimiche, biologiche o convenzionali. Il JTAGS è una specie di scudo protettivoche di “difensivo” ha veramente poco: grazie al controllo “preventivo” di ogni eventuale operazione missilistica “nemica”, il sistema rende ancora più praticabile l’uso del primo colpo nucleare.



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