lunedì 20 gennaio - YouTrend

La Consulta ha bocciato il referendum elettorale. E ora?

La proposta della Lega di abolire la componente proporzionale del Rosatellum è stata fermata stamattina dalla Corte Costituzionale

di Giovanni Forti

La Corte Costituzionale ha rigettato la richiesta di referendum sulla legge elettorale promossa dalla Lega. La proposta, avanzata da 8 consigli regionali di centrodestra (Liguria, Abruzzo, Veneto, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Basilicata, Sardegna), aveva superato il vaglio di ammissibilità della Corte di Cassazione a fine novembre. Il quesito referendario, elaborato da Roberto Calderoli, era volto a eliminare con numerose abrogazioni puntuali ogni riferimento alla ripartizione proporzionale dei seggi, trasformando di fatto il Rosatellum in un maggioritario puro.

Referendum bocciato: cosa succede ora?

La bocciatura del referendum è un duro colpo per il tentativo leghista di trasformare il sistema elettorale in senso maggioritario. Ora, tensioni di maggioranza permettendo, potrebbe farsi più semplice l’iter del Germanicum, la riforma elettorale proporzionale proposta dal Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia (M5S). Va però considerato che l’ammissibilità del quesito maggioritario leghista da parte della Consulta sarebbe stata un ulteriore stimolo a concludere la riforma proporzionale in tempi brevi per i partiti dell’alleanza giallo-rossa, che avrebbero potuto così evitare il rischio del referendum. Insomma, visto che ora il referendum maggioritario è stato evitato, i partiti di governo potrebbero prendersi più tempo per elaborare una nuova legge elettorale.

[Chi vincerebbe le elezioni se si votasse con il Germanicum?]

La materia, inoltre, va a sovrapporsi con l’altro referendum in campo, quello sulla riforma costituzionale del taglio dei parlamentari, che dovrebbe essere fissato dal Governo dopo la verifica della Cassazione sulle firme dei 71 senatori depositate venerdì scorso. Quando si potrebbe votare? La Cassazione ha 30 giorni, fino all’11 febbraio, per comunicare l’esito della verifica. In caso di esito positivo, il Governo avrà poi 60 giorni per proporre al Presidente della Repubblica una data per il voto fra i 50 e i 70 giorni successivi. A seconda dei tempi della Cassazione e di quando il Governo proporrà di fissare la data del voto, dunque, questo referendum confermativo si potrà tenere fra domenica 22 marzo e domenica 14 giugno.

L’emiciclo di Montecitorio (630 deputati) con 3 sistemi elettorali

 

L’emiciclo di Palazzo Madama (315 senatori) con 3 sistemi elettorali

 

 



Lasciare un commento