giovedì 3 marzo - La bottega del Barbieri

La Cina non ha gradito l’invasione dell’Ucraina

L’elemento internazionale che potrebbe imporre un freno a Putin – pensando al futuro, molto più delle sanzioni economiche nell’immediato – è la risposta tiepida e al limite della neutralità della Cina di Xi Jinping.

di Gianluca Cicinelli

Intanto l’astensione nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ma questo potrebbe essere ancora un semplice elemento di prudenza da parte di Pechino, come già nel 2008 con le pretese russe sulla Georgia e nel 2014 con la Crimea. Da allora le relazioni tra Cina e Russia sono diventate molto più strette però, ribadite proprio nei giorni delle Olimpiadi di Pechino, quasi in contemporanea con l’invasione dell’Ucraina, evidentemente non anticipata ai cinesi dai russi, e su quello contava Putin.

Leggendo con attenzione Beijing news, quotidiano cinese del Partito Comunista, i titoli anche oggi ribadiscono lo stesso concetto con forza: Il presidente cinese Xi spinge Putin a negoziare sull’Ucraina. Xi Jinping in un discorso trasmesso dalla Cctv, la più grande televisione cinese controllata dallo Stato, ribadisce che Pechino sostiene la risoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina attraverso il dialogo. Una frase che si trova in tutti gli articoli dedicati alla guerra in corso su Beijing news, un messaggio chiaramente rivolto all’esterno molto più che all’interno della Cina. La portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunying, il 24 febbraio scorso in una conferenza stampa, rispondendo alla domanda del cronista dell’agenzia Bloomberg, ha affermato che la Russia aveva assicurato alla Cina che le sue forze armate non avrebbero effettuato attacchi missilistici, aerei o di artiglieria sulle città.

“La Cina crede sempre che la sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi debbano essere rispettate e che gli scopi dei principi della Carta delle Nazioni Unite dovrebbero essere sostenuti congiuntamente” ha spiegato Hua Chunying, ribadendo che “L’Ucraina è sicuramente un Paese sovrano. Cina e Ucraina conducono una cooperazione amichevole sulla base del rispetto reciproco”. Poco dopo l’astensione della Cina all’Onu ha fatto leggere questa affermazione come un “non sostegno” all’invasione russa più che a una neutralità in favore di Putin. Il messaggio reiterato della Cina è sul rispetto delle sovranità nazionali come cardine della poitica estera di Pechino.Si presta naturalmente al “benaltrismo” sulle violazioni compiute dalla Cina in Tibet e nello Xinjiang, con un milione o più di uiguri, kazaki e altre persone prevalentemente musulmane detenuti senza processo e soggetti a indottrinamento politico e assimilazione culturale forzata, in centri di “trasformazione attraverso l’educazione”.

In questo momento però è certo che l’aggressione russa all’Ucraina ha messo in forte difficoltà la Cina sul piano internazionale. Xi Jinping ha attribuito la responsabilità della peggiore guerra europea degli ultimi decenni all’arroganza degli Stati Uniti ma non ha sostenuto le ragioni di Mosca. La guerra dei russi potrebbe infatti avere conseguenze gravi anche sull’economia cinese. China Daily, quotidiano in lingua inglese molto vicino ad ambienti diplomatici del Partito Comunista, avvisa oggi gli interlocutori stranieri che il blocco dello Swift potrebbe danneggiare l’economia globale e non solo quella russa. Hong Hao, amministratore delegato della Bank of Communications, la quinta banca cinese per importanza delle transazioni, ha evidenziato che il blocco dal sistema Swift finirà per mettere in discussione la posizione dominante del dollaro statunitense nel mondo.

Va infine ricordato che negli ultimi dieci anni la Cina ha intensificato in Bielorussia, Ucraina e Baltico, la sua espansione commerciale; nell’area di guerra, oltre a essere il principale partner commerciale della Federazione Russa, che a sua volta, con la costruzione del gasdotto Power of Siberia 2 (il quale porterà il gas russo attraverso la Mongolia fino a Pechino) è destinata ad avere una posizione prevalente nella fornitura energetica ai cinesi. La Cina è sempre meno ideologica e sempre più concreta: il suo obiettivo è comunque quello di limitare il più possibile i danni economici che le sanzioni alla Russia per il conflitto in Ucraina porterebbero di conseguenza a tutti i suoi partner commerciali e Pechino è il principale. Non è certo una speranza di pace, ma là dove non arrivano le ragioni dei diritti umani potrebbero arrivare quelle del commercio.

Foto Wikimedia 




Lasciare un commento