giovedì 31 dicembre 2015 - UAAR - A ragion veduta

L’universo femminile, dall’oppressione degli uomini all’incomprensione delle altre donne

Nell’ormai lontano 1950 l’Academy Award, meglio noto come Premio Oscar, veniva investito da un sorprendente e controverso terremoto rosa con le nomination del film All About Eve (in italiano Eva contro Eva). Sorprendente perché per la prima volta una pellicola otteneva un poker di nomination per le interpretazioni femminili, primato che ancora oggi risulta saldamente al suo posto, e controverso perché il film descriveva la competizione senza esclusione di colpi tra due donne, proposta ricorsivamente anche nel finale, nell’ambito della quale perfino un partner maschile diventava “uomo oggetto” utile a rivendicare la supremazia. Di lì a poco il movimento femminista sarebbe arrivato al suo apice nel mondo occidentale.

Un diritto che gli stessi uomini hanno ottenuto da poco tempo: quello di votare e di candidarsi

Oggi, sessantacinque anni dopo, in Arabia Saudita alle donne è stata riconosciuta un’embrionale facoltà di esercitare un diritto che gli stessi uomini hanno ottenuto da poco tempo: quello di votare e di candidarsi a delle elezioni amministrative. E paradossalmente, a breve distanza altre donne combattono nella resistenza contro l’Isis, la Turchia e la Siria. Sembra quasi assurdo, e in effetti lo è veramente, che possa esserci una così abissale differenza nella condizione femminile tra due parti del pianeta, l’occidente e il medio oriente, che non sono nemmeno tanto distanti fisicamente, e che addirittura una sorta di emancipazione, limitata al solo ambito militare, debba essere il triste risultato di una situazione di emergenza, dando per quasi scontato che se e quando l’emergenza finirà tutto tornerà com’era prima.

In realtà parlare di rivoluzione per quanto avvenuto nella monarchia teocratica saudita è decisamente eccessivo, nulla a che vedere con quanto avvenuto il secolo scorso dalle nostre parti. Le pesanti limitazioni a cui sono costrette le donne non sono affatto diminuite contestualmente all’introduzione di questa recente novità elettorale, sono tutte intatte. Il divieto di guidare l’auto per le donne rimane in vigore, tant’è che il servizio di taxi online Uber ha offerto corse gratuite per le donne che vogliono recarsi al seggio ma non hanno nessuno che possa o voglia accompagnarle. Non è possibile per le donne tenere comizi elettorali in luoghi dove sono presenti uomini, vista la rigorosa separazione di genere in vigore, per cui possono esserci due sole alternative: la campagna virtuale attraverso i social network e la delega a comunicare con il pubblico affidata a un rappresentante uomo.

Acido quanto realistico il commento in proposito di Saudi Gazette, giornale saudita in lingua inglese: «[I rappresentanti] guarderanno gli elettori e diranno loro: la nostra candidata vi dice “buongiorno” e promette di fare questo e quello per la città. Avete visto come è semplice? Siamo riusciti a coinvolgere le donne nelle elezioni municipali vietando loro allo stesso tempo di parlare». Con premesse simili non si capisce come potranno svolgere il loro compito le elette, che al momento sembra siano in tredici scelte tra meno di mille candidate. Tanto per dare un’idea delle proporzioni: i candidati uomini erano sei volte tanto e il totale dei consigli municipali da formare ammonta a 284.

Per un timido avvicinamento ai nostri standard occorrerebbero decenni

Leggendo notizie simili viene spontaneo pensare a quanto sia migliore la situazione femminile nel progredito occidente. Il confronto ovviamente non regge, anche solo per un timido avvicinamento ai nostri standard occorrerebbero decenni alle donne saudite. Tuttavia non si può dire che nella nostra società l’emancipazione femminile sia un fatto compiuto. C’è ancora da lavorarci, soprattutto per quanto riguarda i diritti riproduttivi e dal punto di vista della violenza domestica, che in realtà è una questione di civiltà prima ancora che di genere.

Paradossalmente, come nel film di J. L. Mankiewicz citato in premessa, a volte sono le stesse donne ad assumere comportamenti maschilisti, ad essere nemiche di loro stesse. Come nel caso che ha visto Rosanna Lau, consigliera di maggioranza eletta in quota M5s nel comune di Civitavecchia e delegata del sindaco, commentare l’ennesimo assassinio di una donna per mano del compagno usando toni maschilisti. O come negli scontri all’interno di coppie lesbiche, di cui si è recentemente parlato all’Università di Brescia in unconvegno internazionale sulla violenza domestica.

Massimo Maiurana




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