mercoledì 5 febbraio - pier giorgio tomatis

L’italiano è razzista

"L'italiano è razzista". "L'italiano è diventato razzista". "L'italiano è sempre stato razzista nel suo intimo ma oggi la paura dell'immigrazione africana lo spinge a abbandonare la sua timidezza e a trasformarla in sfrontatezza". 

Può darsi, tuttavia, per accettare questo insulto (perché deve esser chiaro che esser chiamato razzista è tale...) ci si deve per forza di cose riferire al senso più profondo e specifico di tale vocabolo/epiteto. Si legge su Wikipedia: "Il termine razzismo nella sua definizione più semplice si riferisce a un'idea, spesso preconcetta e comunque scientificamente errata, come dimostrato dalla genetica delle popolazioni e da molti altri approcci metodologici, che la specie umana (la cui variabilità fenotipica, l'insieme di tutte le caratteristiche osservabili di un vivente, è per lo più soggetta alla continuità di una variazione clinale) possa essere suddivisibile in razze biologicamente distinte, caratterizzate da diverse capacità intellettive, valoriali, etiche e/o morali, con la conseguente convinzione che sia possibile determinare una gerarchia secondo cui un particolare, ipotetico, raggruppamento razzialmente definito possa essere definito superiore o inferiore a un altro".

Possiamo quindi dedurre in linea di principio che per esser considerati razzisti occorre la convinzione che esistano delle razze per cui è possibile suddividere il genere umano e che alcune di queste siano superiori alle altre. Poniamo che l'italiano si consideri una razza anziché un agglomerato di cittadini formato da etnie differenti. A questo punto, analizziamo le frasi "torna al tuo Paese" o "prima gli italiani" come figlie della convinzione che l'italiano si senta superiore geneticamente alla persona che intende discriminare. Se si ritiene un ceppo genetico dominante su un altro non ci può essere un limite geografico allo stesso. Lo ha dimostrato la Germania nazista e la sua politica di allargamento dei confini del terzo Reich (e cioè il terzo Impero), nonché la considerazione che la razza ariana fosse superiore. Lo stesso Hitler, suggerisce sempre Wikipedia, "descrisse gli slavi come una massa di schiavi nati che sentono la necessità di un padrone e dichiarò che, essendo gli slavi dei subumani, a loro non erano applicabili le convenzioni di Ginevra: durante la seconda guerra mondiale, quindi, i soldati tedeschi vennero autorizzati a ignorare del tutto le Convenzioni per quanto riguardava gli slavi. Hitler li chiamò anche una grande famiglia di conigli, il che significava intrinsecamente inattivi e disorganizzati".

Ora, io mi chiedo se qualcuno è in grado anche solo di pensare che gli italiani (razzisti come vengono dipinti) sono assolutamente convinti di far parte di una razza superiore e, soprattutto, riconoscano negli altri italiani una sorta di fratellanza genetica. No. Scusatemi ma è proprio qui che mi dissocio completamente dagli insulti che piovono sul Belpaese. Se proprio si vuole generalizzare bisogna avere il coraggio di affermare che l'italiano, per la maggior parte, è maleducato, polemico, riottoso, anche stupido ma, mi si permetta di dirlo a voce alta, NON RAZZISTA. Sono assolutamente convinto che se riuniamo 10 italiani nello stesso posto litigheranno tra loro per lo sport, la politica, la religione, il modo di coabitare e quant'altro e questo, a maggior ragione, non può esser considerato un simbolo di strisciante razzismo. Paura? Sì. Maleducazione? Sì. Sciatteria? Sì. Superficialità? Sì. Questo elenco dei difetti degli italiani e della società che hanno creato fino a oggi può continuare all’infinito con l’aggiunta di epiteti più o meno ingiuriosi ma, mi si permetta di esprimerlo con una punta di soddisfazione, non si può aggiungere anche il razzismo. Una terra come quella italiana, da sempre crocevia di etnie e culture differenti, non può esser paragonata ad altre che hanno sempre e solo visto le stesse famiglie perpetuare il predominio sugli altri del loro albero genealogico nella Storia.

Foto: Pixabay




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