giovedì 6 agosto - Margie Cardella

L’inganno della frontiera: stritolati tra Muhammad VI e USA

Come i miliardi di una dinastia, i decreti di Madrid e il cinismo di Washington usano la carne umana come moneta di scambio

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Ci hanno insegnato a guardare il confine con la solita retorica binaria. Da una parte il pietismo accogliente a tutti i costi; dall’altra l’urlo securitario contro l’ennesima "invasione". Due narrazioni identiche e complementari, utili solo a distrarre il pubblico pagante mentre dietro le quinte si consuma una partita sporca. La verità – quella che nessuno mette volentieri in prima pagina – è numerica, cinica e documentabile: le masse che premono sulle barriere di Ceuta non sono la causa di una crisi improvvisa, ma il sottoprodotto calcolato di un sistema di potere e di precisi bilanci economici.

Se volete capire cosa sta succedendo davvero tra le coste del Nord Africa e il confine spagnolo, smettete di guardare la retorica e iniziate a leggere i dati.

1. Il Re da 5 miliardi che prosciuga la sua stessa terra

Mentre la stampa europea si sbrana sulle responsabilità dell'accoglienza, a Rabat c'è chi fa i conti di casa. Mohammed VI non è semplicemente un sovrano assoluto travestito da partner moderato: è il primo monopolista del Marocco.

  • Un patrimonio personale smisurato: Secondo le rilevazioni di Forbes, la fortuna personale del sovrano oscilla tra i 2,5 e i 5,7 miliardi di dollari, collocandolo tra i monarchi più ricchi del pianeta.

  • Monopoli strategici: Attraverso la holding privata di famiglia Al Mada (ex SNI), la Corona controlla quote di maggioranza nei settori chiave del Paese: la prima banca nazionale (Attijariwafa Bank), il settore minerario (Managem), l'energia (Nareva), le telecomunicazioni (Inwi) e persino la grande distribuzione (Marjane).

  • La miseria del Paese reale: Di fronte all'impero reale, il Paese reale affonda. La disoccupazione giovanile nelle aree urbane supera stabilmente il 30%, mentre oltre il 40% dell'economia nazionale resta sommersa e priva di qualsiasi tutela sociale.

Il risultato? Un Paese mantenuto sotto-sviluppato a tavolino, dove la sanità e l'istruzione pubblica vengono svuotate a vantaggio delle cliniche e scuole private gestite dall'élite vicina al Palazzo. La povertà non è un incaglio: è una scelta d'ingegneria sociale. Una popolazione costretta a lottare ogni giorno per la sussistenza non ha le risorse per organizzare l'opposizione politica.

E quando la pentola a pressione rischia di scoppiare, entra in gioco la solita strategia di bonifica sociale: si aprono le maglie dei confini e si esporta la disperazione. Ogni giovane che rischia la vita in mare è un potenziale sovversivo in meno per le strade di Rabat e, al contempo, un futuro bancomat. Le rimesse degli emigrati marocchini in Europa (oltre 10 miliardi di euro all'anno, pari a circa l'8% del PIL marocchino) fungono da welfare gratuito, finanziato a spese dei disperati per salvare il bilancio dello Stato.

2. La trappola del decreto e il ricatto del "rubinetto"

L'innesco definitivo di questa dinamica è stato un fatto politico ben preciso: l'approvazione in Spagna del maxi-decreto per la regolarizzazione straordinaria di circa 500.000 migranti irregolari presenti sul territorio. Un provvedimento ideologico che ha inviato un segnale fortissimo lungo tutte le rotte nordafricane, agendo come una potente calamita.

Ed è qui che l'autoritarismo del Makhzen marocchino mostra il suo volto più cinico:

  • Pressione di massa calibrata: Quando in meno di 48 ore decine di migliaia di persone saturano i confini di Ceuta, non si tratta di una "falla di sicurezza". In un regime poliziesco a controllo capillare, le Forces Auxiliaires marocchine si spostano o lasciano passare solo dietro ordine diretto.

  • Bancomat europeo: Negli ultimi cinque anni, l'Unione Europea ha versato a Rabat oltre 500 milioni di euro specificamente destinati al "gestione e controllo delle frontiere". L'Europa si professa culla dei diritti umani, ma nei fatti paga un pizzo istituzionale a una monarchia che usa i propri cittadini disoccupati come valuta di scambio geopolitico per ottenere fondi e concessioni sul Sahara Occidentale.

3. La triangolazione letale: Washington, il Makhzen e la morsa su Madrid

Mettere gli Stati Uniti nel quadro non significa rincorrere il fantasma di cospirazioni fantascientifiche, ma applicare la nuda Realpolitik. Non servono agenti in incognito che spingono i barconi: la moderna guerra ibrida si combatte lasciando che siano le contraddizioni locali a fare il lavoro sporco.

I numeri e gli assi strategici della triangolazione parlano chiaro:

  1. L'asse d'acciaio USA-Marocco: Rabat è un "alleato principale non-NATO" di Washington. L'intesa si è saldata definitivamente con lo storico riconoscimento americano della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale in cambio dell'adesione di Rabat agli Accordi di Abramo. Washington garantisce al Marocco una copertura diplomatica pressoché blindata in sede ONU.

  2. Lo strappo ideologico con Madrid: Dall'altra parte c'è l'esecutivo spagnolo, entrato in rotta di collisione con la linea dell'amministrazione statunitense su dossier cruciali: dal rifiuto di portare la spesa militare NATO al 2% del PIL, fino alle posizioni di aperto strappo sulla crisi in Medio Oriente e al decreto di regolarizzazione sui migranti, visto da Washington come una debolezza inaccettabile.

  3. La dottrina del "semaforo verde": Per mettere in difficoltà un governo sgradito, a Washington non serve orchestrare nulla: basta il silenzio. Sapendo che la Casa Bianca non muoverà un dito per difendere le ragioni di Madrid, il Makhzen sa di avere il "semaforo verde" per spalancare i rubinetti della pressione migratoria verso Ceuta e le Canarie in totale impunità.

La crisi al confine si trasforma così in una tenaglia perfetta: destabilizza l'economia e la tenuta politica del governo spagnolo, fornisce alla propaganda della destra americana la prova d'provetta del "fallimento delle politiche d'accoglienza europee" e riafferma che, senza la tutela di Washington e dei suoi gendarmi locali, l'Europa è incapace di difendere le proprie frontiere.

Il conto saldato dagli ultimi

La mappa dei dati cancella ogni alibi. L'emergenza a cui assistiamo non è un incidente della storia o una calamità naturale. È il risultato matematico di un doppio gioco ripugnante: da una parte un Re proprietario di un Paese che impoverisce i suoi sudditi per poi usarli come missili balistici umani; dall'altra un'Europa impaurita che paga il proprio carnefice e, sullo sfondo, l'ombra di una potenza globale che incassa i dividendi politici del caos altrui.

Finché ci si ostinerà a discutere di accoglienza senza guardare ai numeri del potere e dei bilanci d'oltre mare, continueremo a fare gli utili idioti di un teatrino in cui Rabat incassa, Washington muove le pedine e gli ultimi della terra pagano il prezzo in vite umane.




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