mercoledì 2 dicembre 2015 - UAAR - A ragion veduta

L’inesistente religione laica e il reale integralismo cattolico di Rozzano

Nel contesto di una concezione religiosa del mondo, fatta per sua natura di verità e concetti assoluti, è facile scadere nell’ossimoro quando si cerca di analizzare qualcosa che non trova una collocazione ben definita nella codifica standard. Non stupisce quindi, anche se in realtà dovrebbe, che i funerali di Valeria Solesin abbiano messo a dura prova il sistema cognitivo di alcune persone abituate a classificare rigorosamente gli avvenimenti in chiave cultural-religiosa.

È entrato in crisi Renato Farina, che in un articolo su Il Giornale ha messo in prosa tutto il suo disorientamento parlando di un Cristo mai nominato, di una piazza dominata da simboli cristiani che non hanno investito il rito civile, di campane cristiane inutilmente rintoccanti, di oicofobia su base anticristiana, per finire con il classico ossimoro la cui funzione è colmare ciò che l’autore percepisce, per suoi limiti culturali, come un vuoto prodotto da qualcosa di inaspettato: la “religione di Stato laica”. A questo punto, al prossimo giro ci aspettiamo un articolo sulla gastronomia del digiuno. Incommentabile, poi, Camillo Langone che su Il Foglio definisce quel funerale «gesto parassitario e irrispettoso» perché semplicemente organizzato in una piazza intitolata a San Marco.

Né religione né negazione della religione. La laicità nega semmai il clericalismo

Se si volesse usare lo stesso metro si potrebbe dire a lor signori che anch’essi sono in qualche modo “parassitari”, oltre che un tantino incoerenti, visto che si ostinano a vivere in uno Stato in cui la laicità è supremo principio costituzionale. Per tacer della realtà, s’intende. E la laicità, checché ne pensino, non può essere definita né religione né negazione della religione. La laicità nega semmai il clericalismo, nega i privilegi religiosi, nega l’ostentazione religiosa delle istituzioni. Essere laici significa dare a tutti il diritto di coltivare la propria concezione del mondo e di esprimerla anche pubblicamente, ma allo stesso tempo negare a chiunque il privilegio di imporre la propria visione ad altre persone.

La definizione “religione laica” avrebbe perciò senso al limite se riferita a una specifica confessione, non certo come religione alternativa a tutte le altre. Non a caso dico “avrebbe”, perché realmente qualunque religione intesa come sistema di dogmi e di precetti negherebbe se stessa nel momento in cui diventasse genericamente laica. È decisamente più corretto parlare di atteggiamento laico di una confessione rispetto a un tema specifico, o meglio ancora parlare di interpretazione laica di un culto da parte di chi quel culto lo professa, ovvero i fedeli. In opposizione a una interpretazione fondamentalista della stessa.

Qualcuno associa mentalmente il fondamentalismo all’islam, senza nemmeno avere poi tutti i torti in questo particolare momento storico, ma alla fine si tratta “solo” di una questione di scala. In quantità decisamente minore e con effetti ben più limitati, pulsioni fondamentaliste vengono registrate anche nella galassia cristiana. Come definire diversamente, per esempio, certe manifestazioni di intolleranza nei confronti di persone omosessuali e dei loro diritti, o verso pratiche proibite dalle dottrine religiose, ma ormai ammesse dalla maggior parte delle nazioni evolute, come quella dell’aborto? Non c’è poi così tanta differenza tra chi stermina indiscriminatamente 130 persone in Francia e chi ne fa fuori tre in una clinica abortista del Colorado, se non appunto nella scala. Per il resto si tratta pur sempre di fondamentalismo religioso.

Mortificare la dignità di una persona ritenuta ostile alla propria fede

Non occorre nemmeno arrivare a uccidere. A volte basta la gogna mediatica, basta mortificare la dignità di una persona ritenuta ostile alla propria fede solo perché si è opposta al suo dominio dilagante e irrispettoso. Come accaduto al preside Marco Parma di Rozzano reo, a detta dei suoi detrattori, di aver negato il festeggiamento del Natale nella scuola che dirige. Anche questo, come qualsiasi altra forma di negazione della laicità e del pluralismo, è fondamentalismo. Non ti toglie la vita, ma il diritto di viverla secondo le tue convinzioni e senza adeguarti a ciò che la maggioranza vuole importi, quello sì.

Eppure la condotta del preside è ineccepibile dal punto di vista dell’etica e dell’equità. Come lui stesso ha spiegato, sono arrivate delle richieste per far eseguire dei canti religiosi ai bambini e a quelle richieste è stato opposto diniego. Si potrebbe dire che a dei cristiani è stato impedito di festeggiare il loro Natale? Ovviamente no. Si è semmai impedito che il festeggiamento così come lo intendono loro entrasse a far parte dell’istituzione scolastica che non è loro ma di tutti, e come tale ha il dovere di non favorire nessuna particolare cultura o religione. In altre parole si è voluto preservare il carattere aconfessionale, e quindi laico, dell’istituzione. Cosa che peraltro in molte scuole avviene senza clamore, senza pretese religiose da parte di nessun genitore, tra le quali anche quella diretta da Alberto Solesin, papà di Valeria.

La scuola, che tempio è ma della cono­scen­za, non certo della venerazione divina

Ma in uno Stato come il nostro quello che manca, a dispetto di qualunque sentenza costituzionale, è un sentimento laico in una parte della gente. Fortunatamente esiste ancora un’altra parte in grado di indignarsi quando il campo in cui certe battaglie identitarie si svolgono è la scuola, che tempio è ma della cono­scen­za, non certo della venerazione divina né tanto meno della contrapposizione simbolica. Quella parte nel caso di Rozzano ha dato vita a una sentita, oltre che partecipata, manifestazione di solidarietà al preside. Per il resto, molti sono talmente intrisi di cultura religiosa da arrivare anche a definirsi non credenti, ma pur sempre culturalmente cattolici. Perché altrimenti si adora la dea laicità, come direbbe Farina, e ciò è sconveniente.

Il sentimento laico manca politicamente a tutti i livelli, tant’è che le critiche al preside Parma sono arrivate da tutte le parti. Sono arrivate dal sindaco, Barbara Agogliati (centrosinistra), che accusa il preside di aver creato un problema nel tentativo di eliminarne un altro. Sono arrivate dall’assessore lombardo all’Istruzione, Valentina Aprea (Fi), che si è spinta addirittura a definire “grave gesto” la decisione del preside.

Sono arrivate perfino dal premier Matteo Renzi, con affermazioni che lasciano poco spazio a interpretazioni fantasiose: «Il Natale è molto più importante di un preside in cerca di provocazioni […] Confronto e dialogo non vuol dire affogare le identità in un politicamente corretto indistinto e scipito». Parola di scout. Alla fine l’atteggiamento intimidatorio ha avuto la meglio; il preside, travolto dai fondamentalisti soft in salsa tricolore, ha deciso di dimettersi dal suo incarico. La laicità no, ma solo perché un vero incarico non l’ha mai avuto.

Massimo Maiurana




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