venerdì 19 marzo - angelo umana

L’impiego pubblico

Gliele cantò chiare l'estate 2020 Nello Musumeci, presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana, ai suoi dipendenti regionali: “dei 13000 addetti l'80% si gratta la pancia, non fa nulla...”.

 Reclamavano costoro, coi loro sindacati (i sindacati hanno ovviamente, percentualmente, più iscritti tra i dipendenti pubblici, o para-) l'attrezzatura per il lavoro a distanza ma, rispondeva il presidente, “se costoro se ne stanno a casa fanno ancora meno”, si gratteranno altro oltre la pancia. Chissà se Musumeci fece opera di ripulitura e moralizzazione anche tra i dipendenti della Provincia di Catania, di cui fu pure presidente ancor prima, decenni fa.
 
Eppure non è consentito pensare che in altre zone d'Italia certi (“pochissimi”) dipendenti pubblici si comportino molto meglio, che siano più alacri nel loro lavoro e meritevoli dello stipendio loro corrisposto, che peraltro – a differenza di molti altri lavoratori – hanno incassato nella stessa misura di prima dell'attuale pandemia, senza una virgola in meno. A Venezia ad esempio, solo un migliaio di chilometri più su, un misero (o miserabile) Amministratore di Sostegno di vari amministrati, volontario e non avvocato, che per necessità deve rapportarsi a uffici pubblici (o para-), osserva e soffre dei ritardi di codesti uffici: risposte e concessioni che arrivano, se arrivano, dopo mesi e mesi di attesa. Si tratta spesso di risposte che a loro volta attendono da uffici di loro colleghi non distanti o perfino a lato di quello dove essi lavorano.
 
Pare di indovinare dall'esterno processi lavorativi farraginosi, complicati, mal organizzati e rallentati da lentezze umane, bizantini. Il bisogno di carte e documenti, e passar carte email o messaggi crea posti di lavoro, il ripresentare dati che spesso hanno già, è asfissiante. Se al telefono vengono trovati dall'utente, la loro telefonata si conclude con un “Mi scusi, ora ho una riunione che incombe”. “Stanno seriamente lavorando” cantava Edoardo Bennato.
Venezia vista dal versante della pubblica amministrazione (minuscolo) è vicina a Parigi, Vienna, Zurigo, Londra, Francoforte oppure è molto più vicina a Beirut, Tehran, Il Cairo, Rabat, Tunisi, Kabul e altre amene località di “vacanze”?
 
Meritano in proposito di essere ricopiate alcune righe del libro "Riprendiamoci lo Stato - Come l'Italia può ripartire" di Sergio Rizzo e Tito Boeri, forse righe del secondo queste: "In tutte le amministrazioni pubbliche che hanno un rapporto diretto coi cittadini bisognerebbe raccogliere informazioni dal pubblico, ad esempio estraendo casualmente gruppi di utenti abituali e interpellarli sistematicamente sulla qualità dei servizi offerti per avere da loro indicazioni sulla performance dell'amministrazione nel suo complesso e in single unità operative. ....Avere schemi di rotazione del personale che espongano prima o poi tutti a funzioni di front office, al contatto diretto col pubblico. ... Anche nel settore pubblico deve essere possibile avere uno strumento come la cassa integrazione per ridurre l'orario di lavoro dei dipendenti pubblici e, in modo minore ma proporzionale alla riduzione d'orario, la loro retribuzione...strumento da attivare ogniqualvolta non ci sono le condizioni o la necessità di lavorare a tempo pieno, come succede durante il lockdown, quando alcuni tirano i remi in barca" (e rispondono comodamente o non rispondono per niente da casa loro, they work smart, coi telefonini datigli all'uopo dalla P.A., ndr). Per favore, Tito Boeri a Premier!



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