lunedì 29 giugno - Paolo Maria Coniglio

L’editoria che soffoca la scrittura e limita la lettura

Lettori sempre più in calo, soprattutto nel nostro Paese. Nel 2018 abbiamo ottenuto un meno 0,4% dei lettori. Su poco più di sessanta milioni di abitanti, circa la metà dichiara di leggere. Di questi trenta milioni di persone solamente cinque milioni dichiarano di leggere più di un libro al mese. Dati di una tristezza assoluta. Le nazioni europee più evolute e civilizzate che riflettono una miglior qualità della vita sono proprio quelle in cui la percentuale dei lettori è nettamente superiore con la Svezia in testa che segna il 90% dei lettori e la Danimarca a seguire con l’87%.

E così mentre in Italia non si legifera in favore della lettura, i nostri cugini spagnoli che avevano una situazione simile alla nostra, hanno adottato un progetto lungimirante, potenziando la rete di editori, librerie e biblioteche, tutelando con una legge del 2007 chiamata “Plan de fomento de la lectura” questo patrimonio importante e fondamentale per la diffusione della cultura. Sono così riusciti ad avvicinare i giovani ai libri, il numero dei lettori da percentuali simili alle nostre è salito al 60%, superandoci di circa 20 punti percentuali.

Gli editori italiani medio piccoli non dispongono di mentalità imprenditoriale aperta anche al famoso rischio d’impresa, se vogliamo. Preferiscono non correre rischi per non essere sopraffatti ed inghiottiti dai più grandi nel vortice della globalizzazione della carta stampata. Non sono disponibili a ricercare e a proporre delle soluzioni editoriali geniali e impopolari che trovino i consensi dei lettori. Spesso si trincerano dietro alla frase “in Italia sono più le persone che scrivono che non quelle che leggono”. Invece, di quei cinque milioni di lettori e appassionati, c’è anche chi vuole mettersi in gioco ed esplorare il mondo della scrittura.

Costruire e dare forma ad un mondo con delle parole, è un miracolo che non a tutti riesce. Emozionare e rapire con delle frasi ben studiate è un lavoro lungo, di ricerca e di continui aggiustamenti. Intrattenere e legare una persona alla poltrona per terminare un libro è una magia unica. Molto spesso chi decide di scrivere un libro è qualcuno che ne ha letti tanti, che ha pensato di regalare al foglio qualcosa di estremamente bello ed emozionante. In un libro è sempre presente l’anima dello scrittore. L’unico modo per pubblicare un libro è in proprio e comunque sborsando molti soldi. I guadagni di una pubblicazione spesso non si vedono mai o sono ridicoli. Se solo si pensa al lavoro immenso che esiste dietro alla stesura di un racconto, al tempo che gli si dedica e allo sforzo in termini di tempo, non c’è davvero moneta che paghi mai abbastanza.

Internet è il grande complice di editori senza scrupoli che propongono l’improponibile con tariffe sempre molto alte. Le pagine virtuali pubblicitarie, sembra ti regalino tutto ma alla fine se non paghi non hai nulla. Un tempo gli editori, quelli seri non ti chiedevano danari per la pubblicazione, la selezione era maggiore perché i professionisti delle commissioni erano all’altezza. Oggi hanno reso le pubblicazioni quasi per tutti, o meglio chi dispone di una piccola somma lo può fare a prescindere dalla qualità del manoscritto. A dare man forte a quest’eutanasia della lettura ha contribuito molto la tecnologia. Le librerie chiudono, e con loro il profumo dei libri, oggi si preferisce ordinare on-line anche se abbiamo ancora un discreto numero di affezionati anche se in continuo calo. E-book che prendono spazi in continuazione. Offerte per incentivare la lettura su device; addirittura e-book in omaggio se lo leggi sul dispositivo.

Premi letterari che hanno dei vincoli che non stanno in cielo né in terra. Come si può avere l’arroganza di porre dei limiti ad un’opera letteraria? Minino tante battute, non più lungo di tante battute, non più corto di tanto. Ma dico io stiamo cercando di arginare l’Oceano! Le selezioni degli scritti iniziano dal momento in cui gli invii il manoscritto e non sai se andrà a buon fine perché nessuno mai te lo comunicherà, ti scrivono sul sito che se entro tre mesi non vedi alcuna mail, significa che la tua opera non è stata selezionata. Poi se ti scrivono invece che la tua opera è stata selezionata, scopri che ti chiedono soldi per la pubblicazione.

La cultura, in un Paese come il nostro, senza alcuna resistenza nazionale, diviso in tutto, menefreghista oltre ogni ragionevole dubbio, non curante del futuro, fatalista e lamentone, dovrebbe rappresentare il nostro motivo e orgoglio di crescita. Abbiamo una storia di scrittori e uomini di cultura fin dalla notte dei tempi. Lo Stato non investe nulla e non legifera per mantenere viva questa realtà. I premi letterari dovrebbero selezionare delle opere e agli scrittori che hanno vinto, un contratto con la casa editrice, pubblicazione e presentazioni organizzate e gratuite. Incontri con l’autore in modo da avvicinare il pubblico. Lo Stato potrebbe contribuire con delle sovvenzioni mirate per sostenere la cultura.

Ho visto molte persone che magari durante un trasloco, buttano via quintali di libri che puntualmente raccolgo. Dovrebbe esserci una legge che impedisce alle persone di gettare via i libri, stiamo parlando di civiltà. Gli stessi dovrebbero essere patrimonio da salvare, magari coinvolgendo le biblioteche con una raccolta gratuita degli stessi in loco, oppure le scuole, moltissime delle quali hanno al loro interno delle biblioteche. O magari gli ospedali, le lungodegenze, le case di riposo. Il libro è vita! Carissimi editori, è chiaro a tutti che i margini di guadagno sono sempre risicati e le spese sono moltissime ma cercate di mettere in moto qualche idea, qualche iniziativa che coinvolga le amministrazioni, i comuni, gli Enti pubblici, anche i privati che magari dispongono di maggiori fondi da investire. L’indispensabile libro dell’editoria non deve mai incontrare la parola “Fine”.

Foto: Pexels




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