lunedì 22 marzo - Gerardo Lisco

L’ecologismo mainstream del ceto politico

Dall’ascolto delle dichiarazioni dei rappresentanti del ceto politico nazionale emerge la mancanza di spirito critico che certifica la totale mancanza di autonomia della politica. Tutti Liberali e tutti ambientalisti. 

Faccio degli esempi. Quattro europarlamentari eletti nelle liste del M5S escono dal gruppo dichiarando che il M5S non risponde più alle istanze originarie. Dopo qualche giorno dichiarano di aderire al gruppo dei Verdi Europei del quale fa parte la formazione politica Bündnis 90/Die Grünen tedesco, il movimento Volt , il partito dei Pirati, Partito Nazionale Scozzese ed altre formazioni minori, il nome del gruppo parlamentare è: Verdi Europei – Alleanza Libera Europa. Il Gruppo parlamentare oltre a porre al centro la questione Ecologica, pone il tema del regionalismo e vincola la transizione ecologica a poitche liberali.

Di Maio, esponente di punta del M5S, dichiara che il movimento ha completato il proprio processo di trasformazione ed è diventato un partito moderato e Liberale attento alla questione ambientale; nella sua Lectio Magistralis Conte fa esattamente la stesa cosa. A seguire la parlamentare Moroni eletta nelle liste di LeU, proveniente da Legambiente, esce dal gruppo di Liberi e Uguali per entrare a far parte del gruppo misto dando origine ad un altro mini gruppo con i parlamentari Lorenzo Fioramonti e Alessandro Fusacchia.

 

E’ di qualche giorno fa l’adesione del sindaco di Milano, Sala, ai Verdi Europei lo stesso della Muroni e degli altri due parlamentari per chiudere con il discorso di Enrico Letta a segretario del PD. Da questo excursus evinco un solo dato: l’affollamento nella stessa area politica di molti, troppi, soggetti politici. La mia impressione è che il convergere di tanti soggetti politici sullo stesso tema denota la mancanza di cultura politica, di autonomia e soprattutto un diffuso conformismo. Che esista una questione ambientale è un dato oggettivo, che l’unico modo per approcciare alla questione sia quello Liberale non è del tutto vero. Sempre facendo riferimento a ciò che succede nell’UE oltre al gruppo dei Verdi Europei – Alleanza Libera Europa c’è dell’altro. C’è un approccio alla questione ambientale come prova l’esistenza del Gruppo Confederale della Sinistra Unita Europea / Sinistra Verde Nordica, con GUE / NGL al quale aderiscono Podemos, France Insumise, Die Linke, Syriza,Sinistra Verde Nordica, tutt’altro rispetto all’egemonia culturale Liberale. L’approccio alla questione ambientale in chiave socialista è cosa completamente diversa rispetto ad un Ecologismo che si presenta come una mano di vernice verde sul pensiero unico Neoliberale.

La transizione ecologica del sistema produttivo implica costi e benefici a favore di tutti i soggetti coinvolti a partire da Capitale e Lavoro, è perciò l’occasione per il sistema capitalista di riproporsi riaffermando con forza la propria egemonia. Se la transizione comporta dei costi, quali gruppi sociali essi ricadranno? E’ dalla risposta a questa domanda che si capirà quanto una politica che si spacci per progressista e di centrosinistra sia davvero autonoma dal potere economico e finanziario, quanto essa sia portatrice di una propria cultura politica rispetto alla dittatura del pensiero unico neoliberale. In questi anni abbiamo assistito, ad esempio, alla gentrificazione di quartieri popolari che avevano perso valore a causa dei tagli alla spesa per il mantenimento del verde, dell’illuminazione, del trasporto pubblico o perchè diventati quartieri dove accogliere immigrati.

La riqualificazione dei quartieri degradati rientra a pieno titolo nel processo di transizione ecologica. La gentrificazione di aree urbane, pur se compatibile con la transizione ecologica, nei fatti è stata solo un’operazione di speculazione finanziaria ed urbanistica. La riconversione del settore dell’automotive è un altro esempio di come la transizione ecologica comporti redistribuzione di costi e benefici che diventano costo sociale che si scarica sulla fiscalità generale e si traduce nella spending review. Si può dire la stessa cosa per lo smart working. Sicuramente il lavoro a distanza è un intervento di organizzazione del lavoro con un forte impatto sull’ambiente. Il lavoro a distanza riduce la mobilità da casa verso il luogo del lavoro contribuendo alla riduzione dell’inquinamento dell’aria, acustico ecc..

Una tale riduzione comporta dei costi e dei benefici. La riduzione della mobilità pubblica porta in automatico alla riduzione del Trasporto pubblico locale con costi a carico delle maestranze e delle aziende del settore. Pensare di affidare la soluzione di questi problemi solo al mercato equivale ad avere un approccio di tipo Neoliberale. Posso fare ancora molti altri esempi come il bonus del 110% sull’adeguamento delle abitazioni a standard di riduzione dei consumi energetici. Anche un provvedimento come questo comporta costi e benefici. Un tale provvedimento ha in sè un elemento di disuguaglianza sociale, di finanziarizzazione dell’economia e, prevedendo un minor gettito fiscale, automaticamente comporta un diverso riposizionamento delle poste finanziarie nel bilancio dello Stato.

Due gradi sociologi Z. Bauman e U. Beck possono aiutarci a spiegare le ragioni di un così grande affollamento nell’area politica Liberal – ecologista. Penso ai saggi “La Società dell’incertezza” del primo e “I rischi della libertà” e “Conditio Humana” del secondo. Scrive Bauman "La paura non è certo una novità umana. L’umanità l’ha conosciuta fin dai suoi inizi; in qualsiasi elenco sintetico delle caratteristiche salienti dell’umanità, la paura si collocherebbe in uno dei primi posti". Beck evidenzia come il rischio sia in grado di trasformare ogni cosa. Quali sono le paure alle quali dare risposte e quale è il rischio da affrontare? Ebbene per le elites dominanti Globalizzate e Liberali la paura è quella di perdere la posizione egemone e vedere il mondo che esse hanno costruito negli ultimi quarant’anni scomparire; il rischio, invece, è mettere in campo una weltanschauung capace di giustificare il dominio che esse esercitano dando una mano di vernice verde al Liberalismo e al sistema economico finanzcapitalista. Per farlo hanno bisogno di uno Stato funzionale al mantenimento dei rapporti di classe e di una classe politica priva di autonomia e di cultura alternativa a quella dominante. L’attuale ceto politico che per default è definito progressista e di centrosinistra ma è privo di autonomia, risponde pienamente all’esigenza delle elites dominanti e, per autoconservazione, si dichiara Ecologista e Liberale.

Foto di marcinjozwiak da Pixabay 




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