lunedì 22 febbraio - UAAR - A ragion veduta

L’Italia ha bisogno di una destra laica, di un centro laico, di una sinistra laica

Dio esiste, e si è trasferito a Palazzo Chigi?

Leggendo la stampa italiana e osservando l’oceanico consenso parlamentare nei confronti del nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi, potrebbe essere giustificato pensarlo. Sarà una banale associazione mentale legata al cognome, ma torna alla memoria un libro scritto nel 1977 da Carl Sagan, I draghi dell’Eden. Sagan scriveva dell’evoluzione dell’intelligenza umana, e di come i nostri più lontani antenati, costretti a difendersi dai predatori – specialmente dai rettili – potrebbero essere stati spinti a elaborare leggende sull’esistenza dei draghi. Bene: le credenze di cui viene circonfuso il nostro Draghi sembrano altrettanto mitologiche, e molti dei personaggi che lo sostengono appaiono autentici predatori edenici.

Di per sé, forse per la coincidenza temporale, il governo di destracentrosinistra somiglia parecchio al festival di Sanremo, vista la quantità di partecipanti alle precedenti edizioni riproposti sul palcoscenico. I suoi apologetici l’hanno già paragonato al Cln o ai governi di unità nazionale: ma, anziché il nazifascismo o le Brigate Rosse, il suo principale nemico sarà un virus. Che imperversa in tutte le nazioni – ma nessun’altra pare aver sentito la stessa nostra esigenza.

Sono aspetti che, ovviamente, interessano fino a un certo punto l’Uaar. Libero chiunque di pensarla come vuole, sull’argomento. Ma resta il fatto che l’aura mitologica che avvolge il premier e l’enfasi posta sull’unità, ritenuta necessaria per fronteggiare l’emergenza, celano malamente la realtà di un marcato confessionalismo trasversale, talmente marcato che Avvenire ha già celebrato il suo governo (che peraltro subentra a una compagine di ministri particolarmente devoti) e che Draghi ha incassato anche l’esplicito e convinto sostegno dell’ex presidente della conferenza episcopale, il cardinal Camillo Ruini. Il premier, nel suo discorso al Senato, ha preferito riferire i dati Caritas sulla povertà, anziché quelli dell’Istat. E se questa sua citazione vi potrà sembrare un peccato veniale, non dovrebbe apparirvi tale quella del papa, secondo cui «siamo stati noi a rovinare l’opera del Signore». Forse il «noi» era riferito a Goldman Sachs e al Vaticano, chissà. Ma c’è da dubitarne.

Il «governo dei migliori» comincia dunque ricorrendo a fonti statistiche ed evidenze ambientali di dubbia autorità. Ben settanta associazioni cattoliche gli hanno immediatamente presentato una densa lista della spesa, chiedendo di intervenire contro l’aborto e la libertà di scelta nel fine vita, di aumentare i finanziamenti alle scuole private, di accentuare le politiche nataliste e di avere un’impostazione molto più sussidiarista. Un’istanza, quest’ultima, che non può non ricordare Comunione e Liberazione, promotrice del relativo intergruppo parlamentare di cui è presidente il suo adepto Maurizio Lupi. Nel 2019, l’ultimo meeting pre-pandemia di Rimini dedicò alla sussidiarietà un dibattito a cui parteciparono gli attuali ministri Gelmini, Giorgetti e Speranza. Si stanno pertanto creando le premesse per una nuova ondata di massicce esternalizzazioni pubbliche in favore del mondo cattolico, e in particolare del suo movimento integralista più noto (anche ai tribunali italiani).

C’è chi, per salvare l’immagine del governo, ricorda che sono i tecnici a detenere i posti di comando: vero, ma sono tutti tecnici, cominciando dallo stesso premier, con un lungo curriculum nel settore pubblico. Se sono arrivati dove sono arrivati è anche (soprattutto?) grazie alla non-contrapposizione (sintonia?) col potere politico. A riprova, anch’essi sono frequentemente intervenuti ai meeting di Rimini, addirittura più spesso degli stessi ministri politici.

E così il cerchio (magico?) si chiude. L’Uaar l’ha definito «governo Cielle». E spera che non si riveli l’antipasto di «Quirinale Cielle», occupato dal 2022 dall’antiabortista clericale Marta Cartabia.

Governo Draghi (governo Cielle)

Come siamo arrivati a questo? In fondo, la cosiddetta “destra storica” aprì la breccia di Porta Pia; il liberale Benedetto Croce votò contro il Concordato e si pronunciò contro l’articolo 7; la sinistra denunciava «l’oppio dei popoli». Tutti eventi dei secoli scorsi, purtroppo. Negli ultimi decenni sono avvenuti cambiamenti epocali nella società che hanno generato conseguenze notevoli in campo politico. La società si è secolarizzata, ma l’impegno laico dei partiti è diminuito. Paradossale?

Oggi i politici moderati e di destra fanno dell’identità la loro principale bandiera. Di per sé il patriottismo non è incompatibile con la laicità, anzi: il Risorgimento fu laico in una maniera persino impensabile, oggi. Ma la retorica delle radici cattoliche del nostro paese (che contro gli austriaci non poteva funzionare, essendo anch’essi “cattolici”) è diventata decisamente predominante, perché si abbevera delle paure verso i migranti e i musulmani. Benché non sia certo un fenomeno soltanto italiano, rimane un nazionalismo provincialissimo, un ircocervo che finisce per subordinare la patria stessa alla tradizione, spesso inventata o reinventata di sana pianta: guarda caso, proprio il Risorgimento è pressoché assente nella retorica salviniana o meloniana. Il risultato è però quello di partiti con un’agenda estremamente antilaica, anche se i loro elettori lo sono meno.

Anche il centro non è più il centro che conoscevamo. E non ci si riferisce ovviamente a quello che resta dei democristiani, che in realtà sono messi male pressoché ovunque, Germania esclusa. Ma di quelle formazioni politiche che, nel secondo dopoguerra, venivano definiti «laici minori». I loro eredi hanno ormai abbandonato il liberalismo: chiaramente, non per l’aspetto economico, ma a riguardo dell’impegno per le libertà individuali. Elettoralmente non sembra che sia stata una scelta particolarmente oculata: se devono costituire un mero partito del capitale, soltanto chi possiede capitali li voterà – e questi elettori non sono così numerosi. Anche i radicali sono sostanzialmente usciti dai radar: Più Europa ha significato anche meno attenzione per i diritti civili.

A sinistra vi sono invece (almeno) due sinistre: quella che festeggia quando le borse salgono e quella che fa della giustizia sociale la propria bandiera. Sempre più distanti, sono però accomunate dall’attenzione per il pauperismo di Bergoglio e per le minoranze religiose, specialmente quelle più svantaggiate. Non fanno tuttavia proprio caso al fatto che il papa è a capo della più grande multinazionale del pianeta, che la fede musulmana è pompata ovunque dai petrodollari, e che l’Indice di Sviluppo Umano dell’Onu suggerisce che la religione è correlata non poco alla povertà permanente. Le conseguenze, dal punto di vista della laicità, sono ugualmente disastrose. Accettazione delle eccezioni in nome della fede e delle sentenze dei tribunali religiosi, per esempio. Finanziamenti a go-go. La perla più recente è stata la nomina, dal parte del ministro Speranza, di mons. Paglia alla guida della commissione per l’assistenza sanitaria degli anziani: ha sfregiato la laicità per ricevere in cambio un pugno di mosche, visto che tale commissione non ha prodotto alcun risultato tangibile.

Rimarrebbero (in Italia) i Cinque Stelle. I cui parlamentari qualche proposta di legge laica l’hanno pure presentata, ma senza molta convinzione e senza alcun sostegno da parte dei vertici. Anche in questo caso, la traiettoria che hanno seguito lascia parecchio perplessi: da antipolitici senza classificazione all’alleanza con politici di qualunque orientamento.

Questo è il panorama odierno. Non c’è quindi da aspettarsi nulla di buono da qui alla fine della legislatura: non solo la legge contro l’omofobia è seriamente a rischio, ma ci sono presupposti inquietanti per possibili arretramenti. Inoltre, ci piaccia o no questo governo, al più tardi nel 2023 avremo un nuovo parlamento, perché si tornerà a votare. E la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente.

Teniamo infatti presente che, secondo la studiosa Karen Stenner, circa un terzo della popolazione occidentale è classificabile come autoritaria, intendendo con ‘autoritaria’ una persona che predilige l’omogeneità sociale e i leader forti a discapito della libertà e della diversità. Gli autoritari, benché costituiscano una minoranza, sono molto più determinati a votare chi la pensa come loro: mentre noi, se e quando votiamo, votiamo spesso il meno catastrofico. Così facendo, il meno catastrofico abbassa ancora di più la qualità della sua azione, anche perché dà per garantito che un elettore laico lo voterà comunque. Ci possiamo seriamente stupire, se i sondaggi prevedono un trionfo del nazionalismo cristiano di destra?

Tuttavia, in tempi recenti abbiamo assistito a progressi inimmaginabili anche soltanto qualche decennio fa. Quando nel mondo democratico si vota sui temi laici, i cittadini scelgono sempre più spesso la laicità. Pare proprio che siamo forti nella società e deboli in politica, ragion per cui dobbiamo lavorare (tanto) per capire come trasformare questa debolezza in forza, e come utilizzarla per conseguire cambiamenti ancora più profondi. Pur con enormi difficoltà, la laicità resta un supremo principio costituzionale dello stato italiano, e un principio in cui si riconosce la maggioranza dei cittadini. Se lo fanno loro, possono farlo anche i partiti per cui votano. Siano essi di destra, di centro o di sinistra.

Raffaele Carcano

 




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