mercoledì 28 luglio 2010 - Guido Banfi

L’Italia è ancora un paese democratico?

Se venisse approvato il disegno di legge sulle “intercettazioni”, fortemente voluto dal premier Berlusconi, l’Italia si incamminerebbe inesorabilmente sulla strada della Cecenia o della Birmania o di tutti quei paesi dove non c’è più il diritto di informare o di essere informati. 


Per chi si occupa di documentare la realtà, con l’introduzione nel codice penale dell’ art.616 bis previsto da questa legge “bavaglio”, un incubo di questo tipo sarebbe più che fondato.
All’elenco dei mali che provocherà la nuova legge sulle "intercettazioni" ne manca ancora uno, subdolo e latente rimasto fino ad ora invisibile tra le pieghe di un piccolo comma della legge, che viola un’ altro dei principi fondamentali di una democrazia: la libertà d’espressione.

Si vorrebbe infatti introdurre nel codice penale italiano un nuovo articolo, il 616 bis, che qualcuno ha già denominato “Il comma D’Addario”, in ricordo di una furba escort barese che registrò le conversazioni con Silvio Berlusconi nell’alcova, che vieterebbe infatti “riprese e registrazioni di comunicazioni “di tipo “fraudolento”. Ad una lettura superficiale e frettolosa della legge, tale comma potrebbe apparire mitigato dal fatto che le attività cosiddette “fraudolente” verrebbero invece permesse “ai fini di attività di cronaca da giornalisti appartenenti all’Ordine professionale”. Con questo obbrobrio giuridico i giornalisti verrebbero “scriminati”, ossia autorizzati a compiere attività “fraudolente” per legge, ma registi, documentaristi, e cittadini non potrebbero più effettuare riprese definite “fraudolente”. 

Si tratta di capire allora cosa intenda la legge per “fraudolento” e cosa sia una “ripresa o una registrazione“ fraudolenta. Infatti in certi paesi come la Cecenia o al Birmania qualsiasi ripresa documentaristica non è permessa ed è quindi “fraudolenta”.
 
Le legge berlusconiana non si riferisce a riprese o registrazioni realizzate da giornalisti o privati cittadini in luoghi privati con violazione di domicilio e con l’installazione di telecamere o microfoni nascosti, perchè questo è già un reato in Italia e in qualsiasi paese democratico.
 
E allora di che si tratta? Secondo questa legge legge, ogni ripresa o registrazione “a cui si partecipa o comunque effettuata in sua presenza (dell’autore) è punita dalla legge con la reclusione dai sei mesi ai quattro anni se l’autore “ne fa uso senza il consenso degli interessati”.
 
Quindi ogni ripresa o registrazione “senza il consenso degli interessati“ potrà essere considerata secondo questa legge “fraudolenta”.In questo modo ai registi, ai documentaristi e ai semplici cittadini non verrebbe più consentito di invocare "il diritto di cronaca" e non potranno più fare riprese di eventi in pubblico, senza il preventivo permesso di tutte le persone che verrebbero filmate.
 
Considerato che in certe situazioni in pubblico o di piazza è impossibile richiedere “il consenso degli interessati”, queste riprese saranno considerate “fraudolente”. Se poi venisse approvata questa legge, non sarebbe più possibile fare un certo tipo di documentario d’inchiesta utilizzando citazioni di intercettazioni giudiziarie, ora pubbliche, o inserendo un certo tipo di testimonianze (come ad esempio i terremotati dell’Aquila ora rinchiusi nelle tendopoli pubbliche ma vietate alle telecamere).
 
Quindi che riflessi ci saranno sul modo di raccontare le storie o la “Storia” in Italia? Se i cineasti, i documentaristi, ma anche i cittadini verranno ostacolati, intimiditi, perseguitati, su quali documenti visivi e sonori si baserà un futuro racconto di questo momento storico? 
 
Si baserà forse, come ai tempi del regime fascista, sui soli documenti filmati autorizzati, ossia quelli di sola propaganda che l’Istituto Luce realizzava per il regime fascista?
 
I pericoli di questo disegno di legge sono molti e molto inquietanti. In un paese dove il premier è padrone di tre reti nazionali e controlla le reti della televisione di Stato attraverso gli organi di governo, non si può certo stare tranquilli pensando che in futuro solo i “giornalisti” potranno documentare certe realtà pubbliche senza commettere un reato.
 
Quando le leggi non sono democratiche basta avere una telecamera o una macchina fotografica o un taccuino e la volontà di documentare la realtà, per diventare “fraudolenti”, passibili di arresto, di deportazione, di soppressione. Come avviene oggi in Cecenia, in Birmania e in molti altri paesi che il premier Berlusconi vorrebbe imitare con questa nuova legge.



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