L’Italia che trova i soldi per tutto e per tutti, tranne che per chi lavora e va in pensione
Nel Belpaese, patria della grande bellezza e dei colossali paradossi, sembra che i soldi ci siano sempre, ma solo per certe cause. I milioni e miliardi appaiono come per magia quando si parla di superbonus edilizi, riarmo militare, ricostruzione dell'Ucraina, redditi di cittadinanza, condoni fiscali e prebende varie per la casta. Un fiume di denaro scorre rapido per salvare banche, finanziare grandi opere, distribuire favori e bonus a pioggia.
Ma quando si tratta di adeguare gli stipendi dei lavoratori dipendenti al costo della vita reale, le casse dello Stato sono sempre vuote!
L’Italia è ormai il Paese in cui chi lavora in maniera onesta, paga per tutti. I salari sono fermi da oltre vent’anni, bloccati al tempo del traumatico passaggio dalla lira all’euro, mentre i prezzi continuano a salire a ruota libera. Il carrello della spesa, le bollette, i mutui, i trasporti: tutto rincara, tranne le buste paga. E intanto si fa retorica sulla produttività, sull’innovazione, sulla ripresa. Ma a chi va questa ripresa? Di certo non ai lavoratori dipendenti, diventati i veri grandi esclusi dalla redistribuzione della ricchezza.
Nel frattempo, si continua a predicare l’austerità previdenziale. Non ci sarebbero nemmeno i soldi per pagare le pensioni future. E così, in nome di un sistema contributivo sempre più punitivo, ci si avvia ad una vecchiaia fatta di lavoro a oltranza: si lavorerà fino ai 70 anni e più, per poi ritrovarsi con una pensione da fame. Non è una previsione catastrofista, è la realtà proiettata a domani per milioni di italiani oggi attivi.
Ci si chiede allora: perché lo Stato trova sempre fondi per tutto, tranne che per garantire una vita dignitosa a chi lavora? Perché chi ha costruito, con sudore e tasse, questo Paese è sistematicamente messo in fondo alla lista delle priorità? È una questione di scelte politiche, non di fatalità economica. Non è che “i soldi non ci sono”. I soldi vengono sempre trovati, ma solo quando fa comodo e per chi fa comodo.
Il risultato è un ceto medio dissanguato, sempre più povero, disilluso, che ha smesso di credere alle promesse e comincia a nutrire un rancore sordo. Un’Italia che lavora, produce, paga una valanga di tasse, ma che non conta un fico secco!
Ma se non si interviene presto con un vero piano di adeguamento salariale, riforma fiscale equa e revisione della previdenza, il rischio è che questa Italia smetta di credere anche nella democrazia.
Perché un Paese che non tutela chi lavora è un Paese che mina alla base il proprio patto sociale.
