sabato 9 settembre - Antonio Gallo

L’Isola delle Donne, di Roberto Bertinetti

L’autore di questo interessante libro e il suo editore hanno saputo scegliere non solo le giuste storiche signore inglesi sulle quali scrivere, ma anche la data più appropriata per la presentazione del libro. Da Elisabetta I (1533-1603) a Diana Spencer (1961-1997) intercorrono cinque secoli di ricca storia non solo letteraria ma anche umana, sociale e personale. 

L’autore di questo interessante libro e il suo editore hanno saputo scegliere non solo le giuste storiche signore inglesi sulle quali scrivere, ma anche la data più appropriata per la presentazione del libro. Da Elisabetta I (1533-1603) a Diana Spencer (1961-1997) intercorrono cinque secoli di ricca storia non solo letteraria ma anche umana, sociale e personale. 

La storia di nove signore, non so quanto “femministe”, ma certamente molto “femmine”, secondo i canoni sia della storia passata che di quella di oggi. Mi piacerebbe sapere cosa pensa sia di questo libro che delle signore coinvolte nella narrazione, l’on. “Presidenta” della Camera dei Deputati del nostro Paese. Non saprei del resto dire a quale categoria lei si sente di appartenere. Ma questo ha poco a che fare con questo libro.

Il prof. Roberto Bertinetti, docente di lingua e letteratura inglese all’università di Trieste, ha scritto con grande competenza un affresco storico che nessun anglofilo, anglomane o anglofobo può permettersi di ignorare. Un addetto ai lavori, quindi, non uno scrittore qualsiasi. L’editore, lasciata passare la grande abbuffata di celebrazioni per la triste fine dell’ultima figura di donna esaminata nel libro, la principessa Diana, dopo la presentazione del volume da parte dell’autore alla manifestazione “Pordenonelegge”, procederà alla distribuzione nelle librerie. Io l’ho letto nella versione Kindle più economica. 

Guarda caso, a proposito di economia, scrive una di queste signore inglesi, Virginia Woolf, nel suo famoso libro “Una stanza tutta per sè”: “Tra le due cose, il voto e il denaro, confesso che il denaro mi sembra infinitamente più importante”. In nome del cervello, perché spiega “la libertà intellettuale dipende da cose materiali”. Ha ben ragione, siamo in Inghilterra ed è da queste parti che qualcuno ha scritto la nota frase “E’ il danaro che fa girare il mondo”. A pensarci bene, lo “sterco del demonio” fa sentire sempre la sua presenza e questo sembra aleggiare anche intorno a queste “gentili” signore inglesi.

Sono nove le «signore impareggiabili» che Roberto Bertinetti ci invita a conoscere: Elisabetta I, e Vittoria, regine, Margaret Thatcher, primo ministro, Lady D, principessa reale infelice, Virginia Woolf, Jane Austen, Agatha Christie, scrittrici di fama, Mary Quant e Vivienne Westwood, personalità creative e di successo. Donne diverse per epoca, famiglia d'origine, ruolo, mentalità, eppure collegate da alcune caratteristiche comuni, al di là del giudizio e della fama storica. Dogmatismo, intransigenza, senso pratico, guadagni. Una volontà di ferro accomuna le signore impareggiabili. Anche quelle dal volto d'angelo come Lady D, che a partire dalla sua fragilità ha creato un mito, quello della principessa del popolo. 

E’ vero che per secoli il “potere” in queste isole è stato in mano agli uomini: i lord, il trono, i club fumosi, i parrucconi, i collegi. Solo in apparenza. Non sempre è stato così. È stata soprattutto quella libertà di intelligenza di cui parla la Woolf, molte donne sono state protagoniste della storia di quello che poi diventerà un Regno Unito di tante e diverse “isole”, sia mentali che fisiche. Donne molto anticonformiste, e non a parole; anzi, spesso apparentemente poco femministe nei toni, quanto efficaci nella pratica. Pratica politica, regale, governativa, mediatica, letteraria, del costume.

Mi piace qui ricordare una figura femminile, non presente nel libro, che uno studioso definì essere “una iena in reggiseno”. Mi riferisco a Mary Wollstonecraft Godwin, (1759-1797) la prima vera donna che nella storia della letteratura inglese, e di tutta la letteratura europea a dire il vero, che sia stata non solo “femmina” ma anche “femminista” e “rivoluzionaria”. Non è un caso che sulla falsariga dei “Diritti dell’Uomo”, scrisse i primi, sensazionali, storici “Diritti delle Donne” (1790). Peccato che in questo libro manchi questa figura di donna, morta a soli 38 anni, dopo una vita quanto mai avventurosa e tragica.

Non vi dirò nulla di più su questa galleria di signore inglesi invitandovi alla lettura del libro. Da questi tipi di donne, siano esse impegnate in politica o nella scrittura, nell’arte del governo o in quella della bellezza e della moda, i signori uomini hanno tutto da imparare e, soprattutto, “scoprire”. Esse sanno essere tanto “iene” quanto “angeli” discesi in terra a “governare” in maniera sicuramente diversa da come sono abituati a fare gli uomini. 

Se vogliamo crearci una comoda immagine di che tipo di donne hanno abitato da sempre nelle isole britanniche, ogni qualvolta visito Londra, non manco di passare dalle parti del ponte di Westminster, di fronte al Parlamento e guardare l’imponente monumento in bronzo di Boadicea, la mitica regina degli Iceni Celti, che fu a capo e sconfitta di una rivolta contro i Romani verso il 60 d.C. Il monumento venne inaugurato in occasione della grande esibizione del 1851 per volontà ed espressione, sia di forza che di potere, dalla Regina Vittoria, una delle figuri dominanti del libro di Bertinetti. 

Il seno scoperto al vento di Boadicea non aveva il “reggiseno” della “iena” Mary in uso soltanto secoli dopo. Il segno della continuità di una storia che si manifesta ancora oggi con il Primo Ministro moderno Theresa May, ferrea guida inglese nella “Brexit”. Senza dire poi nulla di quell’altra realtà che è diventata un mito: la Regina Elisabetta II simbolo delle donne di queste isole che la Manica divide dal Continente. La grande assente di questo libro, alla quale un attento lettore non può non andare col pensiero. Io credo che Elisabetta II, donna tanto moderna quanto antica, rappresenti al meglio lo spirito femminile non tanto inglese, quanto britannico. 

Perchè della figura e del mito di Britannia queste donne conservano il carattere riassunto in una immagine che la vede tradizionalmente raffigurata con scudo e tridente. Ha scritto Agatha Christie in un suo libro, a proposito delle donne inglesi dell’ottocento: “Hanno avuto l’innegabile abilità di saper portare gli uomini a fare quello che volevano loro, mostrandosi fragili, delicate, sensibili … Erano davvero schiave ed infelici, oppresse e umiliate? Non è così che le ricordo”. Credo che questo basti per continuare a capire quanto continua ad essere importante l’immagine di una signora anglo-britannica che continua ad usare scudo e tridente. 




Lasciare un commento