lunedì 12 settembre - Alberto SIGONA

L’Atalanta rimette in moto la sua storia

Dopo un anno sfavorevole alle incursioni prodigiose, l'Atalanta di GASP ritenta l'assalto al palazzo dell'Aristocrazia pallonara!

L'ATALANTA RIMETTE IN MOTO LA SUA STORIA

Per restare appetitoso, il calcio italiano necessita di ricorrenti deroghe alla consuetudine come quelle imbastite dal team bergamasco, che da oltre un lustro si prodiga nello sbalordire i tifosi e gli appassionati.

E' TORNATA LA DEA (E FA ANCORA PIU' PAURA)

La scorsa stagione l'Atalanta sembrava avesse riposto nel baule delle antiquate utopie i propositi sibaritici degni di una favola. Dopo diversi anni in cui s'era lambito l'impossibile, la squadra bergamasca pareva accingersi mestamente a tornare sulla terra della consueta ed esile realtà, ripercorrendo i classici sentieri dissestati destinati alle provinciali. Ma a quanto pare non era così. Alla luce di quanto si sta verificando oggi, evidentemente il “misero” 8° posto con cui aveva chiuso l'ultimo campionato, impedendole di accedere all'Europa (la cui frequentazione era negli anni diventata abituale), non era assolutamente rapportabile ad una drastica e stabile inversione di tendenza o ad una brusca involuzione, tanto meno ad una repentina retromarcia volta a condurre i neroblù verso i lidi della modestia. Molto probabilmente siamo stati tratti in inganno dall'apparenza, attribuendo all'ultimo torneo disputato dalla Dea significati errati, oserei dire... smodati, scambiando per altro quella che in fondo sarà stata una fisiologica e transitoria contrazione delle proprie potenzialità, destinate a non condizionare il futuro di una delle sorprese più liete e durature della nostra Serie A. Complice l'assenza dalle coppe internazionali (che tanto avevano inciso, almeno crediamo, nello scadimento qualitativo dello scorso anno) e l'occhio lungo dei propri talent scout (che scorgono campioni e campioncini in ogni dove), plasmata da un allenatore dalle mani sapienti (che sa trarre il meglio da ogni singolo calciatore), l'Atalanta in questo 2022-'23 è nuovamente tornata sui livelli dell'ultimo lustro gaudioso, rimettendo in moto la propria storia, quella che sboccia nell'eccellenza e che sfocia nel proibito, trasvolando persino la fantasia.

UNA SQUADRA TATTICAMENTE MATURATA

La compagine lombarda rispetto al glorioso passato recente, in cui si era fatta notare, al di là degli egregi risultati, per il suo gioco spumeggiante, aggressivo, veloce e sfrontato, spesso però adoperato a scapito dell'equilibrio necessario a scongiurare pesanti vuoti difensivi, oggi appare molto più “quadrata”, prudente e stabile, palesando una maturità tattica che non eravamo abituati a constatare, e che alla lunga potrebbe garantire al team lombardo una maggior continuità di rendimento ad alti livelli, la cui mancanza le ha sinora precluso obiettivi ancor più ambiziosi rispetto a quelli raggiunti sino a 2 anni orsono. Calcare i campi di mezza Europa potrebbe pertanto non rappresentare più l'apice delle aspirazioni dell'attuale capolista di A, e la sensazione è che si stia preparando un qualcosa di eclatante, che i tifosi in cuor loro sognano, bramano, ma che non osano ostentare con disinvoltura. Noi di certo faremo il tifo per l'Atalanta, perchè certe favole fanno bene all'intero sistema pallonaro, che per restare appetitoso necessita di ricorrenti deroghe alla consuetudine come quelle imbastite dal team bergamasco, che da oltre un lustro si prodiga nel servire ai tifosi ed agli appassionati pietanze succulenti e sorprendentemente audaci.

SE LE VERE BIG NON DECOLLANO

Tutto questo mentre le big blasonate stentano ancora a trovare la chiave della rettitudine e della prosperità, dagli spavaldi Campioni in carica del Milan di S. Pioli alla rinnovatissima Juventus di M. Allegri, dalla Roma work in progress di don Josè all'Inter vorrei ma non riesco di S. Inzaghi, passando per la Lazio di Sarri, con la sola eccezione del Napoli di L. Spalletti, che promette i fuochi d'artificio, avvalendosi delle brillanti virtù del fuochista d'eccezione Kvaratskhelia: molti ancora non riescono a pronunciarne il nome, ma in pochi riescono a resistere alle sue sortite offensive. È lui l'uomo in più dei partenopei, colui che può illuminarne il cielo plumbeo, nonchè l'uomo nuovo del calcio italiano (inteso come Campionato, ovviamente), che ha bisogno proprio di fuoriclasse come il talentuoso georgiano per emergere dalla semi esiguità qualitativa in cui si barcamena da troppi anni.

IL MONZA E LE PROMESSE “DISMESSE”

Se il Napoli in quest'avvio di stagione sta più o meno confermando le premesse e le aspettative della tifoseria, non altrettanto possiamo asserire del Monza del Presidente Silvio Berlusconi. Arrivata per la prima volta ad esibirsi sul palco scenico della massima categoria, la società brianzola, in virtù di un restyling molto deciso, oculato e per certi versi teatrale (basti pensare agli acquisti di grido relativi a S. Sensi e M. Pessina), si era prenotata un esordio coi botti, ma dopo 5 giornate di A a far fragore sono gli zero punti in classifica e le prestazioni tutt'altro che apprezzabili dei suoi attori. Le attese sono state clamorosamente smentite, oserei dire offese, e le ambizioni rischiano di già di subire una violenta recessione, con le promesse che si appropinquano ad essere...”dismesse”. Si anelava addirittura all'Europa, emulando il miracolo Chievo VR del 2001-'02, ma dal sogno di volare sulle vette proibite si potrebbe ben presto correre il pericolo di atterrare rovinosamente sul sentiero pietroso (e pietoso) della dura realtà.

 

ALBERTO SIGONA

 

 

 




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