venerdì 29 ottobre - angelo umana

L’Arminuta

Il film si apre con lo sguardo straniato e disperato di una ragazzina 13enne che viene riconsegnata e lasciata come pacco alla sua famiglia d'origine da un papà adottivo. In questo posto povero trova gente di pochi mezzi: padre con mezzi punitivi di educazione, come si usava decenni fa e forse usa ancora, madre dal viso disfatto per le fatiche di crescere tra stenti una bimba ancora lattante, un'altra bambina della metà degli anni dell'Arminuta (dall'abruzzese la rivenuta, la ritornata, restituita), e tre fratelli maschi più grandi.

 La ragazzina ha vissuto dalla nascita nell'altra famiglia, una cugina a cui la madre originale la affidò, con buoni mezzi e in una città movimentata, di mare, ha il vestito buono addosso e un certo distacco da quel luogo, che conserverà per tutto il film, si ritrova come in un incubo trapiantata senza saperne il motivo in un paesino dell'Appennino abruzzese. L'ambientazione creata è di un'altra epoca, l'Italia di decenni fa o che ancora si conserva in tanti angoli della penisola. Il facente funzioni di papà che la porta in questo posto remoto è a bordo di una Alfa Romeo Giulia vecchio stile. Nel nuovo-vecchio paese c'è pure il “calcinculo” tipico delle giostre di paese. C'è anche un orco nella “nuova” famiglia, è Vincenzo, il figlio maggiore 18enne che vuole esercitare i suoi impulsi sessuali dell'adolescenza sulla nuova venuta, che è sua sorella. Tutti i ragazzi dormono in una stanza, anche due in un letto come si usava.

Il film è tratto dal romanzo di Donatella Di Pietrantonio, per la regia di Giuseppe Bonito. Il papà dai metodi “educativi” violenti è Fabrizio Ferracane, indimenticabile tra i buoni di Anime Nere e presente in altro film di questi giorni, Ariaferma con Orlando e Servillo, la bambina protagonista è Sofia Fiore, che conserva la sua distinzione in questo “incubo”, coi suoi vestitini da città, coi successi scolastici e la scrittura, incoraggiata dall'insegnante a intraprendere il liceo. I ricordi della vita precedente le affiorano continuamente a consolazione dello stato presente; ad essi vorrebbe ritornare, ma il tempo è passato e la crescita la porta altrove, in un ambiente dove con la sua disperazione è riuscita ad adattarsi. E' una storia di involuzione e di crescita assieme. Non è importantissimo ma non tutte le frasi di quel dialetto sono comprensibili, purtroppo, necessiterebbero di sottotitoli. Lo sguardo e il dramma dell'Arminuta abbandonata, senza forze per ribellarsi al “padre” che fugge via è la sensazione che più resta, il resto è una foto antica.

 




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