venerdì 8 gennaio - Gerardo Lisco

KRISIS. Corpi, confino e conflitto. Riflessioni sulla pandemia

Tra i libri che trattano la questione pandemia ve n’è uno che merita il massimo dell’attenzione perché affronta la questione in modo originale: KRISIS. Corpi, confino e conflitto edito dalla casa editrice Catartica. E’ una raccolta di saggi scritti da A. Kaveh, A.G. Biuso, X. Chiaramonte, C. Sabino, N. Poidomani ed E. Teghil.

 I saggi affrontano la pandemia dal punto di vista filosofico, psicologico e antropologico. Nessuno degli autori la nega, ma ciascuno di essi riflette sugli effetti che essa sta avendo sul tessuto sociale, sull’individuo e sui possibili cambiamenti che essa porterà; cambiamenti in corso di definizione che non porteranno automaticamente al superamento del sistema capitalista, alla conversione ecologica del sistema produttivo ecc. Scrive Kaveh << La Covid – 19 in sé, così come anche i precedenti esempi[n.d.r. influenza suina, SARS, Ebola, MERS] è la perfetta sintesi dell’incrocio tra economia ed epidemiologia in un continuo trasferimento zootecnico, ovvero il salto delle infezioni da una specie all’altra, dall’animale non – umano a quello umano. Ciò è dovuto al susseguirsi sempre più intenso delle penetrazioni e incursioni agro – economiche negli ecosistemi, della loro devastazione e, infine, della deforestazione per legname, per allevamenti e piantagioni intensive o per l’espansione cementificatrice delle aree urbane>> In una parola la causa della pandemia è da ricercare nell’antropizzazione e nell’artificializzazione di interi ecosistemi. Per Kaveh la causa della Covid – 19 è da ricercare nella crisi ecologica. In sostanza se l’Umanità avesse scelto di vivere in armonia con la natura, della quale è essa stessa parte integrante, non avremmo avuto la pandemia. L’antropizzazione ha un nome preciso e si riferisce al sistema estrattivo proprio del capitalismo neoliberale egemone. Per Kaveh al di là della malattia vi è tutta una narrazione che costituisce il carattere sociale della malattia stessa per cui attraverso di essa si influenza lo stesso sistema sociale. L’azione condotta da tutti i governi, sia quelli che hanno preso immediatamente provvedimenti restrittivi che quelli che si sono comportati in modo alternativo come Svezia, USA o Brasile, non ha colto i termini reali della questione e cioè che la crisi pandemica è dovuta al modello economico neoliberale dominante. I provvedimenti emanati hanno mirato, in un caso, a disciplinare il comportamento sociale responsabilizzando e stigmatizzando i comportamenti non conformi alle previsioni normative, nell’altro, semplicemente a prendere atto della ineluttabilità della malattia divenuta strumento di vera e propria selezione naturale. Questo saggio iniziale è la traccia che guida tutti gli altri interventi. Come scrive Biuso << Un problema sanitario non è mai stato e mai sarà un problema di carattere soltanto medico ma sarà sempre anche una questione di natura sociale, politica, culturale. Si sta ridisegnando lo statuto dei corpi, si sta proponendo agli stessi corpi di essere sempre tracciabili e tracciati con il loro consenso. E per chi non da tale consenso ci saranno altre forme, più discrete ma altrettanto efficaci>> . La pandemia è lo strumento utilizzato per ridisegnare le relazioni sociali e quindi il sistema. Da questa operazione emergono tutte le criticità del sistema capitalista dominante:il crescere della disuguaglianza sociale, lo smantellamento della sanità pubblica e lo sfruttamento indiscriminato dell’ambiente. In quel #iorestoacasa ripetuto a reti unificate è condensato tutto il dramma di un sistema sociale fortemente diseguale. E’ stato molto facile per chi vive in una villa o in una abitazione di 200 metri quadrati dire alla maggior parte degli italiani “rinchiudetevi”. E’ stato molto facile adottare la didattica a distanza ignorando come per seguire le lezioni a distanza non serviva solo avere un computer adeguato, oltre ad una rete efficace, ma anche lo spazio necessario all’interno dell’abitazione. Per non parlare del dramma che hanno dovuto affrontare le persone anziane sole, chiuse nelle loro abitazioni, impossibilitate a muoversi o peggio ancora i disabili. Provate solo ad immaginare i problemi per quelle famiglie che hanno dovuto stare in quarantena nella propria abitazione avendo un contagiato con l’impossibilità di tenerlo in isolamento. Solo a sprazzi emergono dai dibattitti le criticità che la Covid – 19 ha messo in evidenza. La didattica a distanza ha fatto crescere la disuguaglianza nell’apprendimento, ha ridotto le chances per gli studenti appartenenti alle classi sociali più svantaggiate. Ai lavoratori è stato imposto lo smart working isolandoli da qualsiasi relazione sociale. La pandemia ha fatto emergere in tutta la sua ferocia il sistema economico neoliberale. << Niente resterà come prima>> questo è il mantra ripetuto in questi mesi e come scrive Cristiano Sabino << è un’affermazione priva di senso compiuto se non si discute di come le cose potranno e dovranno cambiare e di chi dovrà adoperarsi per farle cambiare>> . Da qui la sferzata a un certo modo di essere sinistra << In larga parte della cosiddetta sinistra, sicuramente nella stragrande maggioranza della sinistra intellettuale e libresca, c’è l’idea diffusa che il sistema dovrebbe e potrebbe riformarsi da sé, che di fronte agli orrori macroscopici di un sistema fallimentare ( liberismo, sanità privata, nessuna pianificazione economica, ecc.) la classe politica potrebbe ravvedersi perché, messa alla prova dei fatti, dovrebbe convincersi a cambiare rotta>> scrive sempre Sabino << La realtà dei fatti è che esiste un solo modello ed è quello della prima classe del Titanic che come unico obiettivo non ha la salute pubblica ma il benessere dei mercati>> Il discorso condotto dai vari autori si conclude invitando a riflettere su chi dovrà guidare il cambiamento e in quale prospettiva. A conclusione la raccolta antologica riporta il punto di vista di una corrente femminista. Per l’economia del ragionamento complessivo se ne poteva fare anche a meno. La causa, dal punto di vista dell’di questa ideologia femminista, è sempre riconducibile ad un solo “Soggetto” << che è maschio, bianco, di classe media, eterosessuale, abile, adulto, produttivo (…)>>La soluzione è nell’estinzione fisica del maschio bianco ed eterosessuale! Un mantra incommentabile per i limiti e la parzialità del punto di vista. Al netto di quest’ultima parte il libro merita di essere letto per gli innumerevoli spunti di riflessione sulla condizione umana, sul dramma della morte, come ben evidenzia Xenia Chiaramonte, che riporta le testimonianze di chi ha visto i propri cari morire; o sul senso e sul significato della vita. Come scrive Biuso << La vita è la consapevolezza che un corpo ha di esserci. La vita è relazione costante con l’ambiente, con altri viventi, con enti autonomi del corpo – definiti naturali – e con enti costruiti da altri corpi – definiti artificiali. La vita è società che interagisce, reciprocamente apprende, confligge>>.




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